SANITA’ IN CAMPANIA / SPERPERI MILIONARI E CONDANNE PER I RAS. E PRIMARI CON UN SOLO PAZIENTE

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Sfascio & sperperi nella sanità in Campania, da anni in cima alle hit delle peggiori prestazioni fornite e delle più alte cifre di danaro pubblico inghiottite, per foraggiare amici, clienti & costruire carriere professionali e politiche. Lo documenta annualmente Agenas, l’agenzia-barometro per misurare il tasso di affidabilità delle strutture sanitarie pubbliche, mentre accumulano muffa nei cassetti le tante inchieste aperte (e poi finite chissà dove) dalla magistratura. Quella contabile, intanto, lancia fendenti.

E’ di qualche mese fa, infatti, una prima bordata da novanta, con una condanna arcimilionaria (una trentina di milioni) a carico di manager pubblici, in pole position il potentissimo ex direttore dell’Asl numero 1 di Napoli – la più grossa del Mezzogiorno – e poi assessore regionale alla sanità, Angelo Montemarano, demitiano doc tra i fedelissimi di Antonio Bassolino governatore della Campania. Quando gli è piombata sulla testa la tegola da 10 milioni e mezzo di euro che dovrà risarcire per gli sperperi sui quali ha chiuso gli occhi ma aperto i rubinetti della spesa, l’ineffabile e inaffondabile Montemarano si trovava in sella all’Arsan, l’agenzia regionale delegata – sic – al controllo sui servizi sanitari regionali: quando a Dracula affidi le chiavi della banca del sangue. Una nomina caldeggiata dall’ex governatore Stefano Caldoro, sotto i cui vessilli i tempi di vacche grasse per lorsignori e di vacche magrissime per i cittadini-utenti sono tranquillamente continuati, nella più totale impunità.

L'ospedale Cardarelli di Napoli. In apertura, Angelo Montemarano

L’ospedale Cardarelli di Napoli. In apertura, Angelo Montemarano

Fino ad oggi. Con una Corte dei Conti che torna alla carica e dipinge uno scenario da brividi del resto stranoto a tutti. Qualche cifra. Un esercito di primari, addirittura mezzo migliaio in più rispetto ai tetti massimi stabiliti, con il guinness del reparto di nefrologia dell’ospedale di Nola, 1 posto letto e 1 primario. Ma ci sono altri 2000, tra “aiuti e assistenti primari” letteralmente abusivi. “Figure inutili – scrivono i giudici della Corte dei Conti – che avrebbero dovuto tornare a fare i medici in corsia”, sperabilmente senza procurare danni alla salute dei povericristi che capitano a tiro.

Primeggia in classifica la Asl Napoli 3, che ha oltre 100 vice primari non previsti da alcuna pianta organica, mentre i rubinetti più allegri sono quelli dei due policlinici partenopei, del Pascale di Napoli e dell’Asl di Salerno. La spesa media mensile non prevista, e quindi mai autorizzata, è pari a 2 milioni di euro. Una vena in perdita continua, un’emorragia senza fine nei conti pubblici, mentre le strutture sono e restano da terzo mondo.

Un altro fenomeno da baraccone. La duplicazione, triplicazione e anche quintuplicazione dei reparti, delle divisioni, e quindi di primariati e relativi staff (arcipagati, abusivamente) al seguito. Succede, per fare solo qualche esempio, con i 3 reparti di Neurochirurgia alla Federico II di Napoli (non a caso nella lista nera della Corte dei conti ci sono anche i rettori della Federico II, Gaetano Manfredi, e della Seconda Università di Napoli, Giuseppe Paolisso), i 5 di Medicina al Cardarelli, i 2 di Chirurgia generale e mini invasiva sempre alla Federico II.

Domenico Forziati

Domenico Forziati

“Una prassi che a Napoli prolifera da decenni – racconta un medico di base – con reparti duplicati senza senso, anche quando i casi trattati non sono certo così numerosi da giustificarlo. E così è capitato, una ventina d’anni fa, con le due divisioni per trapianti di fegato del Cardarelli, una affidata al chirurgo di centro sinistra e l’altra a quello di centro destra”. Si trattava del bassoliniano doc Fulvio Calise e del super berlusconiano Oreste Cuomo. “Ma anche sul fronte delle spese l’andazzo va avanti da anni e anni, con una sanità maxi mangiatoia per tutti i partiti. E chi vuol moralizzare il settore la paga sulla propria pelle”.

E così è accaduto al primario di psichiatria del Gesù e Maria di Napoli, Domenico Forziati, che ebbe la malaugurata idea di voler risanare i conti, ad esempio razionalizzando i turni di medici e paramedici. Arrivava dall’Asl di Torre Annunziata, dove aveva già tagliato spese inutili per circa 2 milioni annui, assicurando al tempo stesso un’ottima qualità del servizio sanitario. Nel 1999 è cominciato il suo calvario, una escalation di bastoni fra le ruote e “persecuzioni” amministrative, fino al clamoroso licenziamento ordinato dallo stesso Montemarano. Ha vinto, Forziati, il lungo braccio di ferro giudiziario. Ma non è più tornato a quel primariato. Perchè la Campania, fino ad oggi, non è mai stata un Paese per vecchi, malati e senza santi in paradiso.

 

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