Anche i grandi piangono

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Che idea formulano le menti dei cittadini del mondo, americani o no, se riferita all’impianto caratteriale di Barak Obama, leader del Paese più potente del pianeta, responsabile insieme agli altri influenti capi di Stato della pace in Terra? Molto probabilmente l’opinione dei più immagina che il Presidente sia un granitico e perfino cinico despota chiamato a governare con polso fermo gli Stati Uniti, in tutte le articolate e spesso contrapposte componenti politiche e sociali, alle prese con l’anima democratica, tollerante, solidale con la quota fragile del Paese e il suo opposto, abitato da razzismo residuale, ipotecato dall’industria della guerra, da multinazionali spietate, ostili alla rinuncia del profitto ad ogni costo, dalla macroeconomia della globalizzazione. Niente di più lontano dalla realtà. Il presidente americano, ostacolato all’interno da spinte liberiste insofferenti e all’esterno dalla destra repubblicana, sfida le une e l’altra a seguirlo nel percorso di avanzamento della democrazia reale, neutralizza con decisioni coraggiose gli ostacoli disseminati per impedire scelte condivise dalla parte illuminata della società americana e la spunta, assecondato dal consenso popolare.

Ecco il volto di Obama alternativo al connotato di uomo saggio ma forgiato nell’acciaio. Lo svela al mondo l’immagine del presidente commosso fino alle lacrime, nel momento in cui evoca le stragi di concittadini vittime della licenza di uccidere rilasciata dagli Stati dell’Unione a chiunque si armi senza regola di pistole, fucili e kalashnikov. Il momento della reazione emotiva, impossibile da nascondere, coincide con il ricordo dei bambini uccisi da un uso improprio delle armi, spesso incustodite e cariche, con la memoria dolorosa di giovani neri uccisi dalla polizia senza alcuna giustificazione, delle stragi di folli fuori di testa nelle scuole, di floride rivendite di armi a chiunque e senza licenza. Per intervenire, almeno in parte, sullo scandalo di un popolo largamente emulo dei “giustizieri della notte”, Obama ha dovuto ignorare il passaggio istituzionale nel Congresso, contrario alla limitazione della vendita di pistole e fucili e ha deciso con il ricorso al potere esecutivo che gli è proprio. Nelle prime pagine dei media più autorevoli l’immagine delle lacrime che rigano il volto di Obama ne fanno un mito e accrescono il rimpianto per l’impossibilità statutaria di confermarlo alla guida degli Stati Uniti.

 

Nella foto le lacrime di Obama

 

 

Usque tandem mister Trump?

Fino a che limite può funzionare l’impianto pagliaccesco di mister Trump, miliardario americano sbruffone, bugiardo, millantatore, dispensatore di insulti, volgarità, conati di razzismo, classista, maschilista a oltranza e chi più ne ha, più ne metta? La giustificata incredulità sul diritto del competitor repubblicano a candidarsi la presidenza degli Stati Uniti è sopraffatta dall’esito di sondaggi che sembrano premiarlo, a dispetto di gaffe colossali e comportamenti da rozzo agitatore di piazza. La riflessione conseguente induce a mettere in discussione la maturità democratica degli americani, la loro lucidità e forme di subcultura tipica delle società che antepongono il particolarismo egoista agli interessi collettivi, l’apparire all’essere, la spregiudicatezza amorale all’etica. Trump ha barato. Ha spacciato il drammatico video che mostra una moltitudine di marocchini prendere d’assalto il confine con la Spagna per un’invasione in massa di messicani del territorio americano, per avvalorare il suo ostracismo razzista all’immigrazione. Lo sputtanamento che deriva dal falso indigna solo la parte migliore della politica americana, mentre il faccione di Trump campeggia con l’abituale arroganza nei video delle televisioni americane.

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