Uomo-donna: letteratura bipartisan

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Chi si nasconde dietro il nome di Elena Ferrante, che il mondo della critica erige a esempio eccelso di letteratura contemporanea? Il disinganno potrebbe verificarsi se la “presunta” autrice di “L’amore modesto”, suo primo romanzo di successo, dovesse rivelare un giorno di nascondere dietro il nome femminile uno scrittore dell’altro sesso impegnato nella crociata che mette il mondo dell’editoria di fronte alla discriminazione uomo-donna per negare la parità qualitativa della scrittura. Non fosse così, è comunque da condividere il giudizio esternato dalla Ferrante: “La letteratura non è più un club per soli uomini”. Il titolo sovrasta una combattiva pagina della Repubblica e si oppone all’incredibile sortita del direttore della Feltrinelli di Bologna che nel consigliare titoli di libri da regalare per il prossimo Natale elenca solo opere di autori e omette di citarne di autrici. Intervistato, Marco Bonassi, ha dichiarato di non amare i libri scritti da donne. Le reazioni non si sono fatte attendere. Particolarmente indignato, lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni dichiara che non presenterà mai più un suo romanzo in quella libreria finché sarà diretta da “quel mentecatto”. Ho sotto gli occhi il volume “Ho ancora sete”, edito da “Iocisto”. Propone sedici racconti di altrettanti scrittori napoletani invitati a riflettere sulla figura mitica di Pino Daniele: senza nulla togliere agli autori, sono straordinariamente appassionanti quelli firmati dalle autrici Antonella Cilento, Titti Marrone, Antonella Ossorio e Brunella Schisa. Il “maschilismo” letterario ha le ore contate, sostiene Elena Ferrante e l’augurio è che sia un pronostico sostenibile

 

Banche: salvataggio o default?

Fischia il vento, infuria la bufera e diventa martellante il tam-tam dei media sulla sconcia vicenda delle banche che hanno truffato i propri investitori spingendoli con mezzi illeciti all’acquisto di bond avvelenati. Nel panorama della politica italiana ha priorità assoluta l’opposizione delle minoranze che provano a decapitare chi governa a colpi di mozioni di sfiducia, nonostante la certezza di sconfitte in parlamento dove i numeri premiano la maggioranza. Dal guazzabuglio in cui si muove l’arco delle opposizioni, da Grillo alla destra delle Meloni, estremi che si toccano spesso e volentieri, partono bordate ad alzo zero sul governo che risponde, senza riuscire a stoppare le contestazioni, rivolgendosi a Brunetta e compagni: “Abbiamo salvato le quattro banche dal fallimento e senza impegni finanziari pubblici. In mancanza di interventi gli istituti di credito sarebbero falliti. Conseguenze? Settemila dipendenti disoccupati e nessun risarcimento per i risparmiatori. Abbiamo nominato d’urgenza una commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità dei vertici delle quattro banche e attivato i provvedimenti per risarcire gli investitori”. All’assioma, che dovrebbe mettere fine alla bagarre mediatica, le minoranze continuano a opporre ostinatamente la mozione di sfiducia e il Paese sembra non avere emergenze altrettanto se non più urgenti da affrontare.

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