Tasse? Uguali per tutti

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Corbyn, l’uomo nuovo della sinistra inglese, Tsipras, (ex) comunista greco?, Varoufakis, suo connazionale ed economista rivoluzionario, i nostri Vendola, Civati, Fassina, l’Iglesias dei “podemos spagnoli? Sono da considerare dilettanti se misurati nei rispettivi percorsi sulla corsia di sinistra della politica europea con la strada maestra su cui marcia spedito papa Francesco per cancellare privilegi, poteri temporali impropri del clero, leggi e norme di un autoritarismo incompatibile con il dettato del cristianesimo, commistioni tollerate per secoli tra missione religiosa e affari e degenerazioni, per tutte la pedofilia. Mancava un tassello al mosaico “rivoluzionario” di Bergoglio e arriva puntuale con l’ultima esternazione. Il mondo laico ha denunciato a lungo, inutilmente, la discriminante che ha consentito ai preti di svolgere attività esentasse a scopo di lucro, prima fra tutte quella di albergatori, mancati contribuenti del fisco nella voce immobili commerciali. Francesco, a proposito degli ottocento milioni di tributi non pagati dalla Chiesa: giusto trarre profitto dal settore dell’ospitalità a pagamento, ma egualmente giusto pagare le imposte relative. Il trucco per evadere è consistito finora nell’evitare di denunciare l’attività alberghiera come tale. Per non farsi mancare nulla dal punto di vista di papa innovatore a sinistra, papa Francesco ha definito accettabili le intenzioni di conventi oramai vuoti di trasformarli in alberghi per far quadrare i bilanci, a patto che paghino le tasse come tutti gli imprenditori di settore. Sarebbe utile, solo per fare un esempio, sapere se sono contribuenti del fisco le suore brigidine che a Napoli hanno preso possesso del convento dei Camaldoli, senza più monaci, e lo hanno trasformato in ristorante e alloggi per chi aspira a estraniarsi dal caos della vita moderna per “ritiri spirituali”.

C’è di più. Bergoglio invita i servi di Dio ad accogliere le famiglie di migranti, prima ancora che pensare al profitto. L’andazzo dell’evasione è complicato dalla complessità di norme che regolano il settore ma specialmente dalla malafede di chi gestisce strutture religiose spacciandole per luoghi di accoglienza senza scopo di lucro. La presa di posizione del pontefice agevola insomma lo Stato italiano che non ha più alibi nell’esentare la Chiesa dai suoi doveri di contribuente, per considerarla alla pari dell’imprenditoria laica. Insomma, manca solo che sulla cupola di San Pietro svetti un vessillo rosso e non in riferimento al colore porpora cardinalizio. In tema di Chiesa esentasse, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha preso in considerazione il ricorso dei radicali contro la legge del governo Berlusconi a vantaggio di enti religiosi che prevedeva uno sconto del cento per cento sugli importi dell’ICI e del cinquanta per cento sulle tasse dovute per i redditi ricavati da alberghi, cliniche e scuole gestite dal clero. Di indecente, se osservata da legittimata angolazione laica, c’è la spudoratezza di gestori religiosi che hanno truffato lo Stato italiano a dispetto di un’evidenza, visibile a tutti, evidentemente tranne che al fisco. I luoghi di accoglienza sottratti alle imposte non di rado si presentano come hotel di lusso, con piscina annessa, centri di bellezza e ogni comfort offerto da alberghi a cinque stelle. A Roma un’indagine del partito radicale ne segnala più di uno e un capitolo a parte merita l’esenzione di cui godono scuole paritarie gestite da religiosi, con rette a costi più alti e profitti adeguati, rispetto a quelle pubbliche. Domanda: ci voleva un papa di sinistra per cancellare i privilegi ingiustificati concessi dalla cinghia di trasmissione dei partiti cattolici, Dc in testa, con le gerarchie ecclesiastiche?

 

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