IL RITORNO DI LAMBERTO DINI / LE LEZIONI DI ECONOMIA FIRMATE CON IL PENSIONATO D’ORO E LOBBISTA LUIGI TIVELLI

Condividi questo articolo

Il nuovo che avanza. La Sinistra Italiana del futuro s’è ritrovata al ritmo di Bella Ciao. Tra pezzi Pd, pezzi di Sel, pezzi di 5stelle ecco le nuove leve dalle quali trovare la voglia di cambiare il mondo: Fabio Mussi e Cesare Salvi, tanto per elettrizzare la platea. Ma la vera sorpresa pasquale (pre, post?), il vero Ritorno al Futuro, l’autentica linfa per le nuove generazioni viene da Giorgio La Malfa. Un clone del ministro per il Bilancio anni ’80? Un sosia del figlio della storica Edera di Ugo, la Cassandra che azzeccava con incredibile fiuto tutte le sciagure finanziarie a venire dei ’60 e ’70? Per niente. E’ proprio lui, il ministro per le politiche comunitarie nel terzo governo Berlusconi, tra i fondatori di Alleanza Democratica. Un’ascesa – peccato – rallentata dalla condanna a 6 mesi e 20 giorni per il processo Enimont: una medaglia d’onore, peraltro, per tutti i big della prima repubblica (come osserva con acume ‘O ministro Pomicino: “33 assoluzioni e 1 sola condanna per Enimont”) quel “finanziamento illecito al partito”, da anni ormai abbondantemente sostituito dai saccheggi alle casse pubbliche non più per il partito o per la corrente, ma per le proprie tasche.

E Giorgio La Malfa, oggi, è animato da sacro furore per la Nuova Sinistra che sboccia: ha pronte le sue ricette keynesiane che ormai – passato Marx in soffitta da decenni – tinteggeranno di rosso i cieli futuri.

Ma c’è un altro ritorno – ben più clamoroso – che in questi giorni tiene banco e illumina, con fasci di luce nuova, la scena politica. Ricordate il mega direttore della Banca d’Italia poi prestato alla politica per risanare le casse dello stato prima, e per dirigere il vascello del nostro Paese nelle bufere della politica estera? Lamberto Dini, che per un soffio non è asceso già in un paio di occasioni al Quirinale. Mitico il quinquennio alla Farnesina, dal 1996 al 2001, quando per ben 4 volte l’Ulivo gli affida la casacca di nostro simbolo all’Estero. E peccato quella macchia nel curriculum sempre immacolato: la condanna della nobile consorte, Donatella Pasquali Rosso – vedova del miliardario romano Renato Zingone – a 2 anni e 4 mesi di reclusione (pena che non sconta grazie all’indulto del 2006) decisa dalla decima sezione penale del tribunale di Roma. Pur con tutte le proprietà ereditate in Costarica, fece bancarotta (fraudolenta) e crac da 40 miliardi di vecchie lire nel 2002. Ma come, il professor Dini non aveva dato un’occhiata ai bilanci della sua Sidema srl e notato qualche falso in bilancio di troppo?

Ora, però, come un puledro di razza, Lamberto torna in pista e dà lezioni di alta economia, con il fresco di stampa “Una certa idea dell’Italia – 50 anni di scena e retroscena della politica e dell’economia” che va “a ruba” – è il caso di dirlo – in tutte le librerie. Scrive il Corsera, che non si lascia sfuggire lo scoop di intervistare Dini reduce dalla fatica letteraria. “L’ex premier non risparmia critiche all’attuale inquilino di palazzo Chigi, puntando il dito su mancate privatizzazioni, un apparato burocratico ancora ipertrofico e inefficiente e le inutili municipalizzate”. Ma il vero obiettivo del Dini Pensiero è l’attuale presidente dell’Inps Tito Boeri e la riforma previdenziale da lui disegnata, nonché la fresca proposta del “reddito” per i cinquantacinquenni senza lavoro, proposta subito attaccata (vedi Bestiario del 9 novembre) dai renziani. Commenta Vate Lamberto: “Boeri? Ha sbagliato mestiere: lui non è deputato a fare la politica economica del governo. Le sue proposte sono una follia, da sfasciacarrozze”. Ecco altre frustate: “Boeri farebbe meglio a dirci se ci sono buchi nel bilancio Inps. E soprattutto non dica che i pensionati devono dare un contributo ai 55enni disoccupati, che sono ancora in età lavorativa!”. La lezione non è finita, e il Corriere continua: “Sull’ipotesi di tagliare le pensioni più alte, Dini ricorda: ‘questi trattamenti hanno già un livello di tassazione altissima, pari al 65 per cento del lordo. Quindi non si può tagliare ancora. Boeri smetta di dire stupidaggini’ ”.

Dimenticavamo. L’opera, “Una certa idea dell’Italia”, è stata scritta a quattro mani e pubblicata da “Guerini e Associati”. Il coautore si chiama Luigi Tivelli. Tivelli chi? Basta un piccola ricerca via internet per trovare un altro uovo di Pasqua, ancora più grosso: dentro c’è il super burocrate parlamentare di lungo corso, “trasversale – scrivevano le cronache 2013 – al punto giusto, da Gianfranco Fini a Lamberto Dini”. E’ il primo caso di “lobbista” parlamentare preso con le mani nella marmellata: proprio due anni fa, infatti, i grillini riuscirono a intercettare alcune frasi pronunciate da “un uomo – come venne denunciato – che parlava al telefono e diceva di aver fatto cambiare un emendamento proposto da Roberto Speranza del Pd perchè altrimenti ci sarebbero stati tagli alle pensioni d’oro”. “Secondo quanto verificato in seguito, si era scoperto che si trattava di un pensionato d’oro della Camera, Luigi Tivelli”. Solo dopo quella “scoperta” la Camera decise di interrompere il rapporto con il super burocrate, che aveva potuto contare su un ufficio tutto suo, in vicolo Valdina, a un passo dal parlamento.

Un pensionato d’oro che scrive con l’ex premier Dini un libro contro i tagli alle pensioni d’oro… E insieme, i torelli scatenati attaccano ogni idea di riforma previdenziale, con il povero Boeri preso a pesci in faccia. Ma nel paese delle banane può ormai succedere di tutto. Beato Costarica…

 

Nella foto Lamberto Dini

Condividi questo articolo

Lascia un commento