DAVID ROSSI – FINALMENTE LA PROCURA SI ACCORGE CHE L’ARCHIVIAZIONE PER SUICIDIO NON PUO’ REGGERE

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La Procura di Siena ha deciso di riaprire le indagini sulla morte di David Rossi, il capo dell’ufficio comunicazione del Monte Paschi di Siena, volato giù il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello ha accolto perizie e documenti che instancabilmente erano stati messi insieme dalla vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, e dal suo avvocato Luca Goracci, dopo l’archiviazione del caso come suicidio. Elementi che balzavano agli occhi già ad una prima ricostruzione: anche quella che era stata resa dalla Voce a marzo 2014, nell’ultimo numero del giornale uscito in edicola prima che Antonio Di Pietro ne determinasse la chiusura.

Le indagini vanno riprese, scrive oggi Vitello, per «gli aspetti segnalati nell’istanza di riapertura, corredata da consulenze di parte sui punti per i quali viene proposta la necessità di approfondimento». «Dalle perizie, grafologica, medico legale e dinamico fisica sulla caduta – dichiara Goracci – emerge che David Rossi sarebbe stato prima colpito alla testa e poi buttato dalla finestra almeno da due persone».

Riproponiamo qui di seguito le due inchieste dedicate dalla Voce al caso David Rossi, una pagina tra le più buie del sistema economico-finanziario, ma soprattutto della giustizia italiana. Una giustizia che almeno sulla morte di David potrebbe riscattarsi ora, sempre che le nuove indagini non vadano nuovamente a sbattere contro il muro di gomma delle omissioni eccellenti, come avvenuto pochi giorni fa con la pietra tombale messa dalla Procura romana, dopo la riapertura delle indagini attesa per decenni, su altro caso che continua a pesare sulla coscienza degli italiani: la sparizione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

 

Monte Paschi – ROSSI E IL GROVIGLIO ARMONIOSO

15 marzo 2014

C’è  stata la mano “illuminata” dei massoni toscani, dietro il volo di 30 metri a testa in giù del capo comunicazione Mps, Davide Rossi, sulla cui fine pochi giorni fa il gip ha deciso l’archiviazione? Qui ricostruiamo i legami tra Rossi e il collega, come lui giornalista professionista, Stefano Bisi. Che nelle stesse ore in cui si scriveva la parola fine sull’indagine per Rossi, assurgeva al vertice del Grande Oriente d’Italia come nuovo Gran Maestro.

 

Pietra tombale. Caso chiuso. La morte del capo comunicazione Mps David Rossi, volato giù dalla finestra del suo ufficio proprio mentre, a marzo 2013, lo scandalo dell’istituto senese stava dilagando, è avvenuta per suicidio. Lo scrive pochi giorni fa nel provvedimento di archiviazione il gip di Siena Monica Gaggelli. La famiglia non ci sta e annuncia ricorso, esibendo elementi che lasciano non pochi interrogativi sul presunto suicidio. Così il caso di David si avvia ad entrare nel novero dei misteri rimasti senza colpevoli. Come quello di Adamo Bove: il manager Telecom, per anni alla Dia, piombò a corpo morto da un ponte della tangenziale di Napoli nel pieno della spy story che travolgeva il gigante telefonico. Era il 26 luglio 2006 e Bove, che era pedinato da giorni, si accingeva a rendere nuove verbalizzazioni in procura. Suicidio, diranno alla fine i pm. Nel caso Rossi, però, i particolari che inquietano sono anche altri. A cominciare dal pubblico ministero titolare delle indagini, Aldo Natalini, lo stesso che ha chiesto ed ottenuto l’archiviazione.

UNA TELEFONATA DI TROPPO

David Rossi con Giuseppe Mussari

David Rossi con Giuseppe Mussari

Trentotto anni, viterbese di nascita, nel 2013 il sostituto procuratore di Siena Natalini viene per caso intercettato nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Viterbo su un giro di appalti truccati nel Lazio, mentre si dilunga al telefono con un indagato. E’ il suo amico e collega di università Samuele De Santis, avvocato. A Samuele Natalini non solo fornisce dettagli sull’inchiesta giudiziaria senese in merito all’imminente crack di Monte Paschi, ma spiega anche quali strategie difensive potrebbero essere adottate a favore dei dirigenti del Pd coinvolti, oltre ai vertici dell’istituto Giuseppe Mussari e Fabrizio Viola.

