Armi in pugno

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La stura alle dichiarazioni di un consistente popolo di giustizialisti è di un giornalista non nuovo a spendersi per l’ideologia dei mancati sceriffi, di potenziali giustizieri della notte pronti a far giustizia con le proprie mani, pardon, con le proprie pistole. Vittorio Feltri, coinvolto in riflessioni televisive sul tragico episodio del gioielliere Giuseppe Castaldi, che a Ercolano ha ammazzato due rapinatori con ripetuti colpi di pistola, ha detto con fiero cipiglio “Ha fatto bene a sparare”. Salvini, espressione torva da duro, barba incolta e camicia rigorosamente fuori dai pantaloni, ha sguazzato nel suo e non chiamato in causa da nessuno ha guadagnato il centro della scena: “Io sto con il gioielliere” ha sentenziato petto in fuori. Le bellicose tendenze all’auto giustizialismo dei due hanno trovato su internet commenti entusiastici e in molti casi peggiorativi delle velleità punitive postate on line da Feltri e Salvini. La procura di Napoli è di tutt’altro avviso e affida ai carabinieri l’indagine sul caso dopo aver interrogato il gioielliere, che sarebbe sotto choc. Sono state sequestrate le pistole di Giuseppe Castaldi e quella dei rapinatori, caricata a salve. I commenti. Scrive Marco: “Finalmente una buona notizia”. A Salvini fa eco il capogruppo leghista alla Camera Fedriga che inveisce contro chi accusa il gioielliere e, per non lasciare dubbi sul suo giustizialismo, propone che gli sia conferita la medaglia d’oro. Sulla vicenda incombono le minacce dei familiari dei rapinatori. “Siamo tanti, annunciano”. E aggiungono “Andiamo al suo paese e l’uccidiamo. Il sangue è sangue”. La vedova di uno dei due morti: “La deve pagare perché non si uccidono due persone”. Di qui l’urgenza di riflettere sul tema di fondo della facilità a procurarsi armi anche senza licenza, il timore fondato di riprodurre quanto avviene negli Stati Uniti, dove pazzi, poliziotti xenofobi, ragazzi fuori di testa, compiono stragi un giorno sì e l’altro pure, di qui la paura che le città e i paesi italiani diventino teatro di esecuzioni sommarie come nel Far West, per mano di gente allo sbaraglio che si fa giustizia senza avere in petto la stella di sceriffo. L’esasperazione dei commercianti che subiscono la violenza delle rapine è assolutamente comprensibile ma è legittimo mettere in guardia dal ricorso crescente all’uso delle armi. Al gioielliere d Ercolano è andata bene, “tra molte virgolette”, ma cosa sarebbe successo se le pistole dei rapinatori, più veloci nel premere il grilletto, fossero state caricate con proiettili veri? E il commerciante di preziosi come affronterà il trauma della morte di due uomini, quale sarà il suo futuro, minacciato dai parenti delle vittime? Da qualunque punto di osservazione, il caso in questione pone drammatici interrogativi che Salvini e i suoi seguaci contribuiscono a rendere di ardua risposta.

 

Nella foto il luogo in cui sono stati uccisi i rapinatori

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