Fine dell’incanto

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Incantava quasi tutti Maria Sharapova, fanciulla nata tennisticamente nella Russia che per decenni ha coccolato gli atleti leader nelle diverse discipline sportive, ha concesso l’espatrio dorato e arricchimenti alla pari con le stelle dell’Occidente. Per restare al tennis è sport che riserva ai top players premi in denaro come pochi altri, ingaggi milionari per indossare abbigliamento, non solo sportivo, firmato, racchette di marche poi adottate a pioggia da milioni di praticanti, orologi delle case che sponsorizzano i tornei. Maria, bionda giocatrice eletta a miss tennis dai media e dagli appassionati: l’opposto di altre star di genere, come Serena, la maggiore delle sorelle Williams o ancor più come la ceca Martina Navratilova che hanno fatto irruzione nel gotha della disciplina al femminile con fisici possenti, muscoli da palestrate e grinta da tigri. Eh no, la Sharapova ha esibito un corpo da mannequin, i tratti del volto angelico, da ragazza dell’Est, hanno catturato la fantasia di uomini e donne. Critiche? Quasi esclusivamente frutto di invidia delle tenniste inferiori per fascino e talento ma anche riflessioni di chi osserva quanto non traspare con evidenza: Maria ha recitato in campo la favola della più bella del reame, con posture proprie della superbia, interpretate per comunicare al mondo “sono bella, brava e regina”. Maria è russa, anche se cittadina del mondo e dalle sue parti, nel pianeta dell’Est, è esploso con effetti devastanti il caso di atleti dopati, in dimensione così ampia da mettere in forse la partecipazione ai giochi di Rio della squadra di atletica. Nel mirino dell’antidoping è finita anche la Sharapova e l’effetto immediato è la fuga degli sponsor, quello quasi inevitabile la squalifica per un tempo che pregiudicherà la fase finale della sua carriera. La notizia non è lontana da recenti indiscrezioni sul doping che coinvolgerebbe tennisti al top del ranking mondiale di settore, già sotto osservazione per forti sospetti degli inquirenti su incontri falsati per imposizione di chi gestisce l’impero delle scommesse. Il caso eclatante del ciclismo ha rivelato l’entità del fenomeno e per sua fortuna sembra che il calcio non sia tra i quindici sport (su 21 esaminati)   praticati da atleti che assumono la sostanza incriminata capace di potenziare le prestazioni. E’ il farmaco consumato per anni dalla Sharapova.

Nella foto Maria Sharapova

 

 

Ha ragione ma ha torto: misteri Pd

E’ notizia ormai decotta. La cosiddetta commissione di garanzia ha respinto il ricorso di Bassolino sull’esito delle primarie a Napoli: perché ingiustificato, incompleto, frutto di sospetti non documentati, male impostato? No, per nessuno di questi impedimenti. Arrivato in ritardo. Proprio così. Tre ore di discussione (ma su che se la motivazione del “no” riguarda una norma “burocratica” del regolamento è non il merito del ricorso?) Già questa anomalia rende sospetta la decisione, ma nel Pd di questa problematica stagione c’è di peggio. A ancor prima dell’esame a cui è stato sottoposto, il ricorso era stato condannato dal gruppo dirigente (“indagheremo sugli episodi contestati ma l’esito delle primarie noi si tocca”) con una evidente scorrettezza, tesa a condizionare la commissione. Domanda: di fronte all’evidenza di voti imposti con tanto di esenzione del tributo previsto per gli elettori, “donato” da figuri ripresi durante le operazioni di voto, si legittima la decisione di respingere il ricorso per un ritardo nel presentarlo? Senza entrare nel merito (meglio la Valente o meglio Bassolino), anche il rito delle primarie, inquinato dall’orientamento esplicito del Pd per uno/a dei candidati, conferma la linea politica di Renzi che privilegia persone e orientamenti di partito moderati, vistosa nell’apparentamento con il centro destra dell’ultra conservatore Alfano e negli ammiccamenti a future, solidali alleanze con Verdini e soci.

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