Una telefonata privata, certo. Che però insospettisce il pm di Viterbo Massimiliano Siddi, il quale ad agosto 2013 consegna personalmente a Natalini un avviso di garanzia con l’ipotesi di violazione del segreto istruttorio. Poche ore dopo si andrà già verso l’archiviazione.

Peraltro l’intercettazione, realizzata casualmente, resta sostanzialmente un unicum, dal momento che il gip di Siena Ugo Bellini, titolare dell’inchiesta su Monte Paschi, aveva negato l’autorizzazione ad intercettare i principali indagati, fra cui l’allora sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, benché questi avesse ricostruito lo scenario dei summit in cui i big del Pd decidevano le sorti della banca, da Piero Fassino a Francesco Rutelli, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni, fino a Pierluigi Bersani.

A TESTA IN GIU’

Classe 1961, giornalista professionista, David, che non era fra gli indagati nell’inchiesta su Mps e non rischiava di perdere il lavoro – come hanno confermato all’epoca della morte i vertici della banca – fa un volo di trenta metri a testa in giù, di spalle, dalla finestra dietro la scrivania, nel suo ufficio di Rocca Salimbeni. Sul tavolo gli inquirenti trovano gli occhiali e i telefonini. Poco prima aveva telefonato alla moglie per dirle che alle 20,30 sarebbe stato a casa.

Ma per il gip Gaggelli, «nessun punto oscuro può ritenersi sussistere e nessun dubbio» sulla morte di Rossi, il quale si gettò «volontariamente» e non è stato «spinto di sotto con violenza da terze persone dalla finestra». Un «sovraccarico emotivo», per il gip, quello del giornalista, divenuto «una sorta di ossessione» dopo la perquisizione subita il 19 febbraio 2013. Un provvedimento che, per la moglie di Rossi Antonella Tognazzi e per il suo avvocato, Luca Goracci, non spiega ad esempio come il volo sia avvenuto radente al muro del palazzo, circostanza poco credibile per un lancio autonomo nel vuoto, senza contare le tracce sulle scarpe, che risulterebbero non compatibili con quelle trovate sul davanzale, o alcuni segni sul corpo. Questo ha dichiarato Antonella ai microfoni del Tg1 poche ore dopo la notizia dell’archiviazione, ricordando che David amava la vita e non aveva alcun motivo per farla finita.

 

DAVID E IL GRAN MAESTRO BISI

Ci sono però particolari che non hanno mai trovato spazio nelle indagini della magistratura senese. E che tornano a galla con forza dirompente all’indomani delle elezioni del nuovo gran maestro del Grande Oriente d’Italia (per coincidenza, avvenute nelle stesse ore in cui si definisce l’archiviazione per il caso Rossi). E’ il 5 marzo scorso quando i massoni italiani decidono che il trono dell’uscente Gustavo Raffi dovrà essere occupato da Stefano Bisi, giornalista professionista, senese e direttore del Corriere di Siena. La sua lista ottiene il 46,26% delle preferenze degli 11.490 votanti sui 16.059 aventi diritto, con una adesione al voto del 71,55%.

Bisi era solo un collega, come tanti, del povero Rossi? Non proprio.

Per capire come Bisi e Rossi si conoscessero ed avessero a lungo lavorato insieme, anche dentro il groviglio Mps, riportiamo il lungo brano dal blog “Fratello Illuminato”, gestito e scritto dai confratelli che si oppongono al predominio dei massoni in orbita Partito Democratico, a Siena ed oltre. Il brano risale a tempi non sospetti: giugno 2012.

«L’inizio dell’era Mussari alla banca coincide con l’inizio del groviglio armonioso capeggiato da Stefano Bisi. Sono supposizioni? No, sono i fatti che parlano senza commentarli nemmeno tanto. Ovvio, che gli amministratori comunali e provinciali hanno le loro responsabilità, ma detto questo, bisogna evidenziare che il peso della gestione Mussari supportato dai due comunicatori David Rossi e Stefano Bisi ha condizionato i partiti, le giunte comunali e l’informazione cittadina».

