LA GUERRA DEI DERIVATI E IL SEGRETO DI STATO IMPOSTO DAL GOVERNO RENZI. CHI PAGA I BUCHI MILIARDARI?

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Prendi i soldi e scappa. Poi cerchi di oscurare la notizia, fai in modo che tutto resti “per legge” nascosto, se qualcuno protesta lo mandi caso mai sotto processo e se i cittadini sbraitano li spedisci in galera come succede con i no Tav. Siamo in una repubblica della banane centro-sudamericana o dove?

A quanto pare siamo certamente alla frutta, con un esecutivo che promette efficienza & trasparenza e garantisce solo impunità a chi deruba i cittadini-risparmiatori. Se c’era bisogno della prova del 9, Renzi in persona l’ha appena fornita, apponendo – udite udite – il segreto di Stato sui derivati, ossia la rapina del secolo messa a segno, a partire dagli anni ’90, dalle banche a spese della collettività, e per garantire i loro illeciti “ingrassi”. Il segreto di Stato – lo insegnano ormai anche ai bimbi delle elementari – può essere invocato da un governo in casi ‘estremi’, ad esempio in occasioni di conflitti internazionali. Negli ultimi anni era stato chiesto e applicato – in modo anche lì illegale – a proposito del clamoroso caso Abu Omar, un rapimento ammantato dalla ragion di stato. E peggio ancora nei dossieraggi – per cinque anni, dal 2001 al 2005 – a carico di magistrati e giornalisti accusati di ordire un complotto anti Berlusconi: ma il numero uno del Sismi, Nicolò Pollari, e il suo fido collaboratore Pio Pompa, sono stati appena assolti dal tribunale penale di Perugia, proprio perchè hanno invocato il “segreto di Stato” (va avanti l’azione civile degli spiati, evidentemente, danneggiati nella loro privacy e non solo).

Incredibile ma vero, il governo Renzi ha pensato bene di nascondere la patata bollente dei derivati – un vero crac di Stato, una bancarotta dalle dimensioni stratosferiche, già pari a 17 miliardi di euro nel solo quadriennio 2011-2014 e la possibilità di lievitare fino a 42, una bella tassa da 1000 euro per ogni italiano – sotto il tappeto. Ossia invocando nientemeno che il “Segreto di Stato”. Ecco cosa ha appena messo nero su bianco la Commissione d’accesso agli atti, a proposito della possibilità e soprattutto del diritto, non solo da parte dei cittadini, ma degli stessi parlamentari, di conoscere quei “contratti” stipulati dal Tesoro con le 21 sorelle dei credito: “i titolari del diritto sono i soli soggetti privati portatori di un interesse qualificato e differenziato ad accedere a documenti amministrativi”.

Perchè questo blitz dell’esecutivo Renzi? Subito spiegato. Una settimana prima 90 tra senatori e deputati 5 Stelle e il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, avevano consegnato nelle mani del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, un documentato esposto proprio per denunciare il bubbone derivati e l’assoluta mancanza di trasparenza, nonostante una precisa richiesta di “accesso agli atti” dello scorso febbraio. Le ipotesi di reato, avanzate dai grillini, sono di “sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato” e “Usurpazione del potere politico”, proprio in virtù del fatto – spiegano – che “il diniego ai rappresentanti di una delle principali forze politiche presenti in parlamento non fosse supportato dal vincolo del segreto di stato”.

Sul banco degli imputati, in prima fila, il ministro dell’Economia Carlo Padoan e il “direttore generale del debito pubblico”, Maria Cannata, la quale, fra l’altro, è stata la prima a negare l’accesso agli atti di dodici deputati 5Stelle della quinta e sesta commissione della Camera. E quale incredibile scusa avevano trovato, a luglio, Padoan e Cannata per evitare ogni possibile informazione & trasparenza? “La divulgazione di eventuali notizie – hanno sostenuto – creerebbe una turbolenza di mercato”. E hanno dato quindi “parere negativo alla divulgazione di dati contrattuali”. Disco verde, invece, per le banche nelle loro spericolate operazioni border line: a giugno scorso, del resto, i 21 istituti di credito avevano spedito “una raffica” di lettere al ministero dell’Economia, suggerendo addirittura la “formula magica” anti glasnost – ricostruisce Lannutti – poi recepita in toto dalla commissione di accesso.

La scorsa primavera, poi, un altro campanello d’allarme. Una denuncia dell’associazione “Wired” proprio sulla mancanza di trasparenza dei contratti sui derivati. Denuncia che deve essere discussa proprio ad ottobre davanti al Tar e che conteneva già un’avvisaglia e una quasi-profezia: “il governo – scrivevano il 7 agosto scorso – dovrebbe porre solo il segreto di Stato su questi documenti per poter motivare la segretezza sulla base del diritto”. Cosa che il governo, incredibilmente, ha appena fatto.

Del resto, uno dei cavalli di battaglia delle truppe renziane è stata sempre la massima trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione, che deve trasformarsi (sic) in una “casa di vetro”. E’ stato lo stesso premier ad annunciare in pompa magna “la rivoluzione nel rapporto cittadini-pubblica amministrazione, tale per cui – ecco il Verbo – il cittadino può quotidianamente verificare ogni gesto che compie il suo rappresentante”. Nel segno della conclamata trasparenza è stata varata appena il 4 agosto la riforma stessa della Pubblica amministrazione che all’articolo 7 dà espressa delega al governo in materia di diritto all’informazione da parte dei cittadini: una sorta di “Freedom of Information Act”, hanno suonato le grancasse renziane, già ben sperimentate con il tanto strombazzato Jobs Act.

Ancora. E’ stato il primo ministro in persona ad auspicare la fine di tutti i segreti di Stato, la caduta dei Muri di gomma su tante tragedie, la luce sui troppi buchi neri della nostra storia repubblicana. La fine di tutte le collusioni, le connivenze, le zone grigie. Ed è stato un suo braccio destro, il capo del DIS (Dipartimento Informazioni per la Sicurezza), Giampiero Massolo, ad annunciare il nuovo corso, “dalla parte dei cittadini, per una reale trasparenza”. Ecco cosa sostiene Massolo: “Le migliaia di documenti che da oggi ogni semplice cittadino potrà consultare contribuiranno a una ricostruzione più compiuta, a una conoscenza vera dei fatti e potranno dare forma a un processo di riconciliazione con il passato in grado di farci guardare, finalmente, al futuro”.

E adesso? Neanche fossimo entrati in guerra – ma con questi chiari di luna e l’annunciato impegno anti Isis tutto è ormai possibile – eccoci al Segreto di Stato salva banche, il salvagente ad hoc non per i risparmiatori che hanno sudato una vita, ma per i Bankster che hanno saccheggiato le nostre tasche e svaligiato le casse dello Stato. Cin cin.

 

 

Per approfondire:

DOSSIERAGGI ILLEGALI DEL SISMI. A PERUGIA PRESCRITTI POLLARI E POMPA. MA LE PARTI CIVILI CHIEDONO I DANNI

leggi

 

Le pagine sui derivati tratte dal libro ‘Bankster’

Pagine da BANKSTER-I derivati

 

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