SAN SCHETTINO APRE IL SUO CUORE. “LA MIA VITA E’ FINITA QUELLA NOTTE AL GIGLIO”

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San Francesco è tornato. Non abita a San Pietro, né senza fissa dimora vagabonda parlando con lupi mannari e candidi passerotti. Ha deciso invece di tornare fra noi vestito alla marinara, come avrebbe un tempo dipinto Susanna Agnelli. E’ diventato comandante, ha affrontato tempeste e bufere, lottando con onde gigantesche e scogli vigliacchi. A viso alto, coraggio leonino e cuore immacolato.

Santo Schettino ha deciso di consegnare un suo “memoriale” ai giudici davanti ai quali dovrà presentarsi per l’appello – la cui data non è ancora fissata – dopo la sentenza di primo grado che lo condanna a 16 anni di galera per la tragedia del Giglio dove hanno perso la vita 32 passeggeri (più due sub nelle fasi di ricerca dei superstiti). Nove pagine dove apre l’anima candida, si denuda come San Sebastiano davanti alle acuminate frecce che – da perfetto innocente – crudelmente e ingiustamente lo hanno trafitto. Un caso più unico che raro nelle storie della giustizia di casa nostra, dove la vittima predestinata si consegna al carnefice reclinando il capo, in attesa del colpo di scimitarra. E scrive, firma di suo pugno pagine e pagine che grondano amore per il prossimo, spirito missionario, e spruzzano – come là sulla tolda di comando – innocenza “da tutti i porri”.

Non resta che abbeverarsi alla Fonte, e leggere il Verbo del ritrovato San Francesco. Ha vergato, fa sapere il Maestro, i suoi “personali motivi d’appello” per “raccontarmi ai giudici”, anticipando una notizia che tutti gli italiani attendevano: purtroppo non potremo vedere che molto raramente il Volto Santo in udienza perchè “cercherò di essere presente il meno possibile”, visto che “la mia presenza fisica è stata pregiudizialmente mal interpretata ricalcando un copione che non è in linea con la mia persona e soprattutto con la mia indole”. Indole mansueta, come quelle pecorelle con le quali Egli parla tutti i giorni lungo le peregrinazioni di riflessione.

In uno slancio, porgendo l’altra guancia, il Martire precisa: “intendo offrire alla valutazione della Corte il mio tratto umano”. Rapiti, continuiamo nella lettura del Testo Sacro: “Auspico che il mio mondo interiore possa non rimbalzare sulle prime pagine”, evitando che “le mie emozioni possano essere trasformate in prodotto da dare in pasto all’opinione pubblica”. Perchè il suo orecchio sensibile e il suo cuore tenero non possono sopportare il baccano quotidiano e “l’assordante clamore dei media”. Meglio una quieta e appartata privacy: un cuore e una capanna, tra cicalecci e cinguettii.

L'affondamento del Costa Concordia. In apertura una recente immagine di Francesco Schettino

L’affondamento del Costa Concordia. In apertura una recente immagine di Francesco Schettino

Il passato, però, riemerge, tra i flutti di quella tragica notte di gennaio, tre anni fa. Lui, novello Freud, si guarda dentro e fedelmente annota come la brava massaia sul taccuino della spesa: “Il mio più grande tormento da quella notte è stato: 1) il costante pensiero per loro; b) non essere morto; c) che i giudici non mi hanno creduto quando ho spiegato che…..”. Rimaniamo con il fiato sospeso, in attesa del Verbo, che però non completa il suo doloroso valzer.

Ma la vena riprende, e ci coglie dolcemente, come l’oda che carezza la riva. Riflette su quei corpi, sul tragico epilogo di “una situazione di inenarrabile emergenza”. E’ l’ammiraglio Nelson che parla: “non sono stato aiutato dal team di ufficiali, non adeguatamente addestrato”.

Poi riprende a volare, sempre più alto, il suo Spirito: “La mia vita è finita allora e se non temessi di essere frainteso direi che è finita insieme alla vita di quelle 32 persone. Non c’è più pace per me”. Ma fa appello a tutte le energie che la Natura, generosa, gli ha fornito e, novello Sansone, prorompe: “guardavo la Concordia di fronte a me, rovesciata su un fianco, come un animale ferito: avrei voluto raddrizzarla con le mie mani”. “Parole illeggibili. E’ il solito Schettino, sconcertante”, è l’algido commento di Alessandro Guarini, legale di “Giustizia per la Concordia”.

Da 113. Da TSO, pratica feudale ma in qualche caso senza alternativa. Un ulteriore schiaffo ai cadaveri che ancora fluttuano – in quella tragica notte – tra le scole. Gigli tra i Gigli.

Fa qualcosa la Giustizia (sic)? E soprattutto ha mai cercato sul serio di scavare tra i motivi – folle inchino a parte, alla cui favoletta possono credere solo gli idioti – che hanno condotto un comandante fino a quel momento super “navigato” a compiere un’assurda manovra killer? Non si sono mai chiesti, alla procura di Grosseto, se un ben più valido motivo possa trovarsi, caso mai, nei traffici di polveri bianche, ormai in voga a bordo di navi crociera, mondi quasi off shore? Su questa pista – indicata dalla Voce a tre mesi dalla tragedia – stanno indagando da oltre un anno alla procura di Firenze. Anche via piccione viaggiatore, però, qualche notiziola poteva pure atterrare a Grosseto…

 

Per approfondire leggi sulla Voce:

COSTA CONCORDIA – LA PISTA RUSSA

2 marzo 2012

 

COSTA CONCORDIA – L’OMBRA DELLA P3

3 aprile 2012

 

IL TITANICO SCHETTINO E L’INCREDIBILE BUFALA DELL’INCHINO. GIUSTIZIA DI CASA NOSTRA…

23 settembre 2015

 

COSTA CONCORDIA – LE VERITA’ INABISSATE E COSI’ SIA

10 luglio 2015

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