MIRACOLI & MISTERI DI CASA UNIPOL / STRATOSFERICI UTILI E MAXI TAGLI OCCUPAZIONALI…

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Vi chiederete subito, e a ragione: come mai questa notizia prettamente finanziaria finisce tra le pagine di “Misteri”? Abbiamo scritto non poco sui miracoli di casa Unipol, sulle scalate del colosso assicurativo una volta “rosso”. Ma questa volta la performance sembra davvero “ai confini della realtà”: degna di un miracolo di San Gennaro, della moltiplicazione dei pani e pesci di cristiana memoria. Oppure, proprio, di un “Mistero”.

Ecco cosa scrive il Corriere della Sera nelle pagine di Economia del 7 novembre, testuale. “Unipol ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile consolidato di 594 milioni di euro, in crescita del 37,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014”. Un parto – giusto 9 mesi dopo – davvero miracoloso. Ma ecco qualche dettaglio in più. “L’utile del 2015 si confronta con i 431 milioni dei primi nove mesi del 2014, che comprendevano la plusvalenza per la cessione di parte del portafoglio premi di Milano Assicurazioni ad Allianz e gli accantonamenti sulla controllata Unipol Banca, superiori a quanto contabilizzato nei primi nove mesi dell’esercizio 2015”.

Acrobazie mirabolanti, quelle mandate in scena da Unipol. Prestazioni incredibili in un momento economico che, nonostante i rosei cieli dipinti quotidianamente dei Renzi boys, fanno segnare maxi problemi per chi già li ha. Per precari, cassintegrati, disoccupati, inoccupati, quelle classi sociali che descrivevano magistralmente, già negli anni ’70 e ’80, i Paolo Sylos Labini e i Luciano Gallino (appena scomparso), le cui analisi mancano molto ad un Paese alla deriva.

Ma Unipol svetta. L’ex assicuratrice “rossa” ci fa sognare. Come faceva sognare, un tempo i D’Alema e i Fassino che già gustavano una banca tutta loro, con le scalate di furbetti e furboni. E oggi il miracolo si avvera. Con Unipol ormai pigliatutto, tra i colossi del Capitale, nella hit della Borsa, e con le Coop che dettano ormai la loro legge di mercato.

La povera Unipol di un tempo – una piccola compagnia di polizze da quartiere proletario – oggi compra anche alberghi a 5 stelle, e sta per diventare la numero uno del settore ricettivo in Italia, superando in tromba anche le più accorsate multinazionali. Da Gramsci a Cimbri il passo è abbastanza “doloroso”: anche solo sotto il profilo “antropologico”.

Ma torniamo a “bomba”. Ai misteri di casa Unipol-Sai: che fa un bilancio tutto suo, dopo aver inghiottito quella patata bollente targata Ligresti, di difficile digestione per i colossi delle polizze, ma prelibato bocconcino per l’ormai allenato stomaco dei Cimbri boys. Ed è così che – scorriamo sempre dal Corsera – “Unipol Sai, controllata assicurativa del gruppo Unipol, ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile di 602 milioni di euro, + 1,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2014”. E poi veniamo a sapere che “una fusione tra le due società è stata smentita dall’amministratore delegato Carlo Cimbri”. Se ci sono due galline dalle uova d’oro, perchè eliminarne una?

Poi, qualche piccola dolente nota. “Il nuovo piano industriale dei due gruppi – fa sapere il timoniere delle polizze rosse – potrebbe contenere altri esuberi, dopo le 1.600 uscite che hanno seguito l’acquisizione di Fonsai e il piano triennale che si concluderà a fine anno”. Ahi, ahi: il re delle assicurazioni annuncia maxi utili e maxi tagli occupazionali allo stesso tempo. Ma mamma Lega (delle cooperative, ex – sic – rosse) dorme sempre? Ma la Consob continua a ronfare tra quintali di guanciali e interviene regolarmente a scempi fatti? E le procure, anche loro, sempre assonnate?

Misteri, misteri, misteri…

 

Nella foto Carlo Cimbri

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