Quel selfie bisturi in mano

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Oltrepassata l’età che induce a mettere in fila un cumulo enorme di ricordi, funziona in automatico anche la dinamica mentale di riflettere sul proprio anacronismo rispetto ai ritmi frenetici dell’evoluzione sociale, comportamentale e specialmente tecnologica del terzo millennio. Appare archeologia del vissuto la stagione dell’infanzia di chi giocava a “calcio” sul pavimento, con i bottoni sottratti al cofanetto della mamma, fabbricava con la consulenza del papà la radio a galena e mangiava carne una volta alla settimana, di domenica, perché alimento costoso. Sfida il tempo trascorso, ed è ancora nitida, l’immagine dei genitori vecchi appena oltre i cinquant’anni, la meticolosa installazione in dicembre del presepe, il regalo per l’esame di licenza media, una vecchia bicicletta comprata dal rigattiere e ridipinta in azzurro con un pennello, le vacanze economiche in colonia nello stabilimento balneare della Marina. Di colpo, o quasi, ti ritrovi con il moloc della televisione che azzera le chiacchiere in famiglia, i sani tempi della lettura e propone modelli di vita virtuali, animati da belle donne, quiz milionari e telefilm d’importazione made in Usa. Il mondo diventa piccolo, accessibile per la rapidità dei trasferimenti in aereo, l’auto è appendice universale a portata di tutti o quasi, lo smog opprime le città, la campagna è abbandonata per il mito della fabbrica, prende il via, per un inarrestabile percorso, la stagione del computer e la più recente del cellulare, che evolve fino ad assolvere le molteplici funzioni di telefono, mini computer e macchina fotografica. Diventa oggetto appagato del desiderio giovanile, fin dalla prima età infantile, cambia l’italiano con esempi di sintesi estrema: una “x” sostituisce a “per”, le parole perdono le vocali, la messaggistica riempie parte considerevole del tempo dei ragazzi. Cartoline e lettere su carta diventano archeologia della corrispondenza, spazzate via dalla posta elettronica, diventa maniacale il ricorso al selfie. Personaggi pubblici sottovalutano il rischio di essere immortalati insieme a personaggi del malaffare e in questi giorni è materia della cronaca il caso di chirurghi e infermieri che con largo sorriso, viso contro viso, si fotografano con il paziente ancora sul lettino, appena operato o in corso di operazione chirurgica. Esibizionisti del sesso si filmano durante l’amplesso e qualcuno lo “posta” sui social network. Ma c’è di peggio. Il fanatismo terrorista si serve di Facebook e simili per cercare e trovare proseliti da arruolare nell’esercito di invasati dell’Isis. La normalità di comportamenti, andare a teatro o a cinema per esempio, in discoteca, allo stadio, in vacanza, è minacciata dal rischio attentati, la guerra aerea è condotta da droni telecomandati, il riscaldamento della Terra ha sconvolto il clima e lo farà sempre di più se Cina, India e Stati Uniti non abbatteranno i danni dell’inquinamento, responsabili di sempre più frequenti e devastanti disastri.

Ecco, al di là di stagioni della vita di chi ha compiuto parte consistente del percorso, la velocità rivoluzionaria delle mutazioni intervenute provoca sconcerto e timori per il futuro delle nuove generazioni. Non si salva più una sola componente dell’umanità: la corruzione è capillarmente insediata in tutti i suoi gangli, la criminalità estende i tentacoli sull’intero sistema economico del mondo, si scopre che il Vaticano è un contenitore parzialmente esplorato di nefandezze, la pena di morte, lapidazioni e torture sono ancora retaggio di oscurantismo disumano in luoghi del mondo agli antipodi, quali sono Cina e Stati Uniti, decine di guerre insanguinano più continenti, si arricchiscono fabbricanti e trafficanti di armi, il Mediterraneo è la tomba per migliaia di profughi in fuga, la fame è una piaga antica e inguaribile per l’egoismo dei Paesi ricchi. Progresso o regresso? E’ difficile il rebus, anche per gli enigmisti più esperti.

Nella foto il selfie pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno

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