RC AUTO: I PADRONCINI DELLE FERRIERE CONTINUANO A DIFENDERE I LORO LAUTI AFFARI

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I veri  esperti di populismo e demagogia, che si ritengono i nuovi padroncini delle ferriere come Mario Greco, Ceo di Generali, continuano a difendere i loro lauti affari, sulla pelle dei consumatori vessati e sbeffeggiati, negando l’evidenza dei fatti nel simulacro del mercato protetto, come la Rc auto obbligatoria, le cui tariffe stellari, tra le più elevate d’Europa, non risultano evidenziate soltanto dai monitoraggi delle cattive associazioni dei consumatori, ma anche dall’indagine Antitrust.

Questi signori assicuratori, adusi a far approvare dai governi di turno sotto diretta dettatura norme legislative adatte alle loro convenienze, accampano da decenni le più disparate teorie, vuoi  sulla frequente incidentalità, sull’alto costo dei sinistri, sul colpo di frusta, oggi sulla ‘Casco’, per cercare di giustificare, con il concorso diretto delle comprensive autorità vigilanti, le loro politiche di saccheggio a danno di milioni di assicurati costretti a pagare tariffe proibitive.

Le voraci assicurazioni hanno sempre fatto utili con un aumento delle tariffe ed una riduzione dei risarcimenti promossi con l’aiuto dei governi, come il Monti-Passera, che già ad inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un “accertamento clinico strumentale obiettivo”, offrendo ai medici legali delle compagnie l’arbitrio di non riconoscere mai i piccoli danni tipo il “colpo di frusta”, ed all’ assicurato l’ unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli, col  risultato che la spesa per quel capitolo di microlesioni è stato ridotte da 2,7 miliardi ad 1 miliardo di euro l’anno.

Dalla liberalizzazione di metà anni Novanta i sinistri sono diminuiti del 40%, mentre i costi per l’utente – come provato da una ricerca Adusbef-Federconsumatori – aumentavano del 245% (da 391 a 1.350 euro), con oltre il 10 % del parco auto circolante (circa 3,9 milioni di utenti) che non ha l’assicurazione perché non può permettersi di pagare tariffe stellari alle avide ed inefficienti compagnie, i cui interessi sono stati sempre sostenuti prima dall’Isvap, oggi dall’Ivass-Bankitalia.

Se secondo i dati della stessa Ania, l’indice dei sinistri è calato dal 15% di vent’anni fa al 6,3%, per quale ragione continuiamo a pagare tariffe sempre più care e le più alte d’Europa?  Spiega l’Antitrust, una delle poche Autorità non colluse con i vigilati: “Il settore della Rc Auto in Italia è un mercato con debole tensione competitiva”, in cui “le inefficienze vengono trasferite sui premi, con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere”. E infatti, laddove in Francia una quarantina di compagnie si contendono i clienti, in Italia i primi tre gruppi – Unipol/Fon-Sai, Allianz e Generali – si dividono oltre i 2/3 del mercato.

“All’estero – ha detto Greco – l’assicurazione prevalente è la Casco, ed è tipicamente cara perché comprende tutto, in Italia non si fa, si fa la sola Rc auto, quindi si vanno a paragonare situazioni diverse”. “Poi – ha precisato – come si discute da molti anni, il costo delle assicurazioni è legato a quello dei sinistri che non sono i meno cari, quindi è un discorso complesso. E’ facile fare populismo e demagogia”.

Adusbef e Federconsumatori, che hanno sempre denunciato con il ‘caro tariffe Rc Auto’, la mancanza di prevenzione nel ricco business dei sinistri, nel respingere al mittente le accuse di populismo e demagogia, sono favorevoli alla digitalizzazione del tagliando assicurativo rilevato con il controllo a distanza delle targhe per sconfiggere l’evasione assicurativa, misura concreta da noi stessi invocata che non darà più alibi agli assicuratori di giustificare il caro Rc Auto, che   comprensivo dei rischi diversi, arriva a costare in Italia anche  il 5% del reddito medio netto annuo di 20.000 euro, contro il 2,5% massimo degli altri paesi europei come Francia, Spagna, Inghilterra e Germania.

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