Più avanti viene spiegato come e perché questo sia accaduto. «Dal 2006 al 2011 la banca Mps ha speso 355 milioni di euro in pubblicità attraverso l’area comunicazione gestita da David Rossi. Quanti organi d’informazione hanno beneficiato della pubblicità? Forse è solo una coincidenza, ma verso la fine della presidenza Mussari sono stati assunti all’area comunicazione di Mps la fidanzata del Bisi e un altro collaboratore del Corriere di Siena. E stranamente il responsabile dell’area comunicazione di Mps (David Rossi, ndr) non ha perso tempo nel rilasciare attraverso un video pubblicato da Siena News parole di elogio al medesimo giornale online (con direttore responsabile Stefano Bisi)».

Poi, sempre a proposito del già potentissimo Bisi, i blogger massoni così continuano: «Vogliamo parlare dei legami stretti del Bisi con gli ex vertici dell’aereoporto di Ampugnano o del cda dell’università? Vogliamo ricordare gli articoli di elogio scritti dal Bisi sull’acquisto di banca Antonveneta? Il groviglio armonioso ha messo in ginocchio la città. E oggi che strategia si sono inventati i due comunicatori David Rossi e Stefano Bisi? Minimizzare e tentare di salvare le sorti del Ceccuzzi, non perchè amano il Ceccuzzi, ma solo con la speranza di custodire il loro ruolo».

Atteggiamenti che in quel periodo non piacciono al gruppo dei massoni dissidenti. I quali, in seguito, arriveranno a più miti consigli (vedi l’elezione di Bisi al vertice nel 2014), o resteranno una sparuta minoranza. Perché? Intanto seguiamo ancora cosa scrivono, sempre nel blog di giugno 2012, a proposito del futuro gran maestro. «Tutto questo protagonismo del Bisi crea soltanto imbarazzi dentro la massoneria. A testimonianza di questo citiamo alcune dichiarazioni di un esponente storico del Grande Oriente d’Italia, Delfo Del Bino, che ha ricoperto il ruolo di Gran I Sorvegliante con l’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Armando Corona. Per la cronaca ricordiamo che Armando Corona è colui che decretò l’espulsione di Licio Gelli dal Grande Oriente d’Italia». «Amiamo l’Europa dei popoli e dei saperi, non quella delle banche», era la dichiarazione di Del Bino. Dalle cui parole apprendiamo anche che «il Grande Oriente d’Italia in tutte le sedi, anche e soprattutto in contesto europeo ove ormai da due anni partecipa al Meeting delle Organizzazioni Filosofiche non Confessionali, a Bruxelles, presso la Commissione Europea presieduta da Manuel Barroso, ha sempre insistito sulla centralità dei princìpi fondativi dell’unione tra i popoli europei, sulla cultura e sulla difesa dei diritti umani prima che sulle ragioni prettamente economiche».

 

IL PESO MASSONICO

Può aver avuto un peso, nella morte di David Rossi, la stretta vicinanza con il futuro capo della massoneria? O il giovane giornalista amante della cultura e dell’arte era stato tirato dentro un gioco ben più grande di lui, dal quale non riusciva ad uscire?

La Voce si era occupata di Bisi in un pezzo di luglio 2013 dedicato ad esplorare il fitto sottobosco della massoneria rossa in Toscana.  A cominciare dagli interessi del GOI nella Urbs, la società immobiliare amministrata dal tesoriere del Grande Oriente Enzo Viani, fiorentino, nonché ex dipendente Mps. «Pur passando per conservatore – scrivevamo – Viani non aveva esitato ad appoggiare la candidatura a sindaco di Firenze dell’ex Pci Graziano Cioni, che sarebbe poi stato sconfitto dal moderato Matteo Renzi. Viani, del resto, era stato prescelto come presidente dell’aeroporto senese di Ampugnano da Franco Ceccuzzi, deputato Pd e per anni sindaco di Siena, prima di rassegnare le dimissioni, a maggio 2012, per lo scandalo Mps».

Sulla vicenda piomba poi il servizio di Report, che tira in ballo due alti dirigenti del GOI: proprio «Enzo Viani, presidente dell’Urbs, la cassaforte del GOI», e Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Toscana. «Giornalista del Corriere di Siena – ricostruiva la Voce – il 1 giugno scorso Bisi ha presieduto a Massa Marittima il convegno dal titolo “Massoneria ed impegno nel sociale”, cui ha portato il suo saluto il sindaco di Massa, la bersaniana Lidia Bai».

