Licenza d’insulto

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Mancini, Meloni, Salvini. La cronaca se ne occupa da versanti in parte opposti in parte coincidenti tra loro. Mancini, allenatore dell’Inter trasforma uno scambio di insulti con il collega napoletano Sarri in una plateale e immotivata crociata anti omofoba, su cui sono piovute critiche da ogni parte. I “complimenti” tra i due potevano, anzi dovevano rimanere nello spazio di bordo campo dove se li sono scambiati. Il secondo round ha come scenario quello che la stampa sportiva del nord si diletta a definire la scala del calcio, lo stadio di San Siro. Mancini, nel surriscaldato derby con il Milan, diventa isterico per una sconfitta senza attenuanti, urla, sbraita, gesticola, se la prende con l’arbitro e il quarto uomo, fino a meritare l’espulsione. In uscita dal campo “saluta” il pubblico “nemico” con il gesto osceno del dito medio puntato verso le gradinate. L’aplomb molto inglese di cui è stato accreditato per l’esperienza nel campionato britannico se ne va a quel paese. In tribuna, nello stadio milanese c’è anche un tifoso esagitato che sottolinea ogni situazione di gioco favorevole ai rossoneri con l’elegante gesto dell’ombrello, ripetuto più volte, in nome della dignità e del decoro di un uomo pubblico che rappresenta parte dell’elettorato italiano. E veniamo alla Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Era fra i trecentomila del Family Day, al Circo Massimo, per sostenere gli avversari della legge che riconosce agli omosessuali pari diritti civili. Incomprensibile è stata la sua scelta di annunciare la prossima maternità. Perché in quell’anomalo contesto e a microfono aperto dell’intervistatore? Ulteriore perplessità ha destato la rivelazione della gravidanza in assenza di matrimonio. Un ignobile gazzarra mediatica ha subissato la Meloni, con frasi e ingiurie da querela. Intollerabile. Ragionevole e accettabile sarebbe stato imputare alla dichiarazione l’incoerenza con la manifestazione a cui ha partecipato. Lo ha fatto, da donna della satira, pungente come vuole il genere Luciana Littizzetto: “Presenziare al Family Day ed esibire una gravidanza senza essere sposata è come partecipare a un festival vegano e affermare di amara la bistecca alla fiorentina”. Come concludere? Monta la nausea per il profilo infimo di quanti, tra Parlamento, salotti dei talk show, luoghi dello sport, comizi di piazza e molteplici strumenti dei media, calpestano il dovere di essere coerenti con i rispettivi ruoli, urlano anziché parlare, insultano invece di controbattere con argomenti condivisibili e documentati. Novità legislative dell’ultima ora sembrano fatte apposta per alimentare il malcostume: l’ingiuria, per quanto pesante e lesiva non è più punibile penalmente ma solo con una multa, variamente salata. Ne profitteranno i 5Stelle in parlamento, Sgarbi, invitato abituale dei programmi di in trattenimento, i Mancini, Salvini e affini?

Nella foto le proteste di Mancini

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