Salva banche – gli arbitrati ristretti sono funzionali a retribuire consuete cricche, non a ristorare i truffati

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Adusbef e Federconsumatori, più approfondiscono la procedura per il ricorso agli arbitri che dovrebbero dirimere le controversie dei risparmiatori espropriati – ossia i fiduciari di Consob e Bankitalia corresponsabili delle frodi seriali, le cui priorità nei rimborsi verrebbero date ai risparmiatori più anziani e a quelli colpiti dalle perdite più consistenti – più si convincono di fare appello a pensarci bene prima di aderire ad arbitrati illegali, che come al solito serviranno a ben retribuire le solite cricche di tecnocrati, analogamente alla ristretta cerchia di commissari, gravitanti attorno ai distratti vigilanti ad essi funzionali, piuttosto che ai diritti dei truffati che, oltre ai gravissimi danni, potrebbero assommare ben architettate beffe.

Anzitutto il perimetro ristretto di coloro che avrebbero diritto ai risarcimenti: su oltre 130.000 famiglie espropriate dal decreto del governo (scritto sotto diretta dettatura di Bankitalia, Troika, Bce), il signor Nicastro, già braccio destro di Profumo ad Unicredit, nominato plenipotenziario delle 4 banche dalla Banca d’Italia, ha ristretto la platea a meno del 10% dei truffati. Al contrario, Adusbef e Federconsumatori ritengono truffati anche gli azionisti delle 4 banche, costretti a diventare tali con i consueti metodi estorsivi, pena la mancata concessione di mutui, prestiti, accesso ai servizi bancari.

Schermata 2016-01-17 alle 19.58.43Precludere inoltre agli ex obbligazionisti delle vecchie banche, che si affideranno al lodo arbitrale invece del ricorso ai giudici  ed ai giudizi dei tribunali, ricorda la stangata subita da centinaia di migliaia di risparmiatori, ai quali le banche avevano appioppato bond argentini alla fine degli anni novanta. Dopo il crac dell’Argentina, avvenuto infatti nel 2001, il sistema bancario e l’Abi, che avevano appioppato a 450.000 risparmiatori i tango bond, raccolsero le deleghe per un arbitrato internazionale Icsid, con la promessa di far risarcire in tempi rapidi, rispetto a quelli della giustizia ordinaria italiana, le obbligazioni argentine, con la preclusione ai ricorsi giudiziari da parte degli aderenti all’arbitrato.

A quindici anni dal crac dell’Argentina, gli aderenti all’arbitrato ABI- Icsid, ai quali erano stati impediti con architettate campagne stampa delle banche e dei loro tenutari i ricorsi all’autorità giudiziaria, aspettano ancora giustizia, mentre i truffati che si erano rivolti ad Adusbef, Federconsumatori ed altre associazioni, sono riusciti ad ottenere i doverosi risarcimenti in sede civile dai magistrati.

Adusbef e Federconsumatori chiedono ancora una volta al governo di evitare inutili, costosi ed ambigui arbitrati, funzionali solo alle solite strapagate cricche di potere che gravitano attorno ai contigui vigilanti, con una urgente correzione del decreto del 22 novembre, da portare al prossimo consiglio dei ministri, per risarcire la generalità degli espropriati, senza distinzione tra azionisti ed obbligazionisti, con l’eccezione degli investitori istituzionali e degli speculatori, addossando i costi di poco superiori ad 1 miliardo di euro, secondo il principio di chi sbaglia paga, in parti uguali alla Banca d’Italia ed alle plusvalenze sui ricavi delle sofferenze delle vecchie banche, appostate nei bilanci a 40 e valutati 17,6% con effetto domino sulla costituenda bad bank.

I danni che sono stati inferti dal salvabanche Bankitalia sulla fiducia e reputazione del sistema creditizio, che possono essere quantificati a meno di 2 mesi dal decreto, sono certamente stimabili in almeno 10 miliardi di euro (fuga dei depositi, ritiro dei soldi dai conti correnti, trasferimento dei fondi all’Estero), cioè di gran lunga superiori all’esproprio anticipato del bail in e perfino alla credibilità del governo, che potrebbe così correggere l’accusa di fungere a cameriere degli esclusivi interessi dei banchieri.

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