Casamonica superstar

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Brutta faccenda la libidine di alcuni personaggi televisivi, allenati da lunga militanza a cogliere la curiosità morbosa di telespettatori affezionati a programmi di intrattenimento che si sostituiscono agli organi inquirenti e alla magistratura per occuparsi di omicidi e persone scomparse, di retroscena sapidi della politica, di risse in diretta tra interlocutori predisposti all’intemperanza. Succede che l’indignazione universale per l’ignobile spettacolo dei funerali del boss Casamonica abbia un orgiastico riscontro mediatico, mentre avrebbe meritato un dignitoso silenzio, per dimenticare in fretta le responsabilità di chi lo ha consentito. L’incredibile è nella reazione dei Casamonica superstiti al clamore suscitato dai funerali, le dichiarazioni spavalde di legittimità dei parenti, la violenza contro i giornalisti impegnati a raccontare lo strapotere del clan. L’impensabile, e cioè lo “scoop” di invitare i parenti del boss a un programma Rai qual è “Porta a porta” di Bruno Vespa, è accaduto e ha confermato la prassi consueta del conduttore di proiettarsi su qualunque evento sia in grado di trasformarsi in mero ascolto. Il giornalista di lungo corso ha piena capacità d’uso del servizio pubblico, al punto di comparire in decine di spazi radiofonici e televisivi, ogni volta che vede la luce un suo libro. Questa volta le reazioni all’ospitalità offerta a figlia e nipote del boss Casamonica sono esplose in aperta e dura protesta, popolare sui social network e politica. Duri gli interventi di Marino, sindaco di Roma e del suo vice Marco Causi. Vergognoso e offensivo per chi lotta contro la mafia è il commento di esponenti del Pd. Grillo non usa perifrasi: “Rai, servizio pubblico paramafioso”. Fico (M5S) con un’interrogazione chiede immediati chiarimenti alla Rai. Per Orfini, presidente del Pd, è un grave errore offrire spazi televisivi ai Casamonica e Mirabelli, Pd nella commissione antimafia, ammonisce “i Casamonica sono mafiosi, non star televisive”. Un collega chiede perché è stato consentito a componenti del clan di presentarsi in trasmissione con il loro avvocato, portato ad atteggiamenti di assoluzione degli assistiti. Proteste e contestazioni anche dal Codacons che rappresenta il pubblico e dall’Usigrai, sindacato dei dipendenti Rai che chiedono a quale servizio pubblico si ispiri la Rai. La risposta di Vespa? Ha convocato una conferenza stampa.

Nella foto Bruno Vespa

 

Accoglienza e razzismo

Troppo ottimista o giustamente realista? La cancelliera tedesca Angela Merkel, dopo un esordio discutibile sui temi dell’emigrazione, sembra illuminata dai suoi esperti di economia e di previsione anagrafica. Devono averle dimostrato come l’accoglienza di migranti è un fattore positivo nei paesi socialmente proiettati verso un futuro di bassa natalità, perché porterà vantaggi con l’aumento del gettito fiscale dei lavoratori stranieri. Di qui la sorprendente dichiarazione di questi giorni che impegna la Germania ad accogliere mezzo milione di migranti all’anno “e forse più”. Chissà se la decisione della Germania contribuirà ad influenzare la disponibilità di regioni leghiste (Lombardia e Veneto) dichiaratamente ostili, per scelte razziste, all’ospitalità di profughi. Nessun dubbio sull’atteggiamento autarchico dell’Ungheria di Orban, premier magiaro che impone di accelerare la costruzione del muro lungo l’intero confine con la Serbia, minaccia di non consentire più nemmeno a un emigrante di attraversare il Paese e costringe alle dimissioni il suo ministro della Difesa, “colpevole” di tardare nella costruzione della barriera contro i profughi. C’è sempre un peggio: una donna (definita di destra), inviata da una televisione privata ungherese a riprendere le immagini dell’esodo dei migranti, probabilmente per rendere il filmato più choccante, non ha trovato di meglio che sgambettare e far cadere rovinosamente un profugo in fuga. Testimonianze dirette di questa “bravata” hanno convinto l’emittente televisiva a licenziare la dipendente. A proposito, la tipa in questione si chiama Petra Lazlo. E c’è ancora un peggio: nei terminal dei bus, al confine ungherese con la Serbia, è affisso un manifesto, per iniziativa del consiglio municipale controllato dall’antisemita della destra estrema Jobbik: paventa il pericolo di malattie contagiose, trasmesse dai profughi. E’ firmato anche da un rappresentante del governo di Budapest e raccomanda di non toccare abiti e altro appartenuti ai migranti. Mancano i monatti manzoniani addetti agli appestati, ma non è detto che Orban non pensi di arruolarne.

 

Storie di scuola e precari

La storia delle cattedre, finalmente ottenute da precari pluriennali, ha come drammatico corollario l’obbligo per molti docenti di vedersela assegnare in regioni distanti centinaia di chilometri dalla propria residenza. A lamentarsene sono soprattutto gli insegnanti del Sud, per i quali sono più numerosi i trasferimenti al Nord e la conferma è nella frequente scelta di proseguire almeno per l’anno scolastico appena iniziato nella vecchia sede, anche se in forma di precariato, nella speranza di disponibilità future più accessibili. Di un caso opposto è protagonista un docente emiliano che ha ricevuto l’incarico di insegnare a Salerno e ha accettato di buon grado, nonostante molti anni di insegnamento nella sua regione. Si chiama Simone Francia ed è sposato, ma le cronache non chiariscono se con figli. La cattedra, disponibile nella città campana, è di educazione musicale, materia che ha insegnato per tre anni in un comune a Nord di Modena. Meno fortunata e, meno male, titolare di rara normalità etica (nel senso di non essere privilegiata in quanto moglie di Renzi) è Agnese Landini che spera di ottenere un incarico, almeno a tempo determinato, come insegnante di italiano e aspetta paziente, insieme a un centinaio di precari che aspirano a entrare nell’organico di una scuola di Scandicci. La signora Renzi, con un passato di precarietà e chiamata sempre ad anno scolastico inoltrato, in sostituzione di professori di ruolo, si augura di poter iniziare a insegnare almeno una volta dall’inizio dell’anno. Agnese Landini non è tra i fortunati dei ruoli di fase A e B, fasce di assunzioni decise dal governo e a chi glielo chiede risponde che la prassi degli incarichi a tempo determinato è umiliante e penosa.

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