Non solo luci nella tecnologia

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I segnali, forse timidi, ma incoraggianti che l’Istat esibisce per dire che la recessione è alle spalle e aumenta l’occupazione, seppure con lentezza, saranno sminuiti da fenomeni prodotti dalla velocità innovatrice della tecnologia (robot nelle fabbriche, sostitutivi degli operai) e in particolare dell’informatica. In primo piano il caso del tema bancario: via internet si può fare sempre a meno del contatto fisico con il funzionario di sportello. Oramai su computer e affini è possibile gestire il conto corrente, ordinare bonifici, chiedere libretti degli assegni, pagare tasse e bollette, ricaricare i cellulari, operare sugli investimenti , eccetera, eccetera. La rivoluzione ha già prodotto sostanziali correzioni al rapporto con la clientela e a tappe progressive è diminuito il numero di dipendenti addetti agli sportelli di sedi e filiali. Non è niente se confrontato con i piani di ristrutturazione in via di attuazione. Il caso Unicredit è la clamorosa conferma del terremoto in arrivo. Per definire la dimensione della banca è sufficiente alzare gli occhi al gigantesco, lussuoso grattacielo nuovo di zecca che svetta nella piazza milanese intestata a Gae Aulenti, di fronte alla stazione di Porta Garibaldi, su cui campeggia la scritta Unicredit: è l’emblematica testimonianza di un gruppo finanziario che gode di buona salute ma che annuncia il licenziamento di diciottomila dipendenti e la chiusura di 800 filiali in Italia, Germania e Austria entro il 2018. Fenomenale la faccia tosta dell’amministratore delegato. Commenta così il sisma: “Abbiamo approvato un piano rigoroso e serio e al tempo stesso ambizioso”.

 

Nella foto il grattacielo Unicredit

 

“Ti è piaciuto, eh?”

Non c’è quasi nulla di vero nelle disquisizioni ottimistiche di quanti ritengono che il terzo millennio sia una tappa avanzata del faticoso percorso per il superamento di comportamenti sessisti degli uomini nel rapporto con le donne. Lo confermano la tragedia del “femminicidio”, che la cronaca racconta con una frequenza terrorizzante, i casi reiterati di stupri, di violenze familiari, di stolking in danno delle donne. E’ probabile che l’aumento di questi episodi da epoche cavernicole sia anche frutto di maggiore visibilità rispetto al passato, quando per vergogna si mettevano a tacere, non di rado si esiliavano le donne violentate e abbandonate dagli stupratori nei conventi, soprattutto in quelli di clausura, tagliati fuori dal mondo. Le associazioni a difesa delle donne raccontano di vittime di stupri che in corso di denuncia dell’accaduto a rappresentanti delle forze dell’ordine subivano e ancora subiscono l’umiliazione di frasi oscene del verbalizzante: “Dì la verità, tu ci stavi, eh?” Anche peggio accadeva (accade ancora?) in aule di tribunale dove si processavano gli autori di violenze sessuali. Ai difensori degli stupratori era consentito sventolare mazzette di banconote sotto il naso delle vittime o di loro familiari per proporre di accettare soldi e rinunciare all’accusa. Non è cambiato molto da quel tempo. E non solo in Italia. Una sentenza della Corte federale canadese assolve il responsabile di stupro subìto da una ragazza di diciannove anni e la motivazione contiene un’aberrante affermazione. Dice il giudice (il trogloditico Robin Campa) che se la ragazza avesse voluto, avrebbe potuto impedire di essere violentata, le sarebbe bastato “chiudere le gambe”. La sentenza ha sollecitato un esposto da parte di giuristi, la Corte Federale ha indagato e il magistrato è stato indotto a frequentare corsi di educazione su questo delicatissimo tema. Ecco una delle ragioni di indignazione per le decisioni dei sindaci di destra di Venezia e di Padova che hanno rispettivamente vietato il libri di gender nelle scuole e negato una sala di pertinenza comunale alla presentazione di un libro della filosofa Marzano sul tema della sessualità. Per fortuna il rettore dell’università ha compensato il divieto con la disponibilità per la Marzano di una sala dell’ateneo.

 

Piace a tutti la torta

Chi è senza scheletri nell’armadio scagli la prima pietra. Giorni duri anche per i grillini, coinvolti in un paio di episodi che fanno a pugni con gli slogan autoassolutori che sbandierano una specchiata verginità di partito in contrapposizione alla disonestà di tutte le altre forze politiche. Il sindaco di Quarto, la grillina Rosa Capuozzo è indagata per un episodio di abuso edilizio. Angelo Cipriani, pentastellato, candidato a sindaco di Sedriano, comune lombardo sciolto per mafia (non in provincia di Napoli o di Palermo ma in Lombardia) , deve giustificare la presenza in lista di tale Gabriele Panetta, calabrese che non nega di aver frequentato i Musitano, noti alla cronaca giudiziaria per essere stati al centro di indagini e processi di ’ndrangheta. Cipriani si difende (“non entro nelle faccende private di chi è in lista”). Faccende private? Il senatore Luigi Gaetti del suo partito, vice presidente della commissione antimafia, chiede che faccia un passo indietro. I due episodi avvengono in una situazione generale del Movimento 5Stelle, ancora assente nei governi locali e nazionali, fatta eccezione per qualche sindaco. Dovesse conquistarne molti di più si adeguerebbe all’andazzo generale?

 

 

 

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