Se un’immagine può più di mille parole

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L’incredibile potere di un’immagine, più dirompente di mille parole è testimoniata dai reportage di grandi fotografi che sfidano la morte per documentare le atrocità della guerra. Le loro fotografie toccano la sensibilità collettiva dei fruitori e testimoniano specialmente l’atrocità di cui sono vittime della violenza guerrafondaia bambini, donne, anziani, il criminale cinismo di quanti imbracciano fucili e altre armi di distruzione contro civili inermi e incolpevoli. I bambini, appunto e la toccante rappresentazione fotografica di un uomo che raccoglie dalla sabbia il corpo di un bambino ucciso dal mare nel viaggio per la vita verso l’Europa. La scossa, generata dalla consapevolezza per troppo tempo sopita del dramma epocale che vive il mondo con l’esodo dai luoghi dove la guerra rende la vita impossibile, si ripercuote sulle coscienze personali e collettive e suscita l’emulazione di straordinari momenti di solidarietà. Il più recente si deve al premier della Finlandia Juha Sipila che offre la propria casa ai migranti a partire dal primo gennaio del prossimo anno. Il primo ministro ha precisato che la sua famiglia si è trasferita a Helsinki e ha lasciato l’abitazione precedente nel centro della Finlandia. Fatta mente locale all’indisponibilità di mezza Europa a farsi carico della tragedia che induce all’esodo e a rischio della vita milioni di profughi dei Paesi, come la Siria, dilaniati dalla guerra, sorprende il repentino pentimento e l’inedita gara di solidarietà che manifestano i Paesi fino all’altro ieri ostili all’accoglienza dei migranti.

Con l’odiosa eccezione che si deve a un volontario della Croce Rossa impegnato nell’accoglienza di profughi nel centro di Parma. In un messaggio, affidato al proprio profilo facebook, l’imbecille di turno ha scritto in chiave di annunci economici “AAA, vendo profughi in buono stato. Ne dispongo di 15 e alla mezzanotte do il via alle prenotazioni. I primi che risponderanno se li prenderanno. Esclusi perditempo e buonisti del cazzo”. Hanno preso le distanze la Croce Rossa e con scandalizzata determinazione il sindaco della città Pizzarotti. Resta l’ignominia di un mentecatto.

L’Ungheria del conservatore destrorso Viktor Orban prosegue nella determinazione a non accogliere le migliaia di migranti provenienti dalla Serbia e dichiara lo stato di emergenza. La risposta di alcune centinaia di migranti: forzato il blocco della polizia a Bickse, dove il governo voleva rinchiuderli, per registrