Come nasce l’Isis e cosa possiamo fare

Condividi questo articolo

Il 15 gennaio 2001 nella prefazione del libro “La sale guerre” del generale algerino Habib Souaidia ed La decouvert, apparso in Francia, scrivevo: «L’Europa e gli Stati Uniti non si illudano. Fingendo di non vedere e di non capire, prima o poi dovranno pagare un conto molto salato. L’islamismo sta dilagando in tutto il mondo come il nuovo alfiere della libertà e della giustizia dei popoli oppressi. I segnali sono numerosi e non si possono ignorare. E all’ideologia comunista si aggiunge la suggestione dell’egualitarismo islamico e terzomondista come difensore dei popoli oppressi». E 10 anni fa nel libro “La grande menzogna” (Koinè): «Esistono gruppi di terroristi che si distinguono per ideologia e religione che praticano il terrorismo internazionale non territoriale, il cui fine non è la presa del potere bensì la destabilizzazione di una zona o dell’ordine politico e sociale internazionale. E’ probabile che il conflitto, dopo essersi spostato nelle strade di Londra, Parigi, Roma e Bonn, arriverà nel territorio degli Stati Uniti». «Il fatto più allarmante – aggiungevo – è che la prossima generazione di terroristi probabilmente sarà in grado di procurarsi non solo armi sofisticate ma anche missili intercontinentali». E concludevo: «L’ultima e più minacciosa eventualità è che i terroristi internazionali possano decidere di fare uso di sostanze chimiche , biologiche o nucleari».

Ma come e quando nacque l’Isis? Il 24 settembre 2002, a Londra Tony Blair presentò il “british dossier” in cui diceva: «l’Iraq ha acquistato significativi quantitativi di uranio dall’Africa, nonostante non abbia alcun programma a fini civili». Alla notizia diede risalto la stampa mondiale, che creò un clima di terrore. Il 10 ottobre 2002 il Congresso USA autorizzò la guerra all’Iraq. Il 23 gennaio 2003 Bush affermò che Saddam aveva cercato di comprare nel Niger l’uranio per la bomba atomica. Era una messinscena. Perfino la Francia smentì la vendita di uranio del Niger a Iraq. Ma la smentita non frenò USA e Gran Bretagna, lanciati verso la Guerra con l’appoggio del premier Berlusconi. Nonostante le smentite di New York Time e Washington Post, il 20 marzo del 2003 iniziava la guerra all’Iraq, con l’intervento di USA e Gran Bretagna. E subito dopo dell’Italia. Con un milione di civili morti. I militari iracheni, cacciati dall’esercito, senza pensioni, contribuirono a fondare l’ISIS entrando a fare parte dello Stato Islamico. Oggi Blair si scusa dell’errore: favorì la guerra all’Iraq che portò all’anarchia nel nord Africa e alla nascita dell’ISIS.

Gli strumenti per combattere la violenza – Fra le cose che mancano per arrivare a un’Europa Unita c’è una magistratura inquirente comune ai 28 paesi membri, che persegua i reati che riguardano più Stati. Il Parlamento europeo ha già approvato, il 12 marzo 2014, a Strasburgo, una raccomandazione per l’istituzione di una Procura europea, che dovrebbe dedicarsi alla repressione di reati transnazionali . La Procura europea potrebbe occuparsi di terrorismo internazionale e di traffico di esseri umani, tra cui donne e bambini sfruttati senza pietà. La Procura Europea sarebbe coerente con l’articolo 11 della Costituzione repubblicana.

Contro la politica delle guerre preventive e unilaterali, infatti, ci possono salvare solo le Nazioni Unite, volute anche dai nostri padri costituenti proprio all’articolo 11 della Costituzione. Ma le Nazioni Unite devono cambiare lo Statuto: il potere di decisione deve passare dal Consiglio di Sicurezza, controllato dagli USA, all’Assemble Generale, che deve essere eletta con il voto dei cittadini

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento