AGGRESSIVITA’ UMANA  ED EMPATIA ANIMALE / LA NECESSARIA RIVOLUZIONE PER SOPRAVVIVERE INSIEME

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I problemi fondamentali dell’umanità sono sottovalutati o quanto meno ignorati. Per esempio, il rapporto dell’uomo con gli altri viventi e la natura è fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza. Infatti, il nostro comportamento è strettamente collegato  ai rapporti che stabiliamo con gli animali selvatici (vengono cacciati); con gli animali domestici (vengono allevati e macellati a scopo alimentare, oppure per il lavoro, il gioco, la ricerca, ecc.). Per quanto possa sembrare incredibile noi ci comportiamo ancora nel 2016 d.C. secondo principi genetici ancestrali: l’aggressività verso il non self (i diversi) ed il principio di diversità. Questi principi sono quelli applicati milioni di anni fa dai nostri più antichi progenitori e sono divenuti oggi totalmente inadeguati. Sono veri e propri comportamenti fossili. La complessità della nostra società attuale e le enormi capacità distruttive che abbiamo acquisito rendono inadeguati i principi che milioni di anni fa decretarono il successo del genere umano.

Basti osservare che negli ultimi due secoli abbiamo distrutto interi ecosistemi e fatto morire di fame decine di milioni di persone. Abbiamo addirittura cambiato il clima!

Tutto questo è diretta conseguenza della nostra aggressività biologica di cui quasi nessuno si è reso conto. Gli animalisti sono stati i primi a capire la gravità della situazione partendo dalla pietà nei confronti degli altri animali, cioè dal pietismo. Quasi immediatamente, però alcuni di loro (Ruesch, Croce, Fedi) hanno cambiato l’animalismo da pietistico a scientifico e successivamente scientifico-sociale. E’ stata una svolta enorme, una sorta di rivoluzione culturale non compresa, perché ha segnato l’abbandono del comportamento fossile, vecchio di milioni di anni.

Schermata 2016-02-03 alle 18.13.46Gli animalisti sono arrivati per primi a capire l’importanza dell’empatia. Hanno capito che il primo passo da fare è un cambiamento di comportamento dell’uomo nei confronti degli altri viventi e della natura. Ma questo comporta una rivoluzione etica e conseguentemente una rivoluzione scientifica, perché comporta di non considerare più gli altri viventi come inferiori. Questo concetto, ha condotto all’attuale disastro ecologico. Anche il semplice considerare se stessi od un gruppo etnico superiore agli altri e quindi con maggiori diritti, porta inevitabilmente al disastro. Pensiamo un attimo a cosa ha prodotto il concetto della superiorità della razza germanica! Dunque i filosofi che spingono nella direzione di una nuova etica, della dignità, del rispetto, hanno pienamente ragione.

Il secondo passo da fare, che è conseguenza e causa del primo, è il cambiamento delle metodiche di ricerca, in campo biologico. L’attuale situazione induce i ricercatori a considerare gli altri viventi come cose, con l’alibi etico di salvare la vita dei bambini. Le scoperte scientifiche recenti ed anche non recenti hanno però dimostrato che non esiste l’utilità scientifica di sperimentare prima su animali, a causa della non trasferibilità dei risultati sperimentali. Se non esiste l’utilità scientifica, cade anche l’alibi etico di salvare la vita dei bambini.

 

OCCORRE UNA RIVOLUZIONE ETICA E SCIENTIFICA

Questa rivoluzione scientifica, tuttavia, è violentemente ostacolata, mentre quella etica è semplicemente ignorata, quasi non meritasse di essere presa in considerazione. Ciò avviene perché la rivoluzione scientifica ha degli effetti economici immediati. Per ostacolarla si arriva al punto di negare perfino l’aspetto ecologico (il cambiamento di clima!). Si preferisce cioè illudersi che la scienza troverà una soluzione al cambiamento di clima. Per negare l’aspetto ecologico si arriva al punto di fare della disinformazione: per decenni, infatti, si è parlato dell’inquinamento come se fosse principalmente l’effetto del traffico stradale. I trasporti, invece, incidono per un 13 per cento sull’inquinamento globale. Ciò che incide in modo assolutamente prevalente è l’inquinamento agricolo, dovuto soprattutto agli allevamenti. Questi ultimi incidono per un 44 per cento dell’inquinamento globale.

