STRAGE PER IL SANGUE INFETTO / A NAPOLI COMINCIA IL PROCESSO, POGGIOLINI ALLA SBARRA

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La strage per il sangue infetto, le migliaia di vittime innocenti a causa degli emoderivati taroccati e immessi sul mercato per cumulare immensi profitti. Prima udienza a Napoli, il 21 dicembre, per il “processo del secolo” (sic), regolarmente ignorato dai media, impegnati da sempre ad oscurare misfatti letteralmente ai confini della realtà. Inchiesta e processo, del resto, tipicamente italiani, emblema della giustizia malata di casa nostra, lentissima e lievissima con i forti, rapidissima e ferocissima con i deboli.

Paradosso fra i paradossi, le prime notizie sui traffici di emoderivati cominciano a circolare – in modo quasi clandestino – quarant’anni fa suonati, metà ’70. E’ infatti del ’77 un’inchiesta della Voce della Campania (così si chiamava allora la Voce delle Voci) che raccontava i primi business, protagonista il gruppo toscano dei Marcucci, che nel corso degli anni diventerà praticamente monopolista a livello nazionale (e oggi conferma saldamente la posizione). Meta preferita di quei traffici, il centro Africa, con una predilezione per il Congo ex belga. Sarà poi il volume “Sua Sanità”, pubblicato dalla Voce nel 1992, a fornire altri ragguagli e a documentare il forte legame che univa allora il ministro Franco De Lorenzo con l’emergente rampollo di casa Marcucci, Andrea, giovanissimo onorevole con la casacca del Partito Liberale Italiano dell’Altissimo (Renato, segretario pli) e, appunto, del quasi Nobel (allora si autocandidò!) per la Medicina De Lorenzo. Oggi Marcucci junior è uno dei colonnelli Pd, “l’antenna” del premier Renzi al Senato; mentre la sorella Marilina a inizio 2000 è stata coeditore dell’Unità…

Ma torniamo all’inchiesta sul sangue infetto, che la Voce ha più volte raccontato (vedi i link in basso). Sembra di percorrere un girone dantesco, oppure di fare una capatina nella sagra dell’orrore. Inchieste che partono, poi si fermano, stop and go continui. Salti tripli fra procure (tanto perchè l’inesorabile tempo passi impunemente), capi d’imputazione che volteggiano come corvi impazziti, tra omicidi e stragi o niente; dolo, colpa o nulla; fascicoli che si perdono, o vengono accatastati in inaccessibili scantinati della procura di Napoli, per la gioia di toppi e “zoccole” che divorano quei brandelli di possibile giustizia. Al pari delle sacche di emoderivati che i trafficanti conservavano nei freezer insieme alle partite di baccalà, come ha documentato uno straordinario docufilm della Bbc (e nello stesso periodo una pellicola Usa illustrava le “tecniche” di prelievo del sangue infetto, nelle carceri dell’Arkansas popolate da galeotti affetti da Aids).

Intanto, i trasfusi continuano a morire, oppure a soffrire le pene dell’inferno: e senza l’ombra di una giustizia. Rimborsi dallo Stato? Un altro calvario, cifre irrisorie spesso solo sulla carta.

Adesso, dopo infinite peregrinazioni, inizia il processo. Imputato eccellente Duilio Poggiolini, il ras del ministero che accumulava i danari anche nei puff, ultraottantenne ma “processabile” (l’altro big, Guelfo Marcucci, è passato a miglior vita proprio giorni fa), grande amico di De Lorenzo (che per questo processo l’ha fatta franca, condannato invece per la Farmatruffa a diversi milioni di euro di risarcimento dalla Corte dei Conti). Alla sbarra funzionari pubblici e dirigenti di aziende di “emoderivati”. Solo 9 le parti civili (oltre alle associazioni): perchè le altre vittime sono “prescritte”. E le multinazionali estere, fino ad oggi, l’hanno fatta franca.

 

 

 

PER APPROFONDIRE

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