STATE SERENI, NAPOLETANI, IN TRE MOSSE DIAMO SCACCO MATTO ALLA CAMORRA

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La guerra a Napoli. Bande, bombe, raffiche di mitra, kalashnikov, raid, sangue.

La terapia del ministro degli Interni Angelino Alfano. 50 uomini non qualunque, ma poliziotti e carabinieri. Per presidiare il territorio e controllare almeno tre quartieri: Sanità al centro, rione Traiano e Soccavo ad ovest. Tre città.

La diagnosi del prefetto di Napoli Gerarda Pantalone: “C’è un conflitto tra i clan, molto è dovuto alla mancanza di leader carismatici, ora è una lotta, oserei dire, tra piccole bande di giovani”. Due settimane fa Pantalone vedeva “il bicchiere mezzo pieno. Il territorio è controllato, c’è collaborazione tra forze dell’ordine e istituzioni”. Tutto ok.

Un’analisi del procuratore capo Giovanni Colangelo: “Le mamme della sanità dovrebbero fare di più”. E i padri?

L’ultima analisi del sindaco Luigi de Magistris: “Napoli non è come Baghdad e non è ostaggio di questi criminali. Se lo fosse non saremmo la città che è cresciuta maggiormente in termini turistici. Napoli è la città d’Europa che ha il più alto numero di giovani. I bambini sono la nostra gioia, non la paranza”. Viva la demografia.

L’ultima analisi del governatore della Campania Vincenzo De Luca: “La camorra c’è”. Ottimo, il primo passo. “Ma credo che siamo assolutamente in condizione di contrastare il fenomeno e sconfiggerlo”. Ottimo. “E’ chiaro che c’è un’evoluzione nell’organizzazione, ci sono presenze giovanili, bisogna capire meglio il fenomeno, ma abbiamo tutti gli strumenti per mettere in ginocchio la camorra”. Abbondante. Come i 50 uomini in più promessi da Alfano: “saranno pochi ma con questi chiari di luna è qualcosa, se li destinano ai luoghi del centro storico”, lasciando scoperta tutta la zona occidentale, oggi epicentro delle faide. E come le 53 telecamere, sempre per il centro storico, attese da un paio d’anni.

“State sereni, napoletani”, non c’è problema.

 

P.S. A proposito di arsenali partenopei. Ampio e ottimo reportage del Mattino, l’8 settembre. Titolo: “Al gran bazar dei Balcani. Una pistola vale 200 euro”. Un quarto di pagina è occupato da un’ inserzione pubblicitaria su una fiera che si tiene alla Mostra d’Oltremare. Titolo: “Il grande Bazar Orientale”. C’è chi ha pensato a qualche messaggio (neanche troppo) in codice, come per certa stampa monnezza che veicola i pizzini dei clan.

Ma qualcuno, al quotidiano di Caltagirone, dà una sbirciatina alle pagine prima di mandarle in stampa?

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