Che confusione…sarà perché c’è Grillo

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Su forme postmoderne di qualunquismo populista è stato edificato il movimento del comico Grillo e del suo funambolico partner Casaleggio, autore di farneticanti elucubrazioni social-psicofilosofiche. Proclami urlati nelle austere aule di Camera e Senato, conditi con insulti e ingiurie da querela (protetti da immunità parlamentare), assalti ai seggi del governo e schiamazzi da mercato, hanno coperto, talvolta a stento, la coesistenza nel movimento di anime tra loro incompatibili di destra e sinistra, in un guazzabuglio partitico che emerge al primo test con la cartina di tornasole di leggi come la Cirinnà sui diritti civili delle coppie gay. Il passo del gambero di Grillo, più interessato all’andamento dei botteghini che staccano i biglietti per il suo nuovo show teatrale che alle istanze gay, è contestato dai pentastellati, orientati a votare con il Pd a favore del disegno di legge sulle coppie omosessuali e la loro richiesta di adozione di figli. Ondivago, per doversi confrontare con la presenza in Cinquestelle di adepti contrari alla Cirinnà, il comico ha ritrattato l’indicazione di voto favorevole e l’ha trasformata in “libertà di coscienza”. Ovemai il dietrofront dovesse far emergere un segmento consistente dell’anima conservatrice e destrorsa di parte del movimento, prenderebbe a picconate la già fragile compattezza dei grillini, messa in discussione da contestazioni diffuse sulla leadership del binomio Grillo-Casaleggio e il rampantismo del cosiddetto direttorio Di Maio-Fico-Di Battista.

 

Il “decalogo” del grillino romano

Non c’entrano il monte Sinai e nemmeno le tavole con i comandamenti, ma sempre di decalogo si tratta, solo che è emanazione dei vertici 5Stelle per dettare le regole del gioco in vista delle elezioni amministrative di Roma. La conoscenza dell’editto si deve al quotidiano la Stampa di Torino. Uno dei “comandamenti” minaccia una penale di 150mila euro per chi manifesta dissenso rispetto ai proclami preelettorali del duo Grillo-Casaleggio e del direttorio di giovani rampanti che dettano legge nel movimento. Di più: se in gioco vi sono questioni scottanti i militanti dovranno attenersi esclusivamente a quanto decidono i “capi”. Le nuove minacce si aggiungono al provvedimento di espulsione già adottata nei confronti di grillini non “in linea”. Al “decalogo” romano sono sottoposti i candidati alle amministrative della capitale, indotti ad accettarlo, con tanto di firma, dalla parlamentare Lombardi, leader locale, e a pagare la “multa” sancita dal comico e dal suo guru Casaleggio. Una domanda, alla Di Pietro: “Ma che ci azzecca Dario Fo con il grillismo?”

Nella foto Grillo e Dario Fo

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