NUOVE NORME SUGLI APPALTI E LE GRANDI OPERE / LE PROMESSE TAROCCATE DEL GOVERNO

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Appalti, finalmente si svolta? Dopo anni di sperperi, furti, corruzioni e tutto quanto fa assalto alla diligenza zeppa di danari pubblici, è stato appena approvato dal Senato un emendamento al Codice degli appalti, e ora ha inizio l’iter verso la Camera. Riusciranno i nostri eroi a far ciò che nessun esecutivo ha mai portato a termine (se non a parole, o facendo finta di farlo o peggiorando le cose) né nella prima né tantomeno nella seconda repubblica?

Staremo a vedere. Intanto, l’esordio non è dei migliori. Semplice: l’emendamento miracolo non fa altro che annullare i supporti della Legge Obiettivo targata Berlusconi 2001. “I risultati – commentano nella maggioranza – da allora sono stati pessimi. In quasi 15 anni non è stato realizzato nemmeno un quinto delle opere previste e i costi solo saliti del 120 per cento, con un numero esorbitante di stazioni appaltanti”. “Comunque – viene aggiunto – adesso limitiamo il ricorso al massimo ribasso, ripristiniamo il criterio dell’offerta aggiudicata sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo e conteniamo il fenomeno delle variati, ammesse solo se motivate e giustificate da condizioni impreviste e imprevedibili”. “Si torna alla centralità del progetto e alle procedure ordinarie per le grandi opere”, gongola il viceministro per le Infrastrutture, il socialista Riccardo Nencini.

Ma siamo poi sicuri che prima della Legge Obiettivo le cose andavano poi meglio? Che tornare semplicemente “indietro” senza prevedere una efficace normativa ad hoc sia il toccasana di tutte le “formule criminogene”, come Raffaele Cantone definisce quelle che derivano dal “general contractor” previsto nella normativa berlusconiana?

Niente di tutto questo, purtroppo. Perchè la figura del generale contractor e, peggio ancora, del “concessionario” in grado di dirigere tutta la giungla di appalti e subappalti, esistevano ben prima della Legge Obiettivo. E hanno storicamente caratterizzato l’universo delle opere pubbliche, almeno dal terremoto 1980 in poi. Ben compresi appalti arcimiliardari come la terza corsia Napoli-Roma e i pozzi senza fondo della Salerno-Reggio Calabria e, soprattutto, dell’Alta Velocità. “E’ impossibile dimenticare – ricordano ancora al ministero dell’Economia – le infinite varianti in corso d’opera, le stratosferiche revisioni prezzi, la sfilza di sorprese geologiche che sono piovute dal cielo nella ricostruzione post terremoto, tali da far lievitare a dismisura i costi. Ma anche in tutte le opere pubbliche da allora in poi: emblematico il caso dei Regi Lagni, tra l’area nord di Napoli e il casertano, arrivata a botte di variati a decuplicare i costi iniziali, o di tante infrastrutture idriche passate da 1 a 5”.

“Alla legge obiettivo – fanno rilevare ancora nella maggioranza di governo – mancava anche la capacità di selezionare i progetti. Il Cipe agiva come una sorta di ‘sportello’ di decisioni prese in sede politica”. Non è così. Perchè la prassi del Cipe erogatore di fondi allegri venne inaugurata in piena prima repubblica, negli anni che hanno preceduto Tangentopoli: e ricordate chi presiedeva l’allora strategica commissione Bilancio della Camera, da tutti conosciuta come “Commissione Sportello”? Paolo Cirino Pomicino, ‘O ministro. E tale attivismo finanziario non potè, allora, che essere premiato con la promozione (dopo una parentesi alla Funzione pubblica) come titolare del Bilancio.

 

nella foto Riccardo Nencini

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