Lettera aperta alla senatrice Cattaneo

Condividi questo articolo

Gentile (?) senatrice a vita Cattaneo,

ho appena letto la sua lunga, lunghissima lettera a Repubblica scritta in risposta a Bruno Fedi. Non lo nomina, ma è chiaro che è riferito a lui l’appellativo di “scienziato a riposo”. Ancora una piccata, seccata, risposta alle argomentazioni di chi replica alle vostre argomentazioni a favore della sperimentazione sugli animali. Piccata, seccata, perché le risposte non vengono da noi, ma da chi, come voi, ha studiato sui libri di scienza. Non vengono da noi che, poveretti, ci limitiamo a riferirci al dolore che sentiamo se qualcuno ci dà un pizzicotto o una bastonata. E chissà, senatrice a vita, se lei ha mai sentito dolore, nella sua vita. Ma forse sì, via, dolore ne abbiamo sentito tutti, meno o più, ma tutti. Sappiamo tutti che cos’è la sofferenza. Ma noi siamo stupidi, ignoranti, le nostre lauree prese “in altro”, voi ve le mettete sotto i piedi, ci accantonate come vestiti vecchi, o, se ci va bene, ci prendete in giro, ci date degli stupidi, degli incompetenti. Incompetenti in sofferenza, umana e animale, semmai siete voi. Ma tralasciamo le accuse, perché tanto voi avete buoni argomenti per zittirci. Il prestigio, il valore conquistato nei laboratori, le relazioni, le conoscenze. I Presidenti della Repubblica che nominano senatori a vita. Cara senatrice a vita Cattaneo, che mi ricordi io, senatore a vita era stato nominato anche Eduardo De Filippo. Uno, mi creda, che della sofferenza di tutti i viventi, ne capiva. Mi riesce perciò difficile pensare a qualcuno che ricopra la sua stessa carica ma che il male fatto agli altri non lo considera per nulla. Scusi, sa, senatrice a vita, se le rispondo dal mio piccolo, ridotto pulpito per poveri non-scienziati. Non siamo persone di scienza, ma non siamo a riposo (come del resto non lo è la persona alla quale credo facesse riferimento nella sua lunga, lunghissima lettera pubblicata oggi su Repubblica). Uno scienziato, e questo lei dovrebbe saperlo bene, “a riposo” non è mai. Come non riposiamo noi poveretti che ci occupiamo della sofferenza animale e dei loro diritti, cara senatrice a vita, anche se in un laboratorio (per fortuna) non abbiamo mai messo piede. E non riposiamo perché esistono quelli come lei che non discutono, ma calpestano. Che non parlano, ma sentenziano. Che non si confrontano, ma si impongono. Che lo spazio, chissà perché, sulla carta stampata e altrove ce l’hanno assicurato, e sempre, in ogni occasione, qualsiasi cosa debbano dire.

Guardi, senatrice a vita, le racconto anche questo: mi è capitato di vedere la sua lettera un secondo dopo aver parlato con una cara amica che mi ha chiamato in quanto giornalista (ignorante, la precedo, tanto questo appellativo lei me lo attribuirà subito, non appena avrà letto questa lettera diretta a lei). Pensi, voleva chiedermi un po’ di spazio per un suo conoscente con due figli disabili gravi, che aveva molto da raccontare su questo Stato e su questo Governo (quello dove lei è senatrice a vita), sulle sue carenze e sulle sue mancanze nei confronti dei due figli che a fatica assiste. Sofferenza, e badi bene, umana, non animale, cara senatrice a vita. Ho riflettuto un secondo e le ho detto: “I giornali difficilmente riservano spazio a cose che non sono notizie. Conviene che lui scriva una lettera. Quella FORSE sarà pubblicata”. Poi ho visto la sua lettera sulla vivisezione, sì continuiamo a dire vivisezione, se non le dispiace, è più adatta a quello che fate agli animali in laboratorio. E mi son detta: “Accidenti, quanto spazio”. Chissà se la sofferenza umana dei due disabili troverà lo stesso spazio su questo o qualsiasi altro giornale, mai. La sofferenza animale, poi, messa a tacere com’è da persone come lei, di sicuro non ne troverà mai. Ma grazie, senatrice a vita, per quello che fa a vita. La sua costanza, la sua insistenza mi aiuta a resistere contro un mondo avverso e avversario e mi fa venire voglia, come quel mondo, di non arrendermi mai. Per questo, a vita la ringrazio. Stella Cervasio (dott. lo tolgo, qui tanto non serve).

 

Stella Cervasio – Presidente associazione Animal Day – Napoli

Condividi questo articolo

Lascia un commento