Tasi via, ma non così

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Chi viene, chi va

Se il capitano cade in disgrazia la ciurma tendenzialmente lo abbandona e si arruola sotto un’altra rassicurante bandiera. Succede nel turbolento panorama della partitocrazia italiana che non interviene per abolire l’assurda possibilità di essere eletto al Parlamento con una forza politica e di passare al nemico come niente fosse. Dopo i noti verdiniani, esuli da Forza Italia, lasciano l’ex fedelissimo Sandro Bondi (scriveva odi ossequiose per il leader) e con lui evade anche Manuela Repetti. In direzione opposta, la De Girolamo abbandona Alfano (“se ne vada pure”, commenta sprezzante il ministro degli Interni) e approda in Forza Italia. Dice addio all’Ncd il super conservatore Quagliariello e per il momento non si accasa con nessuno. Non finirà qui e non si capisce cosa aspetti il parlamento a modificare il capitolo della Costituzione sul cambio di casacca in corso di legislatura.

Nella foto Sandro Bondi

 

Tasi via, ma non così

Abolire le tasse, se lo chiede l’opinione pubblica, è di destra o di sinistra? La risposta è semplice: dipende. Nel senso che nessun taglio del peso fiscale può omologare contribuenti ricchi a titolari di redditi bassi o minimi. Il sistema italiano non si decide a regolare il delicato settore con il criterio della proporzionalità, come non affronta con la necessaria efficacia e severità il buco nero dell’evasione, di profitti sommersi e patrimoni milionari affidati a paradisi fiscali, a banche che non consentono di ficcare il naso nei conti correnti di clienti nababbi, a prestanome ignoti. Cronologicamente, l’ultimo motivo per puntare l’indice sul governo Renzi e in modo retroattivo a quanti l’hanno preceduto a palazzo Chigi, si chiama Tasi, tassa sulla prima casa che sarà abolita erga omnes. Ed è proprio questo “verso tutti” che legittima la protesta, perché non distingue tra proprietari modesti e ricchi possessori di case, ville lussuose, perfino castelli. L’intraprendenza del Fatto Quotidiano ha scovato anche i beneficiari del provvedimento che affiancano come ministri il Presidente del Consiglio ma ha generosamente trascurato, perché non dimostrabile, l’aggravante del conflitto d’interessi: sono Padoan e Alfano, Madia, Pinotti, Franceschini, Lorenzin e Martina. Gratificato anche il “puntuto” Brunetta che risparmierà l’esborso per la sua villa romana con piscina, un numero congruo di stanze e di bagni, un ampio giardino. Non ne sono al corrente i senza casa, gli inquilini di abitazioni “popolari” fatiscenti, di buchi in cui si contendono lo spazio invivibile famiglie numerose. La fine (per sempre, promette Renzi) della Tasi è di destra o di sinistra? Non se ne occupano i sondaggisti, ma sta di fatto che mentre rimane saldo il consenso per Renzi, si assottiglia il favore degli italiani per il Pd, che fino a prova contraria dovrebbe vigilare su leggi e decreti perché siano a tutela dei meno ricchi. Altrimenti i Brunetta con redditi di diverse centinaia di migliaia di euro per lo Stato saranno considerati dal fisco alla pari con chi vive di stenti in case più che modeste. L’ingiustizia non sorprende più di tanto se si riflette sul ventilato progetto del premier di un partito della Nazione con dentro sinistra moderata, centristi e destre non estreme. Renzi sembra poi dimenticare quanto prescrive la Costituzione sulla progressività del peso fiscale e che l’abolizione della tassa sulla prima casa va a tutto vantaggio dei ricchi. Esclusa l’autoreferenzialità del provvedimento annunciato, c’è però il beneficio di cui godrà lo stesso Presidente del Consiglio che per la villetta di cui è proprietario (valore un milione di euro per sua stessa valutazione) sarà esentato dall’esborso della tassa per la prima casa.

Meglio sotto i ponti

Non pagherà, questo è certo, ma per un motivo speciale un clochard sui generis (non è il solo) che potrebbe vivere da gran signore e si è ridotto a dormire in strada, a vivere di stenti. Non è chiaro il perché ma è invece noto che le sue origini sono di persona benestante, proprietaria di una bella casa, abbandonata, e di opere d’arte di grande valore, che si parla di un uomo accreditato di consistente disponibilità finanziaria. Succede a Padova e la spiegazione del decadimento è davvero difficile se si esclude un’alterazione macroscopica dell’equilibrio mentale. Di barboni così sotto i ponti delle città e negli angoli delle strade i volontari ne conoscono più di uno. Sembra che siano i meno disposti a essere assistiti.

 

Perfida audience

Che fare per pretendere dal sistema televisivo pubblico e privato palinsesti degni di un Paese che non è fatto solo di utenti morbosi da catturare con ogni mezzo per far impennare gli indici d’ascolto con programmi da Grand Hotel, succursali improprie di aule del tribunale, fiction diseducative (corna a volontà, tradimenti, truffatori e affini), talk show rissaioli e contenitori per bambini prodigio spinti da genitori scellerati a imitare Mina? Risposta difficile fino a quando il mezzo televisivo sarà monopolizzato dalla pubblicità e dalle leggi di mercato. Almeno qualche intollerabile eccesso potrebbe però risparmiarcelo, a cominciare dalle finte liti affidate a giudici e giurie non abilitati a emettere sentenze, dall’orgia di cucine televisive che da mane a sera straparlano di ricette e diete. C’è di peggio: le interviste a pagamento rilasciate da persone a qualche titolo coinvolte in fatti di sangue, indotte da conduttrici e conduttori spericolati a sostenere la tesi funzionale all’orientamento scelto dal programma a favore o contro i presunti colpevoli di omicidi irrisolti.

 

 

 

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