Quaranta anni di fedeltà

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Quattro volte dieci, tanti gli anni di un rapporto quasi viscerale con le pagine di Repubblica, incluso il tempo del mio esordio nel giornalismo professionistico con le pagine della redazione napoletana del mitico “Paese Sera”, poi con l’articolato percorso in Rai e l’approccio alla letteratura di romanzi e saggi. Ogni mattina il via alla giornata con la copia fresca di stampa del giornale diretto da Scalfari e il test permanente su condivisione o dissenso dei contenuti. In principio anche critiche alla grafica del giornale, imparagonabile alla perfezione estetica di Paese Sera, poi i progressivi perfezionamenti che ora ne fanno un esempio di classica modernità formale, completata con la stampa a colori nel 1995. Nel lontano 1976, subito la caccia alla satira di Forattini, alle sue vignette colte e pungenti, prima dell’esodo in altre sponde politiche, di una defezione che avrebbe coinvolto anche Giampaolo Pansa e traghettato i due in testate di destra. La fedeltà quotidiana al giornale che nel tempo avrebbe occupato stabilmente il primato di vendite in Italia è stata per certi versi una scelta di diversità nel panorama dominato fino all’esordio di Repubblica da testate “classiche” come il Corriere della Sera, bipartisan per incontrare il favore eterogeneo di molteplici ceti sociali e a sinistra dal mito dell’Unità che si andava però sfaldando con l’incipiente perdita di identità del Pci.

Mercoledì 14 Gennaio, 1976: nasce il quotidiano che oggi, in coincidenza con le celebrazioni per il quarantesimo compleanno della testata, assiste al passaggio di testimone tra Ezio Mauro e Mauro Calabresi e lo fa con una kermesse animata da cantanti come De Gregori e Venditti, attori, registi (Tornatore), intellettuali. Impressionanti alcune cifre raccontate in due pagine del giornale in edicola questa mattina con l’omaggio del primo numero ristampato per l’occasione: 13.148 numeri del quotidiano, 1451 dell’inserto del Venerdì, 970 del supplemento D (donna), 1340 di Affari e Finanza, dieci redazioni distaccate, circa trecentomila le copie vendute ogni giorno…Imperdibile la ricchezza e il coefficiente qualitativo delle pagine della cultura, ma la Repubblica ha il primato anche per l’indagine e l’analisi dei fenomeni degenerativi della società italiana, la corruzione, le collusioni tra politica e mafie, i limiti di efficienza e produttività istituzionali: di più, per chi ne fa motivo di scelta editoriale, l’uniformità qualitativa della scrittura dell’intera redazione, che origina dalla lezione di giornalismo di Eugenio Scalfari, ereditata dall’esperienza dell’Espresso guidato da Arrigo Bendetti, maestro della comunicazione. L’unico, trascurabile disagio di lettore seriale del giornale è provocato dall’assenza in aeroporti più volte frequentati, quello inglese di Gatwick ad esempio, dove sono presenti quotidiani e settimanali di tutto il mondo, non quelli italiani. Per fortuna il rimedio c’è e si deve a internet che consente di accedere alle pagine del giornale con un clic su Repubblica.it.

 

Nella foto la testata del primo numero di la Repubblica

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