Un intreccio inestricabile, quello fra massoni e potere finanziario, nelle regioni rosse.  Basti ricordare che era stato il bersaniano Franco Ceccuzzi, prima di diventare sindaco di Siena, a prescegliere il massone Viani come presidente dello scalo senese. E quando diventa primo cittadino, Ceccuzzi è reduce da una campagna elettorale sponsorizzata dal Corriere diretto da Bisi. Direttore editoriale del Corriere di Siena è poi l’ex deputato Pdl Rocco Girlanda. Più volte intercettato mentre parla al telefono con l’amico Denis Verdini, Girlanda è stato sottosegretario ai trasporti nel governo di Enrico Letta, che lo volle anche a capo del Cipe.

 

 

IL “SUICIDIO” DI DAVID ROSSI AL MONTE PASCHI / IN ARRIVO TRE PERIZIE, SI RIAPRE IL CASO ?

 30 agosto 2015

 di Andrea Cinquegrani

Il classico volo dalla finestra subito archiviato come “suicidio” dalla fulminea procura di Siena, vittima eccellente il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena David Rossi. La stessa rapidità che ha consentito ai magistrati napoletani di chiudere in un baleno – nel 2008 – un altro volo, dalla Tangenziale di Napoli, quello di Adamo Bove, l’uomo che conosceva tutti i segreti di Telecom e non solo (e un anno e mezzo fa l’ennesimo strano “suicidio” alla Security Telecom, Emanuele Insinna). Uguale il copione per la altra sentenza lampo pronunciata dal tribunale di Ancona, metà anni ’90, sempre di archiviazione: “si tuffa” dal traghetto proveniente dalla Grecia Carmine Mensorio, che sapeva tutto dei rapporti camorra-politica. E sempre nella Camorropoli partenopea, l’incredibile “suicidio” del preside di Farmacia, Antonio Vittoria, in borsa i paramenti massonici, cremato in meno di 24 ore: archiviato. Strano ma vero: una giustizia che più lumaca non si può, quella di casa nostra, improvvisamente si desta per mandare tutto in soffitta, quando esistono chiari elementi di segno opposto, decisamente favorevoli ad un super approfondimento di quel caso. Un filo rosso, poi, accompagna sempre queste inquietanti storie: di lì a qualche ora, al massimo qualche giorno, i “suicidi” avrebbero dovuto (o voluto) verbalizzare davanti ai pm, come si dice in gergo, “vuotare il sacco”. Li hanno fermati in tempo. E qualche manina li ha aiutati. Circa un anno fa, il pentito Carmine Schiavone (zio di Sandokan) parlò di manine dei Servizi per aiutare Mensorio nel suo volo nelle acque dell’Adriatico: e pochi mesi fa il volo lo ha fatto lui, Schiavone, giù da un albero, perdendo la vita. Quando si dice le coincidenze.

Ma è sul primo giallo, quello di David Rossi, che vogliamo focalizzare l’attenzione. Perchè qualcosa di grosso s’annuncia a breve. Ecco cosa scrive, in un report, l’agenzia Askanews il 25 agosto scorso: “La famiglia di David Rossi, morto il 6 marzo 2013 dopo un volo dal suo ufficio nel quartier generale di Mps, si appresta, assistita dal proprio legale Luca Goracci, a chiedere la riapertura delle indagini. Il caso è stato chiuso come suicidio”.

A fornire alcuni dettagli il quotidiano on line Lettera 43. “Alla fine di settembre Goracci dovrebbe presentare ai magistrati tre perizie. La prima è medico legale, nuova di zecca che dovrebbe dare corpo agli interrogativi che si è posto inevitabilmente chiunque abbia avuto il coraggio e la pietà di guardare le foto di Rossi sul tavolo dell’autopsia”.

La seconda perizia è stata compiuta da uno dei più stretti amici di David Rossi, l’ingegner Luca Scarselli: “dimostrerà – scrive Lettera 43 – che il filmato del volo di David giù da una finestra del Monte dei Paschi, ripreso da una telecamera di sicurezza della banca, è stato manomesso, o quantomeno tagliato. Da un esame dei frame, con strumenti di altissima definizione, verrebbero confermate le presenze nel vicolo di personaggi sospetti durante gli oltre 20 minuti di agonia di David sul selciato”.

