GIALLO LITVINENKO / PER GLI INGLESI IL MANDANTE FU PUTIN. E DALLE CARTE SCOMPARE IL NOSTRO SCARAMELLA…

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Giallo Litvinenko. Ad organizzare la “trama” per eliminare l’ex agente russo passato al servizio di Sua Maestà britannica fu l’FSB sovietico che rispondeva ai voleri di Vladimir Putin. Nè è straconvinto il presidente della commissione d’inchiesta sir Robert Owen, in evidente sintonia con il premier britannico Cameron. “Un’inchiesta su cui prima era meglio tacere per via dei rapporti diplomatici tra i due paesi – notano in ambienti diplomatici – ma ora che si sono deteriorati va amplificata al punto giusto”.

Esecutori individuati da mister Owen, l’ex spia Kgb Dimitri Kovtun e l’ex agente Fsb (e oggi deputato rampante) Andrei Lugovoi. “Ma i loro nomi vennero subito fatti da Scotland Yard, perchè erano stati tra gli ultimi ad incontrare Alexander Litvinenko all’hotel Millennium, per una tazza di tè”. Il classico five ‘o clock tea, stavolta corretto, come è nelle migliori tradizioni dei Servizi (a casa nostra, celebre la tazzina di caffè servita addirittura in carcere, quello “super” di Voghera, a Michele Sindona): è bastata una quasi invisibile puntina di polonio 210 – pari a un grano di sale – sciolta nel tè per provocare l’esito fatale: una morte atroce dopo il ricovero d’urgenza in ospedale, il tempo comunque, per il povero Litvinenko, di perdere i capelli e di dichiarare che “il responsabile della mia morte è Puntin”. Fsb e Kgb un po’ “sgarrupati”, se organizzano una morte al rallentatore, con tanto di ricostruzione della possibile trama da parte della vittima.

Prova regina, per le autorità britanniche, le tracce di polonio 210 rinvenute sugli stessi killer, Kovtun e Lugovoi.

Un rapporto monumentale, quello firmato da sir Owen, un lungo salto – come quello del mitico omonimo Jesse – tra gli anni, i documenti, le testimonianze e i despistaggi, come merita una spy story che si rispetti. Farà mai capolino, fra le 330 pagine raccolte dalla commissione d’inchiesta, il nome della spia-faccendiere di casa nostra Mario Scaramella? A leggere gli ampi resoconti dei principali media si direbbe proprio di no: apertura e 3 pagine targate Repubblica, due pagine made in Corsera e nessun cenno allo 007 partenopeo, che fu anche super consulente della commissione Mitrokhin, voluto dall’allora presidente Paolo Guzzanti.

Una dimenticanza quantomeno strana. Per diversi motivi. In realtà Scaramella fu l’ultima persona a vedere Litvinenko. Ossia, l’incontro al Sushi Bar di Piccadililly fu successivo a quello con i due agenti russi. Ancora: lo stesso ruspante “agente” nostrano venne ricoverato all’University College Hospital di Londra per accertamenti: e anche su di lui vennero trovate tracce di polonio 210. Del resto si erano già visti in Italia, Litvinenko e Scaramella, almeno due volte, a Roma e a Napoli.

La stessa stampa britannica inizialmente ha cercato di far luce sul ruolo del consulente Mitrokhin nella torbida storia. E’ l’inviato dell’Indipendent Peter Popham a gettare su di lui i primi sospetti: avrebbe corretto il sushi del suo amico Alexander con un tocco di polonio. Ipotesi che si è poi persa per strada, come si sono perse tracce dello 007 in salsa napoletana lungo il tragitto dell’inchiesta sull’omicidio Litvinenko.

Popham, però, non si dette subito per vinto. Tentò di indagare sulla figura di Scaramella, “che si presentava come magistrato, oppure professore negli Usa, oppure come esperto del Kgb, o ancora come fondatore della società ‘Environmental Crime Prevention Programm’”. Tanti pezzi di verità & fandonie, come descrivono alcuni magistrati italiani che hanno indagato su un video trasmesso a febbraio 2006 dal programma “Panorama” della Bbc in cui Scaramella viene intervistato. “Un soggetto assolutamente inaffidabile – scrivono gli inquirenti – che si avvale dell’appoggio di ambienti criminali per architettare ricostruzioni false dei fatti per propri fini”.

Mario Scaramella. In apertura, Litvinenko

Mario Scaramella. In apertura, Litvinenko

Ma cosa aveva dichiarato di tanto tremendo il povero Scaramella ai giornalisti britannici? “Alcune fonti qualificate – ecco le sue parole – compreso Litvinenko, mi hanno detto che funzionari a Mosca consideravano Romano Prodi un loro uomo, un uomo del Kgb”. Scaramella rivela anche la sua fonte, il generale Anatoly Vasilyevich Trofimov, e aggiunge: “non disse esattamente che Prodi era un agente del Kgb perchè il Kgb evita di usare quella parola. Disse che Prodi era un ‘nostro uomo’, un uomo del Kgb e che Prodi portava avanti in Italia qualche operazione sporca, segreta”. Peccato che Trofimov – ammazzato dieci anni fa con una raffica di mitra – non abbia potuto replicare.

Da Popham arrivano altri ragguagli: anche perchè l’inviato dell’Indipendent aveva già incontrato lo 007 vesuviano. La ricostruzione del giornalista inglese arriva addirittura ad “una storia legata al deposito di 20 siluri con testata nucleare nella baia di Napoli fin dal 1970”. Commenta Popham: “La storia mi sembrava frutto della sua immaginazione alimentata da troppe storie di spie. Per questo mi stupii di scoprire questa persona implicata nella storia di Litvinenko”. Secondo Popham, Scaramella avrebbe agito – via Guzzanti – per conto di Berlusconi, che voleva a tutti i costi “incastrare” Prodi per i suoi presunti legami con Mosca. Ma dallo staff dell’ex premier arrivarono secche smentite: “abbiamo letto con stupore l’ennesima dichiarazione di Scaramella e ribadiamo che il presidente Berlusconi non ha mai conosciuto né tantomeno incontrato né parlato al telefono con questa persona”.

Sembra il copione della compravendita di senatori “denunciata” dall’ex forzista, poi dipietrista, quindi ri-forzista Sergio De Gregorio. E uno tra i migliori amici di Bond-Scaramella era proprio il senatore comprato e pentito…

 

per approfondire leggi l’inchiesta

SCARAMELLA AL VELENO

dicembre 2006

qui

 

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

Spett. Direttore responsabile La voce delle voci Sig. Andrea Cinquegrana

 Vi invito a rimuovere ad horas l’articolo gravemente diffamatorio pubblicato sul Vs. sito in data 22 gennaio 2016 e relativo alle indagini sull’ omicidio Litvinenko ed al ruolo dello scrivente, in quanto in esso sono riportate aggettivazioni del tutto arbitrarie ed infamanti rivolte all’odierno esponente, le quali -in assenza di qualsiasi precedente penale o carico pendente in capo al sottoscritto- non possono essere assolutamente tollerate (in tal senso già la Procura della Repubblica di Roma ha rubricato P. P. Vs. altri siti ed articoli da voi richiamati che hanno adottato i medesimi appellativi ed ai quali vi siete probabilmente ispirati). Inoltre sono riportate descrizioni del tutto arbitrarie di fatti e circostanze relative ad attività istituzionali dello scrivente, ricostruite ormai da sentenze definitive e senza pregiudizio per il sottoscritto, vengono messi in dubbio titoli e qualita dello scrivente con richiamo a fonti già formalmente smentite (The independent, articolista Peter Popham) ed oggetto di indagini penali da parte della A.G. Britannica per la falsità e tendenziosità delle affermazioni.  Si diffida pertanto dal perpretare ulteriori ingiuste turbative con l’assicurazione che, in mancanza, si procederà immediatamente alla denuncia penale per i reati di diffamazione aggravata ed altro, con la più ampia riserva di richiesta risarcitoria. 

Distinti saluti Mario Scaramella

 

 

Sappiamo bene che il professor Mario Scaramella non ha mai subito alcuna condanna per le varie vicende che lo hanno coinvolto. Del resto, la giustizia italiana è nota per la sua integrità ed efficienza: se quindi mai un dubbio vi fosse stato sulla trasparenza del prof. Scaramella, sarebbe stata inflitta una condanna esemplare. E così non è stato.

Il nostro breve articolo tendeva unicamente a fornire una ricostruzione storica del caso Litvinenko; e conteneva una serie di fatti, dati, circostanze incontestate e incontestabili (compresi i brani di articoli o interviste del giornalista dell’Indipendent).

I numerosi “titoli” nel curriculum del prof. Scaramella sono solo ed esclusivo suo merito. Anche se la magistratura li ha considerati, come altre circostanze, in modo diverso: fatti caso mai moralmente e deontologicamente censurabili, ma nulla di rilevante sotto il profilo penale. (Andrea Cinquegrani)

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