Libia – A quando la dichiarazione esplicita di guerra?

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Insomma ci siamo. Con l’astuzia di chi deve scansare le sabbie mobili della contestazione, il governo Renzi, cinghia di trasmissione dell’alleato dominante, dice signorsì e cede all’imposizione americana di “entrare in guerra” nella vicina Libia. Cos’altro è il via al decollo dei droni bombardieri dalla base italiana di Sigonella e l’anteprima della cosiddetta “missione”, esplicitamente dei nuclei d’assalto se non una malcelata dichiarazione di guerra? A Roma è pronto il comando italiano delle operazioni militari in Libia. Tra tremila e settemila (come se il numero fosse ininfluente) il contingente dei nostri soldati che saranno impegnati con l’appoggio di uno “squadrone” di elicotteri da combattimento e di navi della nostra Marina, dell’Aeronautica con base a Trapani, praticamente di fronte alla Libia. Il via all’operazione che non è chiaro da quale obiettivo sia legittimata è molto vicino (una decina di giorni). La menzogna che tutto abbia ricevuto accelerazioni per l’assassinio dei due italiana è spudorata e non scalfisce di una virgola l’opinione di autorevoli esperti, certi che il fondamentalismo islamico non si combatte aprendo un pericoloso fronte di guerra.

Nella foto scene di guerra in Libia

 

Gigantismo nell’informazione: bene o male?

Forse avrà fine la disputa che non appassiona nessuno in verità, che per anni ha visto allungarsi il naso degli uomini addetti alla promozione mediatica del Corriere della Sera e di Repubblica. Nello stesso giorno, cioè quando sono noti i rilievi statistici di settore, l’uno e l’altro pubblicano con spudorata evidenza il rispettivo primato di vendite. “Siamo ancora primi” titolano entrambi per la soddisfazione di chi abitualmente preferisce l’uno o l’altro quotidiano. Ma è così importante conoscere la verità non manipolata dagli addetti al marketing? In ogni caso la “feroce” disputa dovrebbe esaurirsi presto. Il gruppo De Benedetti con l’acquisizione della Stampa di Torino, storicamente vicina agli Agnelli, e con altri apparentamenti si avvia a costruire le fondamenta del colosso numero uno dell’editoria dell’informazione, mentre il Corriere sembra in crisi anche per l’esodo della Fiat, che finora ha tamponato i suoi debiti. Come giudicare la nascita del colosso De Benedetti? Con opportune riserve. Ogni monopolio e quello della Mondadori è certamente esemplare, danneggia la pluralità della cultura e provoca l’asfissia di medi e piccoli editori, linfa indispensabile in un percorso che abbia come obiettivo libertà e indipendenza. Per il momento cantano vittoria gli uomini del gruppo Espresso e i giochi non sono allo sprint finale: di questo passo sono destinate a soccombere le testate che raccontano le realtà locali, oppresse da costi di produzione pari o addirittura superiori a quelli dei colossi della comunicazione, tagliati fuori da mega aziende della distribuzione e dalle risorse della pubblicità. Tifare per chi con coraggio non si arrende è salvaguardare la libertà di opinione e un dovere per il governo di gestire i finanziamenti senza discriminanti e anzi a vantaggio dei “piccoli”.

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