Siamo tutti politologi

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Fatto fuori Marino e affidato al prefetto di Milano Tronca il commissariamento, Roma è in fibrillazione per far saltare fuori dal cappello a cilindro i candidati alla successione dei partiti, l’un contro l’altro armati. C’è chi si defila, come il rampante Di Maio di 5Stelle (attendibile l’ipotesi Imposimato?) e chi si autocandida, al secolo Marchini che non dispiace a Berlusconi. Il Pd è in stallo ma un pensierino lo fa per Sala, deus ex machina dell’Expo (“ha fatto tanto bene”). Perché non io?, pensa ogni militante in politologia (in Italia lo sono tutti), e dà voce all’ambizione, anche se mascherata, nientemeno che del romanissimo attore Claudio Amendola, che intervistato sul passato e futuro della capitale, dichiara perentorio “Subito al voto”.

Non finiscono qui le sue sentenze e la prima è l’attributo per il Pd e la débacle di Ignazio Marino: “Ridicolo, siamo alla farsa”. L’attore lo giudica lieve, grazie ai capelli bianchi che denunciano il sorpasso dei cinquant’anni. Condivisibile è un’altra riflessione sul rifiuto di Renzi di affrontare l’agonia romana a tu per tu con il sindaco e mettere fine prima possibile al caos in cui si è dibattuta la città a un niente dal via al Giubileo voluto da papa Francesco. L’intervista del “Fatto quotidiano” prende una piega cara al giornale diretto da Travaglio, che non risparmia bordate giornaliere al Presidente del Consiglio. Amendola gli imputa assenze strategiche ogni volta che c’è una gatta da pelare, delegata ai suoi vice, e fa l’esempio della scelta, intempestiva e non contrastata dal governo, di approvare la data imminente del Giubileo che, in considerazione dello stato di malata cronica di Roma, potrebbe aprire nuovi spazi di default all’immagine della città.

L’orazione funebre dell’attore (che i talk show si affretteranno sicuramente a invitare per farlo confrontare con i politici di mestiere) si estende all’ipotesi che la capitale ospiti le Olimpiadi. Dio ce ne scampi, pensa il marito di Francesca Neri. Potrebbe aver ragione e l’autorevolezza che accompagna la considerazione sembra compatibile con un ipotetico futuro di politico. Non è un comico di professione, il gran capo del movimento Cinquestelle? Con una traslazione fantasiosa, scandalizzerebbe la ribalta politica calcata da Alessandro Siani e i comici di “Made in Sud?” Perché mai negare il ruolo di politologo al combattivo Claudio Amendola?

 

Nella foto l’attore Claudio Amendola

 

 

Papa Francesco e dintorni

Bandiera bianca e ritiro delle truppe? Bergoglio rassegnato a pagare il prezzo della “rivoluzione”, costretto a rinviare il momento di un’immagine della Chiesa finalmente aperta all’evoluzione dei costumi, al nuovo che avanza a grandi passi e cancella tabù, ostracismi, posizioni asserragliate in bunker inespugnabili? Si direbbe di sì, che Francesco debba pagare prezzi onerosi alle opposizioni interne, alle frange di clero toccate dal repulisti del cattolicesimo malato, dalla repressione della pedofilia e dall’operazione di trasparenza dello Ior, discussa banca vaticana, dall’amnesia di principi fondanti del cristianesimo, come la povertà dei suoi ministri predicata da Cristo. Bergoglio per il momento deve soprassedere all’accoglienza delle coppie dello stesso sesso, alla loro facoltà di adottare bambini, costretto ad assecondare la chiusura a riccio degli oppositori interni e di esponenti dei media che sostengono le componenti più retrò del Clero. Anche contro di esse deve confrontarsi il povero Francesco. E’ che non lo affianca in modo visibile né di sostanza la sinistra italiana, l’intero sistema della sinistra. Se è plausibile la timidezza del Pd, alle prese con alleati di governo ancorati a pregiudiziali “bizoche” e componenti cattoliche della sua minoranza, non si spiega l’inerzia di Sel e soci, che non hanno nulla da perdere in una battaglia parlamentare per l’affermazione dei pieni diritti alla parità delle coppie omosessuali. Per fortuna esistono magistrati che esercitano il mandato in autonomia rispetto ai condizionamenti ambientali del Vaticano e rispettano la giurisprudenza della Corte di Strasburgo (ogni giudice è obbligato a farlo). Un’aspirante madre adottiva, compagna della madre biologica della piccola X,Y (sigle di tutela della privacy) può diventare il secondo genitore. La giudice Melita Cavallo, del Tribunale per i minorenni di Roma, emette il verdetto con questa inequivocabile motivazione: “La bimba vive in un ambiente affettivamente confortante”. Le due madri possono così coronare la legittima aspirazione a diventare una famiglia e sono considerate in grado di garantire alla bambina di crescere in modo armonico.

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