Ma siamo tutti francesi?

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La risposta francese alle stragi di Parigi è rabbiosa, la violenza della reazione vendicativa segnala la ferita profonda all’orgoglio francese manifestata da Hollande con l’espressione “saremo spietati”. Non avrà la meglio la paura, dicono i parigini, ma è bastato lo scoppio di una lampadina nella piazza della Repubblica per creare panico collettivo. Il tema dell’economia, programmato dal G20 per il summit in Turchia, è letteralmente saltato e i potenti della mondo occidentale hanno provato a concordare una strategia comune per combattere l’aggressione sanguinaria dei fondamentalisti islamici e superare il frazionamento, la discontinuità di atteggiamenti finora prevalente. L’obiettivo è stato raggiunto? Prevale lo scetticismo. L’Isis è consapevole del nervo sensibile dell’Occidente, della precarietà del suo sistema economico e a quello mira per destabilizzarlo. Gli attentati non sono violenza casuale. Bersagli sono il mondo del turismo, della normalità, dei luoghi del divertimento, del commercio, dei trasporti. Sul fronte opposto è antica e attuale la competizione tra i soci del G20 a difesa di interessi palesi e occulti. Un esempio: scagli la prima pietra chi rifiuta di comprare petrolio dall’Isis che pratica prezzi scontati e l’altro: chi c’è dietro il mercato illegale di armi, chi fornisce al Califfato kalashnikov, lanciarazzi, blindati, missili? Report, della Gabanelli, ha indagato, come sempre con coraggio e convincenti documentazioni, il ruolo di personaggi italiani implicati nel traffico illegale di forniture a Paesi africani, in passato agli ex jugoslavi per una guerra fratricida e sicuramente al Califfato. E’ possibile che il rischio di assistere al consolidamento dello “Stato Islamico” che proclama la distruzione dei “miscredenti” e nuovi attentati, convinca l’Occidente a metter da parte degli interessi nazionali? Per saperne di più uno degli interpreti dell’a tu per tu tra Barak Obama e Putin dovrebbe tradire la riservatezza dell’incarico e rivelare quanto si sono detti in quaranta minuti, ma forse non basterebbe. Un punto debole del contrasto all’’Isis e l’individualismo dei Paesi membri dell’Unione Europea, la mancanza di una strategia condivisa, i limiti di una comunità che di là dall’adozione della moneta unica non è andata e che assiste al disfattismo di partner non secondari come la Gran Bretagna che non ha adottato l’Euro e minaccia di uscire dall’Unione. Di non poco conto è la difficoltà di dialogo con l’Est europeo ammesso al nucleo storico del blocco europeo, politicamente governato dalla destra.

 

 

“…più preferiti”

Con il consueto orgoglio i “pentastellati” rivendicano la scelta di affidare ai cittadini la preferenza a uno dei loro candidati a sindaco di Napoli e dicono di proporre un’operazione di democrazia partecipata. Sottopongono ai “cittadini” una lista con nove nomi e lasciano a ogni elettore il compito di mettere una croce sul nome “più simpatico”, come dice a nome di Grillo il napoletano Andrea Cioffi, che aggiunge: “ognuno vota il più preferito”. Proprio così. Sia chiaro, nessuno pretende che ad amministrarci siano tutti emuli di Einstein Dante Alighieri, laureati alla Sorbona e perfezionati con master alla Cambridge University, ma non è auspicabile che a governare Napoli sia un ignaro della lingua italiana.

 

 

Pronto, Albania?

Avete fatto ricorso ai call center per segnalare un guasto tecnico, l’importo non condiviso di una fattura? Sempre più spesso il colloquio ha come interlocutore un giovanotto o una signorina rumena, albanese, che in un buon italiano si adoperano per risolvere il problema. Difficile indovinare le ragioni di questa esterofilia telefonica? Certo che no. Se in Italia chi lavora nei call center è sottopagato, nei Paesi citati lo è anche di più. Comunque il ricorso a lavoratori dell’est europeo sottrae ai giovani italiani anche questa occupazione precaria.

 

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