Prevenire, verbo difficile da coniugare

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Tragica immensità nell’attacco dell’Isis a Parigi, potenzialmente più devastante se un kamikaze, fermato all’ingresso dello stadio, avesse portato a termine l’obiettivo di aggiungere vittime tra i tifosi dell’incontro amichevole Francia-Germania sotto gli occhi di Hollande: le stragi, le cause, ogni risvolto degli attentati hanno monopolizzato il sistema mondiale dell’informazione ed era inevitabile. Ma la strategia del terrore anche questo voleva e utilizza l’amplificazione dell’orrendo evento, la diffusione mondiale della farneticante rivendicazione del Califfato, le minacce alla Francia di nuovi attacchi se non metterà fine ai bombardamenti sui territori occupati dai fondamentalisti islamici, il proclama su prossimi obiettivi degli attentati, in particolare Roma e Londra. Mettere il silenziatore, limitare l’informazione all’essenziale? Praticamente impossibile. E allora ecco l’orgia di notiziari radio e telegiornali, gli speciali, maratone televisive, opinioni, commenti di esperti militari, sociologi, giornalisti, le interviste in strada ai passanti, le dirette con gli inviati a Parigi, con i corrispondenti, i responsabili istituzionali di Francia, Stati Uniti, Italia ovviamente, talk show affollati di politici tuttologi, rievocazioni dei precedenti, 11 settembre incluso, supposizioni, ipotesi, previsioni, confronto di opinioni tra partiti di opposta tendenza e, su tutto, l’invito universale all’unità di intenti, di azioni comuni per fronteggiare e sconfiggere lo jihadismo. Si cimenta in analisi, fra tanti, anche Peter Bergen e rilascia un’intervista al quotidiano “la Repubblica”. Con la complicità del redattore, che lascia nel testo un sostantivo inesistente nella lingua italiana, l’esperto di terrorismo dice: “Questi ultimi attacchi stupiscono per la particolare abilità e per la loro cruenza”. A commento delle stragi anche autocritiche della Francia sul fallimento delle misure di prevenzione dei servizi segreti, la dichiarazione di guerra all’Isis, i solitari bombardamenti in Siria. Ma manca all’indagine sul sistema di sicurezza la riflessione sulle misure estemporanee antiterrorismo.

All’indomani delle stragi Hollande, oltre alle minacce di non dare scampo ai fondamentalisti islamici, ha dispone due provvedimenti per l’emergenza. Blinda Parigi con la mobilitazione totale delle forze dell’ordine, chiude le frontiere, richiama nella capitale centinaia di militari. Anche da questo punto di vista il Califfato ottiene quanto si era proposto con gli attentati. Parigi e la Francia sono sotto assedio, private della normalità, del ruolo di capitale della cultura che attrae intelligenze da tutto il mondo e turismo internazionale. Risultato: dopo che il topo è scappato, ovvero dopo le avvenute stragi, si attivano le trappole. E per quanto tempo? O i francesi ipotizzano altri attacchi ravvicinati? Previsione errata. Il Califfo è troppo abile e lungimirante per non attendere che le acque si calmino, com’è già accaduto, che le misure di antiterrorismo diventino meno aggressive, che Parigi ritorni Parigi, la Francia Francia, l’Europa Europa. Alfano, ministro degli interni italiano, informa la stampa di serrate riunioni con gli organismi di tutela del territorio, annuncia il ricorso più consistente ai militari a presidio di obiettivi sensibili, annuncia l’adozione del livello due di allerta e non il massimo, nonostante la scoperta di cellule potenziali dell’Isis sul nostro territorio. Insomma, mette “le mani avanti”. Dichiara che i provvedimenti agiscono sulla pericolosità di attentati, nel senso che ridicono il rischio, non lo azzerano. E il Giubileo? Si farà, conferma papa Francesco. L’auspicio è che abbia ragione il suo ottimismo perché tutelare Roma invasa da milioni di fedeli di tutto il mondo appare un’impresa quasi disperata. Singolare notizia: sembra che fra gli interventi di prevenzione sia prevista anche la blindatura dello stadio torinese per la partita Juventus-Milan. Ma davvero? E gli altri diciannove della serie A, le migliaia di monumenti, teatri, cinema, ristoranti, discoteche, bar, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, le metropolitane, le scuole?

Nella foto il califfo Abu Bakr el-Baghdadi

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