A chi diamo le mimose

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Mimose, cioccolatini (baci con frasi d’amore), cene romantiche, auguri!, perfino baciamano a mogli, fidanzate, figlie e compagne, colleghe: l’orgia di pentitismo maschile esplode e rapidamente si esaurisce in questo otto marzo, ricorrenza storica della cosiddetta festa delle donne con varianti sul tema dell’omaggio a loro reso dai maschi. La grande finzione si alimenta di gesti cavallereschi compiuti per inerzia, nel breve spazio di una giornata, spesso di una serata, che mettono in labile parentesi la discriminante che in molti luoghi del mondo tiene le donne in schiavitù, le usa sessualmente e per i comodi degli uomini come cuoche, procreatrici (meglio se di figli maschi) e domestiche nella propria casa.

C’è di peggio? Ovviamente sì. “Femminicidio” in italiano non esiste, ma la cronaca riconosce tragicamente questa orrenda definizione delle violenze brutali, fino agli estremi dell’omicidio, subite dalle donne per mano di compagni che un giorno sì e l’altro pure ne calpestano la dignità, le massacrano di botte, tolgono loro la vita. E se non è omicidio è sfruttamento, come al tempo dello schiavismo, se non è prevaricazione totale del diritto alla parità è comunque esclusione da ruoli di prestigio, disparità di trattamento salariale, negazione di intelligenze, energie positive, intuito e duttilità proprie della natura femminile. E allora, cosa c’è da festeggiare…Se un uomo tradisce la compagna, l’immaginario maschile lo invidia, condivide la “filosofia” dell’uomo cacciatore, lo eleva a icona di un “sano machismo”; se a tradire è una donna, merita percosse, coltellate, mani strette intorno alla gola fino a morirne, in alcuni Paesi sottosviluppati la morte in piazza, a sassate. Per mettere la coscienza a riposo si dimentica che fino a pochi anni fa esisteva l’attenuante processuale del “delitto d’onore”: pochi anni di carcere per il maschio tradito.

Qualcosa è cambiato, non molto. A giustificare il pessimismo basterebbe l’aneddotica verosimile che racconta di elementi delle forze dell’ordine culturalmente sottosviluppati che di fronte a una denuncia di stupro, con becera malizia chiedono alla vittima “Dì la verità, ci sei stata” o le allusioni sessiste alla gradevole bellezza della ministra Boschi, alla persona della Boldrini. A quando spettacoli televisivi e non senza la presenza di ragazze seminude, sfilate in bikini per miss Italia, una donna al Quirinale, la fine dell’atroce infibulazione delle bambine, la parità di retribuzione a parità di lavoro, interventi contro il caporalato che schiavizza specialmente le donne con turni massacranti e retribuzioni di due, tre euro all’ora? Che la mimosa sia simbolo di riscatto delle donne non è che nella consapevolezza di pochi. Altro è che coincida con la piena evoluzione sociale per cui lottano le donne più consapevoli e determinate.

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