Ma a quanto pare il clou è tutto nella terza perizia calligrafica. Effettuata sui tre biglietti lasciati alla moglie Antonella dal professor Giuseppe Sofia, non lascerebbe spazio ad alcun dubbio: Rossi ha scritto quei biglietti sotto coercizione. “Sostanzialmente qualcuno lo teneva per le braccia, appena sotto le ascelle. Lo dimostrerebbero le impronte di mani, visibili nelle foto dell’autopsia, rimaste impresse nella pelle delle braccia, proprio sotto le ascelle”. E ancora: “l’esame della calligrafia mostra tratti della scrittura, confrontati con altri testi vergati da David in diverse situazioni, visibilmente diversi non dovuti a un momento emozionale ma appunto dovuti a una coercizione fisica”.

Restano poi tutti da chiarire gli evidenti segni, sul corpo di David, di una colluttazione, avvenuta evidentemente prima del volo, e certo non causati dall’impatto sul selciato. Oltre ai lividi su entrambe le braccia, una enorme contusione all’altezza dello stomaco, tipica di un pugno, una ferita alla parte posteriore del capo, graffi sul viso.

E poi. La stranissima traiettoria del volo, l’orologio che cade incredibilmente “dopo”, il cellulare che, sempre “dopo” si rianima e fa partire una chiamata: anzi, compone un numero che – altrettanto incredibilmente – corrisponde a un conto corrente “dormiente” (quelli cioè da tempo inattivi) del Monte dei Paschi.

Di tutto e di più per riaprire il caso. Sul quale è calato il sipario dopo il provvedimento di archiviazione del gip di Siena Monica Gaggelli, in seguito alla richiesta del pm, Aldo Natalini. Lo stesso Natalini è stato raggiunto, ad agosto 2013, da un avviso di garanzia emesso dal pm di Viterbo, Massimiliano Siddi, per “violazione del segreto istruttorio”, proprio in merito alle indagini sul bubbone Monte dei Paschi. Un bubbone mai esplorato fino in fondo. E che proprio il filone Natalini potrebbe, per alcuni aspetti, chiarire: come mai il magistrato forniva dettagli riservati sul crac dell’istituto all’amico e collega universitario, l’avvocato Samuele De Santis? Perchè gli spiegava le strategie difensive che avrebbero potuto adottare i dirigenti Pd coinvolti, oltre ai vertici Mps Mussari e Viola? E come mai il gip titolare dell’inchiesta Mps, Ugo Bellini della procura di Siena, nega l’autorizzazione ad intercettare il sindaco Franco Ceccuzzi e i big del Pd con i quali stava studiando la exit strategy per evitare una caterva di guai?

Ma torniamo al giallo della fine di David Rossi. Sullo sfondo campeggia un grosso interrogativo. Come mai nell’inchiesta non ha mai fatto capolino l’ombra della massoneria? E come mai anche nelle successive ricostruzione non si parla mai di confratelli e amici in grembiulino dello stesso David Rossi? Eppure, proprio in quei giorni, un grande amico, Stefano Bisi, giornalista, per anni direttore del Corriere di Siena, assurgeva al ruolo di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Così ha scritto la Voce in un reportage di marzo 2014, riportando i passaggi di un blog, “Fratello Illuminato” che criticava, da altra sponda massonica, l’abbraccio dei confratelli con uomini e strategie del Pd: “L’inizio dell’era Mussari alla banca coincide con l’inizio del groviglio armonioso capeggiato da Stefano Bisi. Il peso della gestione Mussari, supportato dai due comunicatori Bisi e Rossi, ha condizionato i partiti, le giunte comunali e l’informazione cittadina”. E ancora: “Dal 2006 al 2011 la banca Mps ha speso 335 milioni di euro in pubblicità attraverso l’area comunicazione gestita da Rossi. Quanti organi di informazione hanno beneficiato della pubblicità? Forse è solo una coincidenza, ma verso la fine della presidenza Mussari sono stati assunti all’area comunicazione la fidanzata di Bisi e un altro collaboratore del Corriere di Siena. (…) E vogliamo ricordare gli elogi scritta dal Bisi sull’acquisto di Banca Antonveneta?”.

Verrà riaperto finalmente il caso? Si cercherà di far luce sui tanti buchi neri, giganteschi come una casa, o meglio come quel palazzone svettante in via Salimbeni dal quale è stato “suicidato” David Rossi? Comincerà a dipanarsi quel “groviglio” non poi tanto armonioso?

 

Nel fotomontaggio di apertura, David Rossi e, a sinistra, Adamo Bove

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