Pezzi d’Europa con la guida a sinistra

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L’Europa prova seriamente a parlare (a proporre?) la lingua della sinistra, messa a tacere dal fenomeno liberal-destrorso della globalizzazione, innestato su nuove forme di colonialismo in danno, non solo, del terzo e quarto mondo, depredati delle risorse naturali. Succede in Spagna dove nasce e prende corpo “Podemos”, che sondaggi attendibili ritengono prima formazione politica dei nostri dirimpettai nel Mediterraneo. Succede in Grecia con i comunisti di Syriza, del suo leader Tsipras (costretto dalla “troika” dell’Europa muscolare a tradire alcuni punti estremi del programma di governo anti euro) e di Yanis Varoufakis, irriducibile teorico dell’intransigenza nei confronti dei diktat di Germania & Co. Succede, finora in pectore, nell’Inghilterra, culla della tradizione liberal, della Tatcher e di Cameron, con lo straripante plebiscito di consensi che fanno di Jeremy Corbyn un leader labour forte, intenzionato a cancellare quanto di antidemocratico è nella politica del governo conservatore.

Succede in Italia? E’ da vedere. Per il momento navigano senza bussola pezzi della sinistra che si coagulano nel comune obiettivo di mandare a casa Renzi e di provare a ricostruire una realtà che la maggioranza del Pd sta sistematicamente sgretolando. Civati, Fassina e compagni si sono tirati fuori dal partito e soprattutto dal progetto, per il momento approssimativo, di un Partito della Nazione con tutti, o quasi, dentro, di una riscrittura (in bella o brutta copia?) del sodalizio Dc-Psi che accolse pezzi sparsi di politiche d’ogni segno. Vendola (Sel), Landini (Fiom), forse Bersani, la Camusso (CGIL), devono fare i conti con àncore di appartenenza a segmenti della politica preoccupati di conservare visibilità, seggi in Parlamento e consensi elettorali. Grillo e il suo universo pentastellato alternano propositi da sinistra radicale (reddito di cittadinanza) a passi del gambero su temi della sinistra (emigrazione). Di più, manca in Italia il cemento che ha edificato la struttura di un vistoso successo comunista in Grecia, dove l’esasperazione del popolo, ridotto alla fame, è sonoramente deflagrata. Non c’è in Italia un movimento socialmente forte e agguerrito qual è “Podemos” che nasce dall’uragano sociale degli “Indignados” di dove parte Pablo Iglesias, il suo battagliero leader, che analizza e contesta il boom della Spagna nel dopo Franco, cancellato da una crisi economica profonda. “Podemos” si consolida con la denuncia della corruzione che ha coinvolto moderati e socialisti e si impone, con consensi da primato, come antagonista dei poteri forti dell’Europa, responsabili del disagio crescente delle giovani generazioni e delle nuove povertà. Di più ardua interpretazione è il fenomeno Corby. Una delle possibili motivazioni di una in parte inattesa e prorompente leadership è la promessa d’indipendenza dall’Unione europea, avvalorata dalla constatazione dei vantaggi acquisiti rifiutando di mandare in pensione la sterlina a favore dell’euro.

In Italia l’antieuropeismo è nelle mani rozze della Lega e di eredi non più che velleitari della destra di Almirante. Resta l’incognita dei 5Stelle, ostili alla monomania della Merkel in tema di austerità e tentati di sperimentare l’effetto del ritorno alla lira sull’economia italiana. Renzi tira dritto: la fiducia nell’esito delle prossime votazioni in Parlamento non è solo spocchia da temporaneo vincitore (segreteria Pd e presidenza del consiglio). La sua tranquillità, a tratti sprezzante, è favorita dalla consapevolezza di poter contare su nucleo consistente di parlamentari che non hanno ancora alle spalle il tempo richiesto per ottenere la pensione di deputati e di molti altri che aborriscono l’ipotesi di elezioni anticipate nel timore di non essere rieletti. Squallore tutto italiano? Non è da escludere.

 

Nella foto Jeremy Corbyn, leader dei laburisti inglesi

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