Chi è senza peccato, scagli…

Condividi questo articolo

In questa stagione del mondo dominata da egoismi, prevaricazioni dei forti sui deboli, distanze intollerabili tra smisurate ricchezze e povertà in tragico crescendo, la divinità adorata universalmente è il denaro. Tutto ruota intorno al rampantismo teso ad accumularne e con ogni mezzo. Per impadronirsene, l’umanità ha perso ogni ritegno, remora etica, ha valicato i confini dell’illecito con tracotanza, troppo spesso impunita, ha inventato strategie di self assoluzione e inquinato la società, gettato le premesse dell’autodistruzione annunciata da chi osserva professionalmente l’approssimarsi della desertificazione della Terra provocata dall’insipienza umana, ricolonizzato Paesi ricchi di risorse naturali, governati da tiranni di comodo organici agli interessi dei potenti. Il virus della corruzione, in tutte le sue varianti, ha contagiato ogni livello della società industrializzata e ha generato strette collusioni tra mafie e politica. I lunghi tentacoli di questa piovra si sono allungati su ogni opportunità di profitto, tanto da alimentare ogni giorno la cronaca del malaffare. Ne sono contagiati la politica, l’imprenditoria, le grandi istituzioni, gli enti locali e in generale uomini e donne (più spesso gli uomini) anche nel vissuto minimale, disposto a infrangere leggi e regole.

Non ne sono esenti i mondi paralleli dello spettacolo e dello sport, in particolare il calcio, protagonista di scandali ai massimi livelli (la Fifa di Blatter e Platini), di ipoteche della malavita (partite truccate), di falsi in bilancio delle società. L’illusione di chi ritendendolo esente si appassiona alle vicende del tennis è durata fino a qualche giorno fa, fino alla scoperta di incontri dall’esito bugiardo, condizionato da giocatori corrotti, pagati per falsare il risultato su mandato dei boss delle scommesse. Sembra, per fortuna, che i leader di questo sport un tempo nobile di élite e poi diventato popolare, con milioni di praticanti, siano esenti dal coinvolgimento in episodi del genere. Il numero uno, il serbo Djokovic, a suo tempo ha denunciato il tentativo, respinto, di immetterlo nel giro del malaffare e si presume di poter dire altrettanto di super campioni come Federer, ma l’amaro della scoperta rimane e conferma l’invasione barbarica della corruzione in ogni spazio appetibile della società.

Condividi questo articolo

Lascia un commento