Non solo muore di fame un bambino ogni cinque minuti, ma anche viene disboscato un campo da football e scompare l’habitat dei selvatici che lo abitavano. Allo stesso tempo viene desertificato il mare. Si calcola che nel 2050 i nostri oceani saranno deserti. Tutto questo porta ad una massa di disperati, le cui terre sono divenute non redditizie e che possono solo emigrare. Un esodo biblico che crea sfruttamento, prostituzione, delinquenza e, conseguentemente, furti e stupri. Questa situazione non può che provocare la nascita di governi sempre più autoritari perché basati sulla paura. Si arriverà alle guerre per l’acqua, ma anche se non si arriva a questo punto estremo oltre 30 milioni di morti per fame ogni anno, vi sembrano pochi? 70 miliardi di animali macellati ogni anno, vi sembrano pochi? Queste cifre non sono indipendenti, bensì sono in stretto rapporto. I 30 milioni di uomini morti ogni anno dipendono dai 70 miliardi di animali macellati, perché questi ultimi hanno mangiato i cereali che, se usati per l’alimentazione umana, sarebbero stati sufficienti.

Di tutto questo non si parla, o si parla pochissimo. Neppure ci si rende conto dell’enormità del problema, anzi non ci si rende conto dell’esistenza del problema. I più ignoranti in questo settore, sono purtroppo i politici, i quali vedono, al massimo, l’aspetto economico immediato. Vedono i problemi economici, ma poiché hanno un problema urgente da realizzare, cioè la loro personale rielezione, ascoltano solo le lobbies economiche. Queste ultime sono disponibilissime a finanziare la rielezione di tutti coloro che voteranno poi leggi favorevoli. Questa spaventosa incapacità della classe politica di guardare lontano e di vedere l’aspetto etico-scientifico, ma anche sociale, spiega l’immobilismo dei governi, di qualunque colore politico. Come pensate che i nostri politici possano capire l’aspetto scientifico, avendo il problema urgente della loro rielezione? Del resto, se ci fosse qualcuno sufficientemente intelligente, vedrebbe chiaramente la difficoltà di promulgare leggi in difesa degli animali e la natura, perché queste riguarderebbero inevitabilmente la sperimentazione sull’uomo. Gente incapace di accordarsi su cose banali come il funzionamento della metropolitana non può arrivare a varare una legge che regoli la sperimentazione sull’uomo.

La stretta relazione esistente fra l’aggressività biologica dell’uomo contro i diversi ha portato ad una società antropocentrica che ha distrutto le foreste del pianeta e usato gli animali come alibi per una sperimentazione  assolutamente priva di controlli. Questi sono stati i risultati dell’antropocentrismo: la natura è stata modificata, cioè distrutta; gli animali sono stati trasformati in cose ed usati per una sperimentazione che in qualunque caso deve venire ripetuta su esseri umani prima della commercializzazione. Questa ripetizione su esseri umani non è regolamentata, dunque è senza controllo alcuno. Il comportamento attuale dell’uomo è dunque condizionato dalla genetica che lo ha reso aggressivo contro il non-self e lo ha portato a stabilire leggi pseudo-etiche di tipo antropocentrico. E’ condizionato dall’economia che controlla il comportamento dei politici ed è condizionato dalla scienza che è conseguenza della situazione etica ed economica predette. La genetica ha dato milioni di anni fa ordini che sono oggi inadeguati. La scienza attuale, inoltre, ha degli scopi produttivistici immediati, perché non tende al progresso sociale, bensì al guadagno. E’ evidente che non possiamo cambiare la genetica, ma possiamo e dobbiamo cambiare etica e scienza.

 

IL KILLER DI “ANIMALI” E NATURA: QUEL COSIDDETTO “UOMO”

Da quanto detto risulta evidente che l’attuale rapporto dell’uomo con la natura e gli animali non va bene per l’umanità: va bene solo per quella parte dell’umanità che ci guadagna! L’intera società è organizzata nel rispetto dei principi fossili di violenza e di diversità che consentono praticamente tutto: la violenza sui diversi e sui più deboli (e natura ed animali sono i più deboli in senso assoluto). Consentono lo sfruttamento del terzo mondo e l’organizzazione di un sistema alimentare basato su allevamenti intensivi e la macellazione di un numero colossale di animali per ogni anno. Senza parlare della pesca (un miliardo di tonnellate ogni anno). Tutto questo comporta le conseguenze climatiche e sociali di cui abbiamo parlato, ma anche conseguenze sanitarie, cioè malattie nuove; il ritorno di malattie vecchie (TBC, malaria ecc.), nonché le malattie del benessere: diabete, obesità, malattie degenerative, tumori, aterosclerosi. Ma comporta anche sprechi enormi (il 30% del cibo prodotto va sprecato ed esiste anche una pessima distribuzione: produciamo cibo per nove miliardi di persone, ma oltre un miliardo soffrono la fame). Inoltre comporta la socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti, che vanno a vantaggio di una piccola parte della popolazione. Tuttavia comporta anche in Italia che due milioni di persone lavorino nel settore allevamento-macellazione-trasporti.

Schermata 2016-02-03 alle 18.44.14La situazione è tale che non può essere abolita rapidamente. Anzi, l’apparente benessere induce altri popoli a tentare di imitarci. Per esempio la Cina e l’India, con due miliardi e mezzo di persone che arriverebbero ad aggravare la situazione. Questo comporterebbe un consumo di territorio per cui sarebbero necessari altri due pianeti Terra per nutrire tutti. Ciò è incompatibile con la nostra sopravvivenza; ma come se non bastasse, il tipo di mentalità, di società e di ricerca attuali vengono considerati favorevoli dai medici (perché sono persuasivi verso i clienti); dagli industriali farmaceutici (che guadagnano somme enormi e sono imperseguibili); dai politici (che trovano facilmente il denaro per le campagne elettorali); dai religiosi (i quali dichiarano di rappresentare solo gli uomini perché portatori di un’anima immortale). La situazione è tale, perciò, che una parte della popolazione ha interesse a mantenerla e non può accettare il cambiamento. Ecco dunque un’alluvione di articoli, convegni, trasmissioni tivvù che tendono a mantenere lo status quo. I mass media tendono a considerare gli animali come indispensabili alla ricerca; tendono a rassicurare la popolazione su possibili rimedi per il clima. Si suggerisce che la scienza troverà la soluzione: per esempio le auto elettriche! Così le industrie guadagneranno ulteriormente. Ma un cambiamento etico-scientifico e conseguentemente sociale non è auspicato da nessuno.

Un totale immobilismo. A questo scopo esistono varie tattiche, alcune già accennate (cioè la disinformazione). Ma anche altre modalità: chi si adegua viene premiato; chi dice il contrario viene demonizzato e cioè emarginato, punito. Una delle modalità più comuni è estremizzare la situazione, enfatizzando casi estremi: per esempio, il caso di Caterina Simonsen, oppure quello della bambina vegana di Belluno, che in realtà non era né denutrita né in pericolo di vita! Poiché noi chiediamo la non violenza, veniamo qualificati come dei fondamentalisti, violenti e indegni persino di parlare. Non basta: alcune organizzazioni animaliste, vengono manovrate ed elogiate in cambio della loro approvazione. Queste organizzazioni hanno facile accesso alle televisioni e ricevono sovvenzioni non proprio trascurabili. Una di queste ha un presidente che dichiara sul suo curriculum di avere effettuato corsi universitari, come docente, senza avere titoli validi. Come è stato possibile? In questa situazione, l’unico tentativo di cambiamento è stato fatto tal Onorevole Schmidt. Beninteso, un cambiamento in peggio. Anche la Direttiva 2010 va in questa direzione. Il fatto più grave è, a mio giudizio, il totale silenzio dei mezzi d’informazione, la mancanza di un reale contraddittorio e di un reale dialogo fra le pur contrapposte parti. Ancora: c’è un assoluta carenza di spazi “aperti” sui media, come si è capitato, per fare un solo esempio, dopo le recenti – e frequenti – prese di posizione del senatore Elena Cattaneo sul tema della Sperimentazione Animale (intervento in prima pagina di ‘Repubblica’); senza che peraltro sia stato concesso ad altri scienziati il benchè minimo di diritto di replica.

In questo modo si fa credere ai lettori che gli animalisti sono senza argomenti. Ma questa è una vera truffa nei confronti dei cittadini. Ecco un esempio più risalente nel tempo, sempre da ‘Repubblica’, un articolo del 2014 (“fareste da cavia”…): risultava evidente, dal pezzo, che la Sperimentazione Animale deve essere confermata sull’uomo. E’ quanto sostengo da quarant’anni! Tuttavia nulla è cambiato, anzi non si chiede che si cambi strada; si chiede se caso mai “fareste da cavia…”. Ma noi facciamo già da cavie! Cavie inconsapevoli e paganti. L’assoluta consapevolezza dell’industria di quanto è stato dichiarato è dimostrata anche dalle dichiarazioni di un rappresentante dell’Istituto Mario Negri al Tavolo ministeriale sulle Tecniche Alternative. Il rappresentante del Mario Negri dichiara che il suo Istituto ha il più grande laboratorio italiano attrezzato per i metodi alternativi! Ma per quale ragione il Mario Negri deve avere questo laboratorio visto che dichiara che le tecniche alternative non sono scientificamente affidabili? Queste metodiche del passato permettono anche la medicalizzazione della società, cioè vendere farmaci a tutti. Permettono di inventare malattie (in Usa milioni di bambini sono curati perché “iperattivi”; inoltre si abbassa continuamente il livello normale di colesterolo, inducendo milioni di persone ad assumere farmaci). Infine questo sistema non consente la prevenzione, perché cura i sintomi e non le cause molecolari delle malattie. Inoltre permette di escludere le piccole e medie imprese dal settore farmaceutico. Cioè permette di cancellare interi continenti. E ciò viene enormemente facilitato attraverso il controllo dei mass media: se non c’è confronto di opinioni non si arriva mai alla verità, se i mezzi d’informazione sono controllati dalle solite lobbies gli spazi di democrazia si riducono fino ad annullarsi.

Esistono – è evidente – dei settori chiave nella società: sanità, ricerca, ambiente (e annesso inquinamento), alimentazione, in cui il rapporto uomo/altri animali è ormai assolutamente inadeguato. Un altro aspetto minore ma grottesco è l’alimentazione degli animali da compagnia: non possiamo uccidere i buoi per nutrire i gatti, ma neppure abbandonarli. Non si possono usare le farine di animali macellati per nutrire gli erbivori (questo ha portato alla malattia della “mucca pazza”).

Schermata 2016-01-24 alle 17.17.00Concludendo: l’etica attuale non è adeguata ai tempi. Mi auguro una svolta storica, un’etica non violenta, tollerante verso i diversi, che ostacoli lo sfruttamento di uomini e animali, che impedisca la crudeltà e tutte le conseguenze. Non si possono risolvere i problemi partendo da aspetti isolati, come ad esempio il randagismo o la vivisezione. Bisogna risolvere il problema globale, cioè il rapporto uomo/altri animali. Dobbiamo renderci conto che possiamo salvarci solo insieme a loro, capire che uniti possiamo sopravvivere.

Tutto questo se non ci dichiariamo superiori a loro e liberiamo gli ultimi schiavi.

 

Bruno Fedi  (nella foto) è cofondatore del Movimento Antispecista, già docente di Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza di Roma.

Il manifesto per una nuova campagna di sensibilizzazione realizzato dallo studente di Architettura della Seconda Università di Napoli Davide D'Eramo

Il manifesto per una nuova campagna di sensibilizzazione realizzato dallo studente di Architettura della Seconda Università di Napoli Davide D’Eramo

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