Chissenefrega di classifiche & servizi. A Napoli c’è l’Umanesimo dei vicoli, parola di De Magistris

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CantaNapoli. Alle durissime cifre del Sole 24 ore che inchiodano la capitale del sud al centunesimo posto in classifica, praticamente fanalino di coda, il sindaco Luigi de Magistris risponde con mandolini e melodie. E liquida le fredde statistiche con botte di filosofia. E botti di fine anno.

“Qui c’è umanesimo”, è il titolo di Repubblica Napoli per dipingere il de Magistris sentire. Ohibò, sono in parecchi a chiedersi, “dal Rinascimento di Bassolino all’Umanesimo di Giggino? Caso mai Renzi s’incazza pure, perchè quel movimento culturale di 600 e passa anni fa nasceva nella sua Firenze”. Un guerriglia che da mesi continua, quella tra il sindaco e il premier, che non ha “invitato” il primo cittadino per la sua visita natalizia tre le meraviglie restaurate (sic) di Pompei. Mentre Giggino lancia bordate sul fronte Bagnoli e battaglia a colpi di carta bollata contro il neo insediato commissario Salvatore Nastasi. “Napoli sarà una città derenzizzata”, gonfiò il petto mesi fa.

Ora in quel petto batte ‘o core partenopeo, capace di sconfiggere biechi numeri e iettatorie statistiche. Ed ecco accavallarsi, come azzurre onde, i sentimenti del primo cittadino che dai bastioni di Castel dell’Ovo spara cannonate contro la corazzata dei padroni in difesa del suo Popolo.

Il Verbo scorre: “La nostra città affonda le radici nella storia dell’umanità”. Trasecolati proseguiamo: “Vedo che si discute di capitali morali o di altro tipo ma noi non abbiamo bisogno di etichette”. Rapiti ci abbeveriamo a quella fonte: “E’ chiaro che per arrivare a fine mese i soldi fanno comodo. Servono anche i servizi efficienti. Ma serve anche rimanere umani”.

Inebriati continuiamo, mettendo al bando Pil e contro pil, ospedali e asili, furti, rapine e buche killer. Perchè la vera gioia è “immergersi in un vicolo, frequentare le strade della città piene di giovani, vedere il mare, l’umanità delle nostre periferie, lo stare insieme e scoprire un nuovo umanesimo”. Mentre qualcuno, intorno a noi, comincia a comporre il 113, e dalle lande periferiche echeggiano brusii, imperterriti andiamo avanti nella lettura del Verbo: “ho vissuto in città che stanno ai vertici delle classifiche tipo ‘Sole 24 ore’: alcune cose funzioneranno sicuramente meglio, ma è un funzionamento per così dire meccanico, non ho percepito invece il senso di benessere. Il benessere non si calcola solo con strumenti ragionieristici e matematici”. Ma con ‘o core in mano. Una pizza, un mandolino, Giggi D’Alessio, ‘o cielo.

E mentre le parole fluiscono via come le acque limpide di un ruscello immerso nel verde delle colline, s’ode il suono di una sirena (o di una sirenetta, come a Copenhagen?). Non esce dalle acque della liberata via Caracciolo, ma irrompe da uno stupendo vicolo. E’ il 113.

 

Nella foto, bambini nella centralissima via Toledo a Napoli

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