TUTTI PAPERONI NELL’ITALIA DI ISTAT & BANKITALIA. MA IL SUD E’ KO E A NAPOLI SI MUORE DI SFRATTI…

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Italia paese di Bengodi. Un paradiso terrestre dove regnano ricchezza & felicità. Una piscina piena di dobloni dove gli italiani ormai tutti paperoni possono tuffarsi e nuotare, al ritmo del gingle “state sereni” tutto Matteo e piazza dei Miracoli.

E’ la fotografia renziana dell’Italia disegnata dai cervelloni dell’Istat, subito raccolta dai media genuflessi. Così dipinge l’irresistibile Rinascimento il Corsera del 29 ottobre per il titolo “Torna la fiducia, mai così alta da 13 anni”. Il popolo bue, per intenderci, ha fatto 13 ma non lo sa. Tanto vale, a questo punto, rammentarglielo, con le trombe “ufficiali” di Istat, Bankitalia e via ingannando la massa dei pensionati a 500 euro al mese, di senzacasa, senzalavoro, precari d’ogni risma, senzadiritto d’ogni sorta. Suona la fanfara di via Solferino: “I consumatori e le imprese si buttano la recessione dietro le spalle. Il clima di fiducia per cittadini e aziende a ottobre, secondo l’Istat, cresce e torna ai livelli pre crisi”. Più in dettaglio: “a ottobre la fiducia dei consumatori non aveva mai toccato questi picchi dal febbraio 2002 (l’indice si alza da 113 di settembre a 116,9)”. In attesa che si alzi anche il medio e di chiamare le sirene del 113, appunto, eccoci ad un altro termometro che viene a puntino, per gli Einstein di casa Istat: l’umore. Incazzati per le tasse che ti ammazzato o Equitalia che ti strangola? Imbestialiti per strade “sgarrupate” da Roma a Napoli e servizi da quinto mondo? Macchè, i nostri concittadini-marziani dipinti dai Leonardo dell’istituto maximo di statistica sono sereni e paciosi, e a ottimizzarne “l’umore è soprattutto la fiducia per il clima economico (da 143,9 a 153). Segno positivo – suona ancora la grancassa del Corrierone – pure su giudizi e attese sulla situazione economica della famiglia (dal 10,7 per cento al 12,6)”.

Non è certo finita. Perchè dopo la moltiplicazione di pani e pesci per le nostre famiglie, i Renzi boys sono riusciti anche nel miracolo di far rialzare imprese moribonde, di far risorgere aziende date per ormai per spacciate, di risanare conti economici da encefalogramma piatto. Ecco la diagnosi del Corsera sulla resurrezione di Lazzaro-Italia: “Segnali positivi anche per il clima di fiducia delle imprese: stavolta il record viene eguagliato con i migliori dati del 2007 ed è in crescita per il terzo mese consecutivo, passando a 105,5 da 106,1 del mese scorso”.

Non solo Istat, comunque a ritrarre la Rinascita del Belpaese. Arrivano anche le truppe di Bankitalia le quali, invece di vigilare sui vertici degli istituti di crediti collusi con le mafie e sui rapinatori dei risparmi dei cittadini, danno anche i numeri: “la crescita del Pil – è il vaticinio – potrebbe sfiorare addirittura l’1 per cento”. Contro una previsione dello 0,7 per cento! Per favore, ri-chiamate il 113…

Ma secondo le Cassazioni di casa nostra, Istat e Bankitalia, siamo ormai guariti. La cura Renzi è riuscita a risollevarci dal trauma post Torri Gemelle del 2001 e a farci superare il gravissimo choc del 2007, con il crollo delle economie da Wall street fino a noi (e un governo Prodi che allora collassava). Usain Bolt è preoccupato perché Speedy Renzi corre più veloce di lui, e il nuovo idolo che ha unito l’Italia più di Garibaldi, Valentino Rossi (in tweet continuo col premier), è insidiato nelle sue performance.

Qualche piccolo segnale di preoccupazione – ma chissenefrega nel paese dei campanelli – viene da Svimez, l’istituto che da anni elabora il suo “rapporto” sulle disgrazie del Mezzogiorno. Anche stavolta cifre allarmanti. E la Campania è sempre maglia nera, con una ripresa più lontana che mai: attività economiche in calo (meno 1,2 per cento, dopo un già penoso quasi 3 per cento in negativo rispetto all’anno precedente), povertà in aumento, disoccupazione in crescita, giovani sempre più disperati.

Due Italia? Due rapporti? Due visioni contrapposte? Oppure il rapporto Istat fotografa il Paese solo da Roma in su? Misteri di casa nostra. E proprio dalle case arriva un altro segnale. Che capovolge tutti i dati di mamma Istat, e le fanfare governative. Napoli: la gente non ha più gli occhi per piangere e i soldi per pagare i fitti. Osserva un avvocato di lungo corso: “ne ho viste di tutti i colori in queste decenni, ma mai come adesso. Negli ultimi mesi, soprattutto dopo l’estate, c’è stata una incredibile impennata dei contenziosi per morosità. Mi hanno detto che in un solo giorno della scorsa settimana, in una zona addirittura “bene” della città, ci sono stati cinque sfratti, cosa mai successa prima, figurarsi nei quartieri popolari. In media, almeno un raddoppio negli ultimi mesi. Significa che la crisi sta tragicamente toccando adesso il suo punto più drammatico”.

Ma per i geni dell’Istat non eravamo usciti dal tunnel? O forse le luci che intravediamo sono quelle del Freccia rossa che ci sta sbattendo contro?

 

Nella foto, una famiglia sfrattata del napoletano

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