ECOREATI / DOPO 8 ANNI DI RINVII, “FORSE” A SALERNO l’11 NOVEMBRE PARTE IL PROCESSO CHERNOBYL

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Varata la nuova normativa sugli ecoreati? Un colpo decisivo a chi fa affari sulla pelle delle gente avvelenando terre, campagne, fiumi e laghi? Trovato subito l’inganno. O meglio, come aggirare quella legge. Come far in modo di annullarne ogni possibile effetto dissuasivo per camorristi, faccendieri, politici & C: che dei rifiuti tossici hanno sempre fatto – e continuano a farne – un business.

Nel silenzio assordante dei media, l’ultima lezione arriva dal processo Chernobyl, partenza prevista per fine 2007, quando era terminato un biennio di intensissime indagini giudiziarie. E adesso? Siamo ancora in attesa della prima udienza, dopo un cambio di sede, ben 4 false partenze e una prescrizione sempre più vicina, fissata, come una mannaia, per il 2019 per i vari reati contestati, ossia disastro ambientale, falso, truffa aggravata ai danni di enti pubblici, traffico illecito di rifiuti speciali, danneggiamento aggravato, gestione illecita di rifiuti inquinanti dispersi nell’ambiente.

Commentano alcuni ambientalisti: “il copione ricorda molto quello dell’inchiesta e poi del processo Cassiopea, che a sua volta ricalcava gli scenari di Adelphi. Indagini chiuse nel 2001, il processo da Napoli si sposta a Santa Maria Capua Vetere, poi tutto si estingue nel 2013, dopo mille rinvii. Un balletto indecente, come rischia concretamente di diventare Chernobyl: da Santa Maria si passa a Salerno, anni di attesa, poi il via un anno e mezzo fa e adesso ancora niente, siamo al quarto rinvio sempre per vizi formali, manca ogni volta una notifica. E’ il modo per ammazzare quel poco di giustizia che resta”.

E pensare che cifre & fatti sotto i riflettori (sic) sono da brivido. Circa 1 milione di tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente (compresi, per dirne solo alcuni, rifiuti ospedalieri, fanghi dei depuratori di mezza Campania e perfino i super tossici liquidi delle fosse settiche delle navi del porto di Napoli) in tutta la Campania, e anche in Puglia, soprattutto nel foggiano. Traffici allegri che hanno prodotto profitti altrettanto illeciti per 50 milioni di euro. Così oggi sottolineano i pm salernitani (Rocco Alfano, Mariacarmela Polito e Giancarlo Russo) a proposito degli imputati: “tutti contribuendo a determinare un disastro doloso ambientale cagionato dalle condotte criminose dei componenti dell’organizzazione criminale, i quali partecipando al sodalizio criminoso in modo continuativo e permanente ed apportando il proprio materiale contributo, cagionavano dolosamente un disastro ambientale a causa dello spandimento ed illegittimo smaltimento dei rifiuti”.

Non meno duro il pm Donato Ceglie, che ha messo in piedi l’inchiesta accumulando una enorme documentazione e nel 2009, in un’audizione alla commissione parlamentare sul ciclo criminale dei rifiuti, ha sottolineato: “le attuali bombe ecologiche richiedono un intervento urgente, perchè è in pericolo la salute umana. Alcune indagini epidemiologiche dell’istituto Monaldi di Napoli, del marzo 2007, richiamate anche nella nostra relazione, ci dicono che sono in terribile aumento forme tumorali specifiche, in queste aree contaminate da questo tipo di rifiuti”. Otto anni fa. E poi, c’è tutto il capitolo della Terra dei Fuochi…

Altrettanto assordante il silenzio politico sui clamorosi ritardi in un processo che invece dovrebbe dimostrare il diverso atteggiamento delle “istituzioni”. Solo il grillino Angelo Tofalo denuncia l’incredibile catena di rinvii: “E cosa accade oggi? L’ennesimo rinvio al 12 giugno perchè ancora una volta le notifiche sono state fatte male. Continueremo a monitorare la cosa e ad essere vigili affinchè questa vicenda non cada nel dimenticatoio”. E il 12 giugno, immancabile, l’ennesima beffa, si passa all’11 novembre: affinchè prescrizione arrivi.

Attenzione alle date. L’inchiesta termina a metà 2007, e vede coinvolti (38 i rinviati a giudizio) svariate società della “monnezza”, con alcune star storiche del settore (la partenopea Ecologia Agizza, la Naturambiente del gruppo Gallo, la Sorieco di Castelnuovo di Conza, l’avellinese De Vizia Transfer) e svariati politici, soprattutto mastelliani doc (uno degli epicentri “decisionali” per le strategie tossiche è proprio Ceppaloni, dove ha sede la Fra.ma. della famiglia Tranfa). E proprio in quei mesi scoppia la guerra scatenata dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, da un lato contro il pm di Catanzaro Luigi de Magistris (oggi sindaco di Napoli) di cui chiede ad horas il trasferimento, e dall’altro contro la procura di Santa Maria Capua Vetere che mette sotto inchiesta la consorte, Sandrina Lonardo Mastella, a quel tempo presidente del consiglio regionale della Campania.

Sarà l’origine della crisi che farà cadere quel governo Prodi. Per fiondarci in un 2008 che comincia ad affondare l’Italia…

 

Per approfondire leggi l’inchiesta della Voce di settembre 2007

voce-inchiesta settembre 07pdf

 

 

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