Che bel Parlamento, madama Dorè…che bel parlamento

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Vantaggio evidente del renzismo, di una gestione partito-governo regale, cioè propria dei re d’un tempo, quando erano detentori assoluti del potere, è la frammentazione della minoranza Pd, depotenziata dai troppi “galli” che pretendono di cantare da solisti in un pollaio di dove temono di essere sloggiati. In altre parole, le timidezze che impediscono di condizionare il percorso di aggregazione al Pd di elementi spuri, estranei alla sinistra, sono in parte effetto del timore, comune all’intero Parlamento (o quasi), dell’incognita insita nell’imponderabile di nuove elezioni, del rischio di non essere rieletti di esponenti di partito professionisti della politica senza alternative alle prebende (vitalizi, pensioni) di deputati. Cartine di tornasole di questa analisi non mancano. Le minoranze del Pd accantonano, per incanto, le tesi portate avanti in opposizione alla linea renziana sulle riforme, e consentono alla Serracchiani, alla Boschi, alla Finocchiaro e a chiunque della maggioranza sia interpellato dai media, di sbandierare la “ritrovata compattezza del partito”. Ad alimentare fumate bianche del calumet della pace, ci pensa un campione di scaltrezza parlamentare, al secolo Verdini che, emarginato dai vertici di Forza Italia, sbatte la porta e si trascina dietro una pattuglia di esuli scontenti, si mette in proprio, vota in sintonia con la maggioranza del Pd e lascia intendere di essere l’alternativa ai dissidenti del Nazareno, ai Bersani, Fassina, Civati, al manipolo di Sel, ai franchi tiratori che si annidano in Forza Italia, spaventati più di ogni altro dalla prospettiva di tornare alle urne. L’ignobile gazzarra che ha visto piovere sul settore 5Stelle ingiurie e gestacci dai banchi di Ala (i verdiniani) per tornare al mittente con pari volgarità, si è conclusa con la blanda, assolutoria sentenza del giurì presieduto da Grasso, presidente del Senato. Ha decretato la sospensione, per l’inezia di cinque giorni, degli autori di gesti osceni indirizzati ad esponenti femminili del grillismo. Alcuni sgamati commentatori della vita parlamentare sospettano che la clemenza della condanna sia la ricompensa per i voti di Verdini, che aiuta il Pd a portare a casa le leggi costituzionali. L’imprimatur del sodalizio strisciante di parte del Pd con Ala, è nelle parole di Renzi che commenta “Verdini? Non è il mostro di Lochness”. Vuoi vedere che il compromesso storico tentato da Moro e Berlinguer sta per riuscire a Renzi e al suo ipotizzato Partito della Nazione che imbarcherebbe chiunque ci sta?

 

nella foto, da sinistra, Lucio Barani, Denis Verdini e Vincenzo D’Anna

 

 

Furbi che non pagano

Nella polemica sull’obbligatorietà di pagare il canone Rai, evaso dai due terzi degli italiani, è latitante il dato comparativo tra le offerte diversificate di radio e televisione pubblica e i prodotti delle Tv commerciali che investono molto in format per utenti senza ambizioni culturali e puntano quasi tutto sulla programmazione a misura di massaie, nei pomeriggi con fiction d’importazione e talk show ispirati dal gossip, studi animati da processi con tanto di giudice, Pm e avvocati difensori, giuria, sentenze extra tribunale. Altro terminale privilegiato è l’esercito di appassionati di calcio. Siamo investiti da orge di partite di tutto il mondo, di tennis, automobilismo, atletica, ciclismo. Non risultano “Lettere al direttore” di protesta, o appelli alle associazioni di consumatori, contro l’onere di molte centinaia di euro all’anno imposto dai network della Tv privata, mentre è costante la ribellione contro i cento e tredici euro del canone Rai (pochi centesimi al giorno): giuste le critiche alla programmazione, indiscutibili per alcune scelte di basso livello, ingiustificate se rivolte alla produzione di qualità (approfondimenti, documentari, informazione capillare grazie alle onerose redazioni regionali, rubriche storiche, ambientaliste, d’arte). È in corso la discussione sul progetto di fatturare il canone associandolo alla bolletta della luce, che consentirebbe di contrastare la furbizia degli inadempienti. La contestazione non polemizza sull’importo, che infatti sarebbe ridimensionato (cento euro), ma su alcuni aspetti controversi, uno per tutti il problema di italiani che non possiedono il televisore e pertanto dovrebbero essere esentati dal pagamenti, ma anche i dubbi di chi possiede più case che senza emendamenti al dispositivo di prelevo pagherebbero due volte il canone, con ciascuna bolletta dell’elettricità.

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