GRASSO CONTRO LE FINTE ANTIMAFIE / E AD UN CONVEGNO DENUNCIA “A SUA INSAPUTA”…

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Fiat lux! Il presidente del Senato Pietro Grasso adesso scopre che tanta Antimafia non è poi così antimafiosa e pensa più agli affari che alla legalità. Meglio tardi che mai la fresca esternazione dell’ex vertice della Procura Nazionale Antimafia e per anni nella trincea giudiziaria di Palermo.

“C’è bisogno di un’Antimafia che sappia guardare al proprio interno – è l’ammonimento – e abbandoni sensazionalismo, protagonismo, pretesa primazia di ogni attore, corsa al finanziamento pubblico e privato”. Ghirighori a parte, ecco la ricetta firmata Grasso: “Serve un’antimafia unita, determinata ma anche umile, che collabori con le forze dell’ordine e della magistratura ma soprattutto che persegua il bene comune, che non è quello di essere l’associazione più visibile, o la più finanziata oppure quella che meglio catalizza il consenso”.

Parole sacrosante. Per questo suona le trombe Attilio Bolzoni. “Grasso ha sferrato un atto di accusa – scrive su Repubblica del 28 novembre – contro un’antimafia troppo divisa e proiettata solo verso se stessa. Un’analisi spietata ma molto aderente alla realtà di questi ultimi anni, con un movimento che è stato sempre più contiguo al potere, che per convenienza economica con il potere si è spesso strusciato, che ha dimenticato i suoi valori originari preferendo l’indifferenza e il conformismo”.

E poi, ricordando l’impegno dell’uomo che più ha cercato di “colpire” al cuore la mafia, ossia Pio La Torre, il quale firmò (con il dc Virginio Rognoni) quella famosa e mai realmente applicata legge d’inizio anni ’80 sui sequestri e soprattutto le confische di beni mafiosi.

“Sono i fatti – osserva Bolzoni – che descrivono come si è trasformata quella corrente di pensiero nata con Pio La Torre, come anno dopo anno e dopo le stragi siciliane del 1992 l’associazionismo antimafia si sia lasciato trascinare in una palude e come, al contrario, abbia stretto legami stabili con i ministeri (Interno e Istruzione) che elargiscono spaventose somme di denaro con una discrezionalità assai discutibile”.

Schermata 2015-11-28 alle 19.51.11Così continua Bolzoni: “Nel discorso di Grasso si fa cenno al ‘coraggio’ e alla ‘passione’ che dovrebbe avere l’antimafia per vigilare sui Padrini, ‘siano essi mafiosi che politici’. C’è stato molto silenzio in questi ultimi tempi. Per esempio – ricorda – su Mafia Capitale anche le più grandi associazioni antimafia hanno balbettato e, in qualche occasione, persino coperto opacità e comportamenti ambigui”. E conclude con amarezza: “L’Antimafia si è smarrita nel migliore dei casi tra bandiere al vento e retorica, gridando slogan vuoti come ‘la mafia fa schifo’ che oggi vengono utilizzati abilmente anche dagli stessi mafiosi delle borgate di Palermo e dai loro complici in doppiopetto. L’ha capito qualche mese fa anche la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, che ha aperto un’inchiesta: così l’Antimafia ha cominciato a indagare sull’Antimafia”.

Vivaddio. Un vertice istituzionale come Grasso che comincia ad aprire gli occhi? L’ex super vertice della Direzionale Nazionale Antimafia che comincia ad alzare il velo sugli affari delle antimafia di parata, di comodo, oppure specchietti per le allodole e tranquilli avamposti per gli stessi mafiosi? Meglio tardi che mai. Esattamente un anno fa, comunque, l’attuale numero uno della PNA Franco Roberti avvertì: “c’è antimafia e antimafia. Molte sigle sono solo un paravento. Che io sappia quelle autentiche si contano sulle dita di una mano”. Ed infatti alla giornalista che lo intervistava riuscì a fare solo quattro, cinque nomi.

Mesi fa la Voce scrisse a proposito di una marea di onlus – spesso e volentieri sigle antimafia – che negli ultimi anni erano spuntate a Napoli. Ecco cosa diceva un ispettore di polizia, impegnato nel settore: “Da qualche anno registriamo un forte aumento nelle costituzioni di onlus e società che hanno a che fare con l’antiracket e il contrasto alla camorra. Ci risulta che in gran parte dei casi si tratta di iniziative degli stessi camorristi o loro contigui che, spesso attraverso prestanome, cercano di legittimarsi presso le cosiddette istituzioni, farsi pubblicità e al tempo stesso ricevere fondi pubblici per questi tipi di associazioni”. E un altro ispettore precisò: “Facendo una sigla antiracket si ottiene uno scopo doppio: ti legittimi e raccogli le denunce di chi è sotto pizzo. Quindi vieni a conoscere le notizie in anteprima”. Incredibile ma vero: lo Stato finisce per finanziare, spesso e volentieri, le “candide” sigle che germogliano per aiutare sulla carta quei cittadini che poi – nei fatti – taglieggiano.

Lorenzo Diana

Lorenzo Diana

La stessa Voce (in basso il link) nel 2009 pubblicò una cover story dal significativo titolo “Antimafia de che?”, quando a presiedere quella commissione c’era il forzista Beppe Pisanu. E quando già era più che evidenti i sintomi di un’Antimafia costruita solo su Effetti speciali & Affari. Come testimoniava un’altra copertina delle Voce, dicembre di quello stesso anno, “Mi faccio la scorta”, ad illustrare le storie di tanti simboli taroccati delle antimafie di comodo: caso mai con la scorta (o tanta voglia di scorta) al seguito.

Ma il presidente Grasso, in versione Sherlock Holmes, queste cose fino ad oggi non le sapeva.

Come certo poteva non sapere che la Fondazione Caponnetto, organizzatrice del convegno antimafia di Bagno a Ripoli nel fiorentino al quale il presidente del Senato, forse “a sua insaputa” ha preso parte il 27 novembre, è una delle prime sigle di quell’Antimafia che lotta contro le coppole a bordo dei soldi pubblici. E nel cui direttivo fa capolino la presenza di Lorenzo Diana: il senatore Pd sotto inchiesta per la vicenda CPL, lo coop rossa (sic) in combutta con i Casalesi per gli appalti di metanizzazione. Cin cin.

 

Nella foto di apertura il presidente del Senato Piero Grasso e, sullo sfondo, l’antico edificio di Bagno a Ripoli che ha ospitato l’incontro.

 

Per approfondire:

GLI SCOGLI D’ISCHIA DI CPL CONCORDIA

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ANTIMAFIA DE CHE?

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PROTEZIONE PER VIP – MI FACCIO LA SCORTA

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