LE SGOMMATE DI GEORGE SOROS A BORDO DELLA ROSSA FERRARI. ECCOLO A QUOTA 28 MILIONI…

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Consolida la sua presenza nella super hit dei grandi investitori Ferrari, l’acrobatico finanziare “umanitario” George Soros. Tanto umanitario da aver “scommesso” (“The big short”…) con i suoi compagni di merende e furboni del quartierone di Wall Street sul crollo di alcune valute, come ad esempio la sterlina, e addirittura di interi Stati. Potere del dollaro, soprattutto quando “deregolato” e libero di sfracellare quanto vuole sul mercato (delle ricche vacche yankee).

E’ fresca, infatti, la new da piazza Affari, dove il Fondo made in Soros ha fatto un balzo dal suo iniziale 0,45 per cento, totalizzato ben 28 milioni di azioni della Rossa, sul cui ponte di comando siede un altro pezzo da novanta nella compagine societaria targata Maranello, Sergio Marchionne, presidente di Ferrari (il volante gli venne passato, suo malgrado, da Luca Cordero di Montezemolo, ora impegnato nel prossimo business olimpico e nelle peripezie del superveloce – sic – Italo) e al timone di casa Fiat, che ha completato la sua uscita – in gergo lo spin off – solo qualche mese fa. Ora un terzo del capitale Ferrari è detenuto da Exor spa, che fa capo alla dinasty degli Agnelli e ad un rampollo del fondatore Enzo, ossia Piero Ferrari. Un’altra significativa fetta, pari al 5 per cento, è riconducibile all’ennesimo fondo Usa, il “T. Rowe Price Group Inc.”.

Un esordio sul mercato un po’ duro, per i rombanti motori di Maranello. Ad ottobre, infatti, il titolo ha perso quasi un terzo del suo valore, al super mercato a stelle e strisce, il “New York Stock Exchange”, dove era approdato – dopo una lunga gestazione curata da mister Marchionne – solo pochi mesi prima. Motivo principale, la brusca frenata sul fronte delle vendite estere, con un mercato cinese che ha ridotto i suoi ordini di oltre un quinto.

A febbraio, però, una prima inversione di marcia. Ed è proprio la Borsa italiana – dove Ferrari è entrata a gennaio – a far segnare un primo risveglio, con un più 4,5 per cento dell’8 febbraio. Poi, la sostanziosa iniezione del sempre umanitario Soros, pronto a soccorrere gli appetibili “pazienti” con flebo miliardarie: l’ultima, fresca fresca, da 850 mila azioni.

 

Nella foto George Soros

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