Qua la mano

Condividi questo articolo

C’era una volta la polizia di Scelba e la primaria direttiva impartita alla “Celere” imponeva di reprimere con cariche violente le manifestazioni degli operai in sciopero. Accadeva per il ruolo di cinghia di trasmissione della DC al servizio della casta imprenditoriale che si negava con ogni mezzo alla lotta dei lavoratori per il riconoscimento di diritti fondamentali. Per decenni le forze di polizia sono state antagoniste di operai e studenti e lo confermano tragici episodi del passato recente, uno per tutti la carneficina di Genova in occasione del G7 e casi isolati come il pestaggio mortale del giovane Cucchi. Il racconto della cronaca compensa, anche se molto parzialmente, l’immagine negativa delle forze di polizia e propone il volto umano di agenti consapevoli di essere innanzitutto donne e uomini con pari diritti e doveri di ogni altro cittadino. Si chiama Maria Teresa Canessa, ha quarantuno anni, è vice questore di polizia: alla testa di poliziotti in assetto antisommossa ha vissuto le tensioni di un corteo di operai dell’Ilva di Genova che difendono i posti di lavoro dell’acciaieria. Si è tolta il casco, ha guardato negli occhi un lavoratore, uno come lei, gli ha stretto la mano, tesa in segno di appartenenza a un mondo vicino, ma troppo spesso distante nel tumulto delle piazze. La fotografia di questo coinvolgente momento ha guadagnato immensa visibilità. La Repubblica recupera la memoria di episodi analoghi: l’abbraccio di un poliziotto e una ragazza che manifestava, a Roma, cinque anni fa, il gesto degli agenti che nel 2013, a Torino, si sono tolti il casco in segno di solidarietà con la protesta dei “forconi” che protestava. Di questi giorni sono le immagini dei due agenti che hanno aiutato a partorire una migrante, in strada. E ancora: a Pompei padre e madre di un bambino di pochi mesi rubano vasetti di omogeneizzati per sfamarlo. Il dirigente del commissariato si è offre di pagarli per evitare che alla povertà si sovrapponga la condanna per il reato.

A proposito di immagini, ecco il mistero della stretta di mano, ripresa dalla telecamera della gioielleria di Ponticelli, quartiere napoletano, con cui l’autore di una rapina si è congeda dalla vittima dopo aver raccontato della sua situazione di indigenza e avergli mostrato un documento di identità per provare di vivere nello stesso rione. Avranno sancito un patto per rendere meno consistente il bottino, o solo stabilito un estemporaneo rapporto di solidarietà?  Il gesto non ha evitato l’arresto ai due malviventi, un uomo e la complice catturati dai carabinieri.

Nella foto la stretta di mano della poliziotta con un operaio Ilva

 

 

Il rovescio della medaglia

Purtroppo la solidarietà non è un attributo generalizzato, come sarebbe auspicabile. Si moltiplicano i casi di cittadine e paesi a guida leghista o di destra che negano a bambini di genitori poveri, quasi sempre migranti, il diritto allo studio e il conforto della mensa scolastica. Nel tentativo di legittimare la decisone di negarli, alcuni sindaci hanno sancito che non spettano a chi evade le tasse o non paga l’iscrizione e il contributo mensa delle scuole. L’ultima crociata discriminatoria, che tende all’espulsione dei figli di profughi, si deve alla sindaca di San Germano, paese di poche anime in provincia di Vercelli. Michela Rosetta con una delibera capestro nega i servizi per i bambini a chi non paga le tasse comunali. “Troppi extracomunitari, tuona la sindaca, e molti se ne sono andati. Gli abbiamo fatto capire che non possono fare il loro comodo”.

 

 

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento