UNICREDIT NELLA BUFERA, IL NUMERO DUE PALENZONA INDAGATO PER MAFIA. ECCO CHI E’ BIG BOSS FABRIZIO

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Terremoto nel mondo bancario. Il numero due del colosso Unicredit, Fabrizio Palenzona, è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze per “associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita”, insieme ad una decina di manager e colletti bianchi (tra i quali Roberto Mercuri, il suo braccio destro in ADR, la società che gestisce gli aeroporti di Roma, spesso e volentieri nell’occhio del ciclone).

Tutte prende il via da minuziose indagini del Ros dei carabinieri che su imput della Dda hanno passato ai raggi x conti correnti, posizioni finanziarie, esposizioni creditizie di una serie di società tra Pisa e il viareggino. Tanto per la memoria storica, Dda fiorentina e Ros hanno al loro attivo, fra le tante operazioni, quella sulle Cricche dei mega appalti pubblici, dal G8 ai 150 anni dell’Unità d’Italia, fino alla Tav e ad una sfilza d commesse dello stato, regolarmente truccate, per la gioia di imprese di copertura, vip della politica, faccendieri, spesso e volentieri con un tocco di mafia o di camorra, che dà sempre una marcia in più.

Torniamo alle indagini gigliate. Che trovano un punto cardine nelle verifiche su conti & imprese di un siciliano trapiantato da anni in Toscana, il mattonaro trapanese Andrea Bulgarella, raggio d’azione in particolare tra Firenze, Pisa e Lucca. Le sue sigle macinano soldi e lavori, ma accumulano allegramente anche debiti, una sessantina di milioni e passa. Ad erogarli generosamente, in gran parte, una banca di credito cooperativo, la Bcc di Cascina, in provincia di Pisa. Le cui disinvolte manovre finiscono per insospettire perfino un pachiderma come Bankitalia che in genere nulla vede e nulla sente, almeno fino a quando i buoi sono usciti tranquillamente dai recinti. Gli 007 di Ignazio Visco, a quanto pare, riscontrano delle “criticità gestionali” (sic) nell’operato dell’istituto cooperativo pisano.

Ma cosa succede a questo punto? Non arrivano magistrati e forze dell’ordine, ma gli amici di Unicredit, che pensano bene di erogare fiumi di liquidità per tamponare la falla. Alla faccia dei risparmiatori che faticano una vita e si vedono negare 2000 euro di prestito o un mutuo. Qui, invece, si parla di milioni, e tutto fila via liscio come l’olio, grazie ai buoni uffici di big Fabrizio Palenzona.

Adesso, però, la Dda si sta muovendo. Perquisizioni a Firenze, Roma, Palermo, Trapani, passati ai raggi x anche gli uffici del numero due di Unicredit. Le accuse sono pesantissime. Un 416 bis in piena regola, e la ciliegina di truffa e appropriazione indebita. Del resto, sul colletto-costruttore Bulgarelli pesano indagini da novanta, secondo le quali sarebbe collegato – anche se in via indiretta – nientemeno che col boss dei boss, il latitante numero uno di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Schermata 2015-10-08 alle 20.38.20Dal “Denaro” di Cosa nostra a quello dei santuari del credito il passo non è affatto lungo. E il numero due di Unicredit, nonché vertice di Mediobanca, e a capo di Adr, non è nuovo a scandali da novanta, pur se di minor peso specifico rispetto a questo, ma regolarmente ignorati e silenziati dai media. Quattro anni fa la Voce raccontò la storia dei crediti facili, facilissimi, a favore del gruppo “Aiazzone” che molti ricordano per le martellanti campagne pubblicitarie sulle vendite a prezzi da super saldi di mobili, cucine & C. Nel 2011 tutto finisce in crac, un buco da 20 milioni di euro e passa, 12 mila i consumatori truffati che dopo aver pagato non si vedono recapitare a casa neanche un’anta del mobile saldato in anticipo. Al centro dello scandalo, la sigla che ha in mano l’impero Aiazzone, facente capo ai fratelli calabresi Semeraro (Lorenzo e Renato), alla dinasty dei torinesi Borsano (i rampolli Giovanni e Margherita dell’ex numero uno del Torino Calcio finito in bancarotta, Gianmauro Borsano) nonché Giampiero Palenzona, fratello di big Fabrizio. Anche qui lo stesso gioco. Ci sono difficoltà finanziarie, servono liquidi per gettar fumo negli occhi della clientela e cosa succede? In galera qualcuno? No, interviene la croce rossa di Unicredit a portare i soldi con la pala: tanto, a garantire c’è il fratello del “capo”. Che fine avrà mai fatto, quella incredibile vicenda, nelle aule giudiziarie? Sono stati mai risarciti i consumatori beffati? Hanno mai passato “qualcosa” gli autori della truffa, e i fratelli Palenzona?

Schermata 2015-10-08 alle 20.32.36Un copione simile andò in scena, anni fa, in Piemonte, epicentro l’alessandrino, con un crac altrettanto annunciato e altrettanto gentilmente “appoggiato” dal sempre munifico Unicredit. Il caso Norman 95, sempre big Fabrizio in campo, una serie di faccendieri, una banca locale di “appoggio”. Un altro giallo, un altro buco finanziario che più rosso – per i cittadini – non si può. E “nero” per le nostre cronache giudiziarie. Per i tanti misteri che ciclicamente (ma a ondate sempre più ravvicinate) coinvolgono i nostri big del credito: da MontePaschi (tra il giallo David Rossi mai risolto e sempre “pendente” ai sempre annunciati aumenti di capitale tanto per tamponare le falle di un bastimento destinato ad affondare) ad Intesa San Paolo, approdando a Unicredit. Che oggi scrive una della pagine più vergognose.

A seguire pubblichiamo due brani tratti dal volume “Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall Street e piazza Affari”, scritto cinque anni fa dal presidente di Adusbef, Elio Lannutti (che oggi chiede con forza a Bankitalia di rimuovere Palenzona dalla sua poltrona dorata in Unicredit) in collaborazione con Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola. L’intero volume è scaricabile gratuitamente dal sito della Voce, ben visibile nella home page.

 

Nella foto di apertura, Fabrizio Palenzona

 

Leggi anche

Aiazzone – Il caso Palenzona – Voce delle Voci aprile 2011

leggi qui

 

e le pagine di Bankster (allegate in pdf)

Pagine da Bankster-1

Pagine da Bankster-2

 

 

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