Il futuro secondo Verdini

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Sotto la cenere di una complicata e nebulosa fase politica, l’Italia cova anomalie e contraddizioni in cui è difficile districarsi. Renzi, dilaniato da rissose polemiche sul tema dei diritti civili, sconta l’assetto ibrido del Pd in cui convivono l’anima del defunto Pci e le pretese dei cattolici, o meglio degli ex democristiani che, sepolta la DC, hanno cercato e trovato ospitalità in seno ai nemici di sempre, per eroderne la storica identità e riproporre la linea di un liberalismo confindustriale, il sodalizio con il fondamentalismo cattolico. Renzi, braccato dalla componente di sinistra del Pd, prova a smentire il progetto di un nuovo soggetto politico, il Partito della Nazione che ingloberebbe le formazioni moderate e di centro destra. Lo contesta Verdini, il transfuga da Forza Italia. Con un manipolo di dissidenti sottolinea che senza i suoi voti in parlamento il Pd non avrebbe la maggioranza dei voti e chiosa: “Sono ottimista sul futuro del Partito della Nazione”.

Nella foto Verdini

 

In jeans dal re

La Spagna si prepara a congiungere idealmente il proprio futuro politico a quello della Grecia del comunista Tsipras. Rajoy, del partito popolare, getta la spugna, cede il testimone per la formazione del governo spagnolo e lo consegna nella mani di Iglesias, leader dei podemos, sinistra emergente, ricevuto dal re Felipe VI in veste casual, camici bianca con maniche arrotolate e jeans, per proporsi come vicepremier di un governo di stampo socialista con in contributo di Izquierda Unida, formazione politica della sinistra radicale. In Italia un fenomeno comparabile con le scelte politiche di Grecia e Spagna avrebbe potuto nascere con il movimento di Grillo, ma la linea ondivaga che l’ha caratterizzato esclude ogni analogia.

 

Tim Cook, il meridionalista

Il caso della Apple. La multinazionale californiana sceglie Napoli per un insediamento di altissimo profilo in tema di ricerca e di tecnologie avanzate. Forse è il prologo di un progetto che finalmente riempia di contenuti condivisi le aree deindustrializzate della città a est e ovest, dov’è disponibile lo spazio disertato da Italsider, Cementir, Olivetti, Sofer e dal dismesso insediamento della Nato. La scelta di mister Tim Cook, number one della Apple, fa rimpiangere l’inesistenza della telepatia: sarebbe interessante conoscere cosa ne pensa l’antimeridionalista Salvini, probabilmente umiliato dalla preferenza accordata per la partnership scientifica all’ateneo napoletano e non alla milanese Bocconi.

 

Sarri-Mancini: gol e autogol

Non è vero che Pulcinella è nato ad Acerra, che è la maschera di Napoli: merita la cittadinanza italiana, a tutto tondo, a prescindere dalle origini meridionali e c’è un perché. Non fosse fastidiosamente noiosa, la vicenda della rissa verbale tra Sarri e Mancini somiglierebbe molto a una tragedia comica. Agli epiteti, assolutamente ingiustificabili del tecnico del Napoli, il collega dell’Inter ha risposto con una rigidità quasi sospetta e ha rifiutato le scuse, di più, si è riservato di querelarlo. Il clima è cambiato. Dopo opportuna riflessione Mancini ha ridimensionato l’“l’indignazione” e accettato le scuse. La possibile ragione del dietrofront, ma è forse dietrologia, è la riesumazione di comportamenti del tecnico dell’Inter che avrebbe definito Sarri “vecchio cazzone” e che quando allenava la Fiorentina, lo conferma il destinatario, avrebbe apostrofato un giornalista con un “frocio di m…”. Che dire, meglio seppellire ogni cosa. Non lo fa Democrazia Cristiana Nuova che querela Sarri per essersi rivolto a Mancini chiamandolo “democristiano”. Appunto, paese di Pulcinella.

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