Eureka, ecco l”Homo Naledi”

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Il mistero della vita, dell’Universo, del “pronti via” cosmico, è racchiuso in una riflessione laica, in contrasto con la lettura cattolica che, per dogma, attribuisce al Padre Eterno l’origine nostra e di quanto non ci è noto, intuito sommariamente dalle osservazioni degli astrologi, modestamente ferme alla constatazione che siamo parte infinitesimale di un tutto senza fine: la saggia umiltà del razionalismo accetta l’imperscrutabilità del mistero e non si arrovella per formulare ipotesi senza via d’uscita. Nel piccolo di una ricerca permanente sull’evoluzione della specie umana il tentativo della scienza è di risalire sempre più indietro nei millenni, agevolato dal ritrovamento di predecessori dell’uomo scimmia. Di qui l’enfasi per il l’eccezionale scoperta nelle grotte di Rising Star, a non molti chilometri da Johannesburg in Sud Africa, dove il tempo ha custodito millecinquecento ossa di quindici ultra antenati dell’uomo. Le prime ricostruzioni dei paleontologi non sono in grado di datare i resti ma gli esperti si dicono certi di essere vicini a una svolta epocale nel perfezionare le conoscenze sull’evoluzione umana. Sono attribuite all’“homo naledi”, “stella” nel dialetto locale, le ossa dei nostri avi rinvenute nelle grotte di Rising Star. Si tratterebbe di soggetti di bassa statura, di circa un metro e cinquanta, con un cervello lontano dalle dimensioni attuali (grande quanto un’arancia) in parte somiglianti all’australopiteco, che si fa risalire a quattro milioni di anni fa. Al momento non è sciolto il nodo della collocazione storica dell’ “homo naledi” (due, tre milioni di anni) e c’è perfino chi ipotizza che sia vissuto nel nostro tempo, al di fuori della visibilità, in luoghi inaccessibili. Anche in questo caso, l’obiettivo della scienza di risalire al quid che ha generato il percorso umano sulla Terra è lodevole, ma velleitario, confinato dai pragmatisti nel capitolo dei misteri destinati a rimanere tali.

 

Cucchi, forse la verità

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

Sempre meno occulta la verità sulla morte di Stefano Cucchi, che a giudicare dalle immagini impressionanti del volto tumefatto, si ritiene sia stato selvaggiamente picchiato al momento dell’arresto. Le indagini sul caso, che la famiglia di Cucchi tiene tenacemente in vita contro i tentativi di insabbiare le responsabilità delle forze dell’ordine, sono a una svolta forse decisiva con l’iscrizione nel registro degli indagati, per falsa testimonianza, di un maresciallo dei carabinieri e di altri due dell’arma per lesioni colpose. In un primo tempo la responsabilità delle violenze sul giovane Cucchi avevano coinvolto i medici del Pertini e la polizia penitenziaria, tutti assolti in appello. Un esposto della famiglia Cucchi ha convinto il Pm che indaga ad accertare il ruolo svolto dai militari.
Il legale della famiglia e la sorella del giovane che si batte da anni per l’accertamento della verità sulla morte di Stefano commentano con legittima soddisfazione la notizia, da confermare, dei tre carabinieri indagati.

 

Il ponte sullo Stretto: non era un’idea sepolta nell’oblio?

Sembrava morta e sepolta la follia del ponte sullo stretto di Messina, contestato in quanto opera dai costi stratosferici, minacciata di infiltrazioni mafiose nella fase di costruzione e ritenuta secondaria rispetto alla priorità delle ferrovie interne della Sicilia, da terzo mondo. L’idea di costruirlo riappare d’incanto per bocca di Alfano, leader Ncd che annuncia una proposta di legge per dar vita all’operazione. Il ministro dell’Interno si dice consapevole dell’ostilità alla realizzazione della sinistra, ma non sembra che il possibile ostacolo lo scoraggi. Anzi, aggiunge, come ho neutralizzato l’opposizione alla riforma dell’articolo 18 così avverrà anche per il ponte sullo stretto. La spavalderia di Alfano sembra nascere dalla consapevolezza dei problemi interni al Pd che rendono il Ncd essenziale per le votazioni in Parlamento e quest’ultima questione del ponte si propone come una cartina di tornasole per capire se Renzi è sotto ricatto del Nuovo Centro destra. Per rivendicare la fisionomia di destra del suo partito Alfano si schiera con un “no” senza possibili ripensamenti sul decreto legge relativo alle unioni civili, sostenuto con convinzione dal ministro Pd Boschi. Il destrismo di Ncd è però contestato dalla destra integralista di Fratelli d’Italia che minaccia: “Se il partito del ministro dell’Interno non cambia ci vedremo in tribunale”. E’ un Paese normale l’Italia?

 

 

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