Venti di destra

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Il danno collaterale del terrorismo jihadista, finora in parte sommerso, esplode con tanto di preavviso per i politologi più avveduti. La Francia sta per consegnarsi alla destra di Marine Le Pen e le avvisaglie di un’ “appropriazione indebita” del Paese sgovernato da Sarkozy e Holland sono emerse nel voto di questa tornata elettorale. E’ vero, la diserzione di un francese su due snatura l’esito della consultazione e la maggioranza dei consensi ottenuta dalla “pasionaria” xenofoba è largamente emanazione della paura. E’ quanto ottiene il Califfato che colpisce il cuore della democrazia, scossa dalla scoperta di una sua fragilità insospettata e favorisce il consenso per chi strumentalmente si oppone all’accoglienza dei migranti, alla solidarietà internazionale. Non è la sola ragione della sconfitta di socialisti e moderati francesi. Il vento monsonico che investe l’Europa e premia la destra è comune emanazione della crisi del modello liberista, in rapida caduta di compatibilità con gli obiettivi dell’economia globalizzata che ha finito per scavare un solco profondo tra alti picchi di ricchezza e sacche sempre più ampie di povertà. Un terzo decisivo elemento di comprensione dell’onda che la destra sembra destinata a cavalcare è il declino inarrestabile dell’identità della sinistra che in Italia regala spazio e consistenza elettorale al ciarpame della Lega e di un suo rozzo boss, alla destra nostalgica della Meloni e di La Russa.

Il piano dell’Isis per destabilizzare l’Occidente sembra aver funzionato e le conferme non mancano. La Francia è in stato di guerra e nessun ottimismo per il rischio zero di attentati, i cugini inglesi e tedeschi, pur nell’eccezionale mobilitazione antiterrorismo, condividono la consapevolezza di essere esposti alle minacce dei fondamentalisti islamici, l’Italia protegge i principali obiettivi sensibili ma inevitabilmente ne lascia scoperti migliaia e soprattutto non azzera la paura. Lo attesta la ridotta partecipazione al via del Giubileo in piazza San Pietro, nonostante il dispiegamento di forse di polizia e militari, i controlli capillari ai varchi di accesso, le drastiche limitazioni della viabilità imposte ai mezzi di trasporto. Al rischio politico che Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e frange di attivismo neofascista si coalizzino elettoralmente, il Pd, ampiamente fallimentare nel radicamento territoriale, risponde con banchetti promozionali che stentano a compensare la perdita di identità della sinistra storica con l’esibizione dell’efficientismo della maggioranza di governo a trazione dem. Si chiarisce il progetto competitivo di Renzi nei confronti dell’Italia dei moderati di opporre la linea di una sbiadita socialdemocrazia all’ideologia destrorsa di Salvini. Costretto a condividere questa rinunciataria linea di tendenza, Barak Obama è pressato all’interno del suo partito da compagni di viaggio ostili a svolte di democrazia reale in nome di interessi privati e dall’aggressività dei conservatori repubblicani, espressione del potere economico sostenuto dalle multinazionali, dal capitale finanziario speculativo, dalla lobby degli interventi militari in mezzo mondo, auspicato dai fabbricanti di armi. Che dire poi dall’aggregazione alla Comunità di Paesi dell’est governati dalla destra o dell’intenzione di ampliare gli stati uniti d’Europa con la Turchia di Erdogan che finanzia il Califfato con l’acquisto e la commercializzazione del petrolio, la fornitura di armi? Che dire della Russia di Putin, investita dal ciclone delle mafie, divisa a metà come le peggiori realtà del mondo capitalista in ricchi come nababbi e poveri diseredati? Il fenomeno Le Pen non è la rondine che non fa primavera ma la spia di un malessere del mondo ridotto ai piedi del dio denaro, degli egoismi, di vecchie e inedite e diseguaglianze.

Nella foto Le Pen, Holland, Sarkozy

 

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