Di gratis in gratis

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L’Italia del “gratis” è un Paese dispensatore di ingressi di favore, biglietti omaggio a vario titolo, lasciapassare esenti dal pagamento per ogni mezzo di trasporto, musei, cinema, teatri e chi più ne ha più ne metta. Paese di Pulcinella anche per questo, pratica l’erogazione, senza alcun onere, di servizi e non solo a categorie di privilegiati e in particolare di parlamentari, componenti di consigli comunali e regionali, giornalisti, dipendenti di enti pubblici, amici degli amici. La categoria dei professionisti della politica è la più avida di gratuità indipendente da condizioni legate al ruolo istituzionale. Anomalo è anche il via libera di cui usufruiscono ferrovieri e personale delle compagnie aeree di bandiera: viaggi a sbafo per motivi personali, parenti stretti annessi. La riflessione ha origine dalla notizia della prassi propria delle società calcistiche che gratificano fortunati destinatari con un pacchetto di biglietti per assistere agli incontri della squadra del cuore o della nazionale. Succede che tale Carlo Iannello, in pieno consiglio comunale di Napoli, presenta un ordine del giorno per mettere fine all’accaparramento dei consiglieri comunali di ingressi gratuiti allo Stadio San Paolo. Che fine ha fatto? Respinto (22 no, 5 sì, 6 astenuti (!). Tralasciando l’aspetto etico del caso, emerge stupefacente la motivazione espressa da un altro dei consiglieri beneficiati. Sostiene Luigi Zimbaldi che “dopo una settimana di lavoro per i cittadini” il premio dei tagliandi per tifare Napoli gratis è meritato. L’episodio ricorda un altro privilegio, goduto dai giornalisti dell’Unione Cronisti ai quali spettava (spetta ancora?) una tessera di libero ingresso in tutti i cinema per ogni due iscritti. Singolare è che non c’entrava (c’entra) niente il ruolo di critici cinematografici. Ne usufruiva (usufruisce) anche chi è addetto a resocontare la cronaca nera, a occuparsi di moda, di arte. I tagliandi gratis per il San Paolo, racconta chi ne è informato per via diretta, servirebbero poi per ottenere consensi elettorali da tifosi a cui vengono ceduti dai consiglieri comunali, specialmente da quelli non interessati alle vicende pedatorie di Higuain e compagni.

 

nella foto lo stadio San Paolo di Napoli

 

Lusso detassabile se “edificato” da operai

Di destra, di sinistra, di centro? A chi addebitare o attribuire il merito dell’abolizione della tassa sulla prima casa degli italiani? E’ di destra o di sinistra estendere il provvedimento del governo anche a case e ville di lusso? Ovvia la polemica in un Paese qual è l’Italia che spreca tempo ed energie in battibecchi dialettici rissosi e devianti. Nella polemica, entra a gamba tesa il presidente della giunta regionale campana Enzo De Luca. Si dice d’accordo sull’abolizione estesa alle abitazioni lussuose. “…perché”, lo riporta la Repubblica, “anche quelle sono costruite da operai”. Eseguito un liberatorio stropicciare di occhi, lo sconcerto rimane. Con analoghe argomentazioni De Luca, evidentemente, giudicherebbe lecito costruire palazzi abusivi, perché anch’essi tirati su da operai. Absit iniuria verbis, non c’è più religione.

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