PIU’ RICCHI? SI’, MA MOLTI PIU’ POVERI

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Accantonata per un attimo la seria perplessità sul futuro renziano del Pd, in parte sotto ricatto della componente cattolica (ex Dc e simili) e in parte suggestionata dall’ipotesi di un calderone politico compatibile con i resti della sinistra storica, moderati e centrodestristi, è cosa onesta riconoscere al presidente del consiglio l’approdo ad impegni decisivi per la ripartenza dell’economia e le ricadute positive su gangli vitali della società qual è l’occupazione. Sono più di mezzo milione i nuovi posti di lavoro stabili e lo testimonia autorevolmente l’INPS. Il saldo positivo si deve in larga misura agli sgravi dei contributi INPS concessi dalla legge di stabilità. Un’occhiata ai consumi, questo secondo la Confcommercio, annuncia una ripresa interessante, testimonia un ritorno alla fiducia nel futuro degli italiani e, anche se parzialmente, un incremento delle capacità di spesa. Tutto bene? Assolutamente no: dati mondiali accompagnano la globalizzazione, imputata per eccessi di liberalismo e crescita di oltre il quaranta per cento della ricchezza dei milleseicento ultramiliardari dei cinque continenti a fronte di un pari aumento delle povertà. Il fenomeno si propone in eguale misura nel nostro Paese, imputabile anche al deficit di aggressività politica della sinistra.

Nella foto un operaio al lavoro

 

Quei venti anni

Memoria corta ? Il tempo, se storici, politici e insegnanti non rinnovano il ricordo del ventennio che ha portato l’Italia alla rovina di una guerra sciagurata e alle sue conseguenze, tende a cancellare le nefandezze del regime fascista e assiste inerte a rigurgiti che prendono forma di estremismo, apologetici che possono suggestionare la quota di giovani portati alla violenza. Nelle piazze dove si aduna la destra si espongono striscioni inneggianti al fascismo e non sono rare le riproposizioni dell’immagini di Mussolini, di slogan inneggianti alle sue deliranti farneticazioni. Le responsabilità di questo recupero sono anche, forse soprattutto, della sentenza che ha cancellato il reato di apologia del fascismo ritenendolo anacronistico e non meno dell’annacquamento della sinistra, impegnata, per quel che ne resta, in altre faccende, più redditizie dal punto di vista di un variegato consenso elettorale. Prima dell’abolizione del reato, era il 1939, una sterzata del termometro all’ingiù portò con sé la neve, che cadde anche ad altezze non proprio alpine. Sta di fatto che dai colli della città di Roma fu possibile “ammirare” la scritta DUX, ottenuta approfittando del mantello bianco della neve e del contrasto con il terreno e gli alberi. La vistosa apologia di Mussolini distava dalla capitale 90 chilometri, sul monte Giano, ma era talmente grande da essere visibile a considerevole distanza. Il colossale omaggio a Benito rischia di ripetersi? Meteo annuncia nevicate a bassa quota e i nostalgici del fascismo non mancano. Un’occhiata all’Europa? Le Pen in Francia, i governi di Ungheria e Polonia, la Turchia di Erdogan e senza andare lontano il nostro Salvini, razzista, omofobo, destrorso.

 

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