Giochi pericolosi

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Sono salde le ragioni della contrarietà alle sfide perdenti alla sorte, che sia lotto e superenalotto, scommesse su eventi sportivi e non, roulette, giochi d’azzardo come, le lotterie, le micidiali slot machine. La patologia della dipendenza dal gioco riduce le sue vittime sul lastrico, rovina intere famiglie, finisce non di rado con il gesto estremo del suicidio. La subdola lusinga del gioco si alimenta con l’enfasi dei media che raccontano le rare vincite milionarie di Tizio e Caio, baciati dalla fortuna. e minimizzano le note dolenti di giocatori ridotti alla fame dal vizio delle scommesse, del gioco. La cronaca racconta di uomini ridotti alla disperazione, di casi limite, quello per esempio di un padre che ha malmenato i figli per non aver sognato i numeri di un terno secco, di giocatori incalliti costretti a vendere la casa per pagare i debiti accumulati al tavolo del poker o nelle sale del Casinò. L’ostracismo si placa e progressivamente scompare, se la ruota della Fortuna si ferma alla casella dei disoccupati, di poveri e derelitti che puntano tutto sulla chance dell’azzardo per uscire dallo status di marginalità sociale. Fresco di giornata, ecco il protagonismo degli operai sardi della “Sulcis”, storica realtà produttiva dell’isola in crisi. Due operai hanno investito cinque euro a testa per l’acquisto di un biglietto del Gratta e Vinci con la speranza di rifarsi del costo. Si può immaginare lo choc per la scoperta di aver vinto due milioni di euro, (quattro miliardi in lire). C’ è di che rallegrarsi come per ogni altra vincita messe a segno da chi è in difficoltà economiche. E’ accaduto in un paese del Sulcis, poverissima provincia d’Italia. Verrebbe quasi voglia di rivolgersi con il gesto dell’ombrello ai gestori del Gratta e Vinci e alla politica che non intende rinunciare al gettito fiscale da bingo e affini. A trattenere sani impeti contro le insidie del gioco sono proprio i casi, purtroppo rari, dei poveri cristi che con vincite milionarie cambiano la loro vita, sempre che riescano a controllare l’euforia e a gestire oculatamente il tesoro piovuto dal cielo.

 

Arance da Cortina e Courmayeur

Senza interruzione invernale, da freddo, continuano a fiorire le rose, la terra offre fuori stagione verdure di ogni genere e perché no, le fragole, in largo anticipo rispetto ai tempi di maturazione. Il vantaggio per la tavola è più che evidente per la varietà di verdure e affini che arricchiscono i piatti a pranzo e a cena, ma c’è poco di cui rallegrarsi: il fenomeno segnala il pericolo, oramai imminente, di mutamenti del clima e le previsioni pessimistiche parlano di progressiva desertificazione della Terra. Per il momento il rischio non sembra sollecitare misure drastiche e anzi si saluta con malcelata soddisfazione la possibilità di coltivare al nord prodotti tipici dell’agricoltura meridionale. Si ignorano, però, le conseguenze di fiumi come il Po e i suoi affluenti che inaridiscono in assenza di acqua, di riserve idriche che si assottigliano pericolosamente. Si coltiveranno l’ulivo sulle Alpi, i pomodori San Marzano in Val d’Aosta, i fichi d’india in trentino alto Adige? E’ possibile e preoccupante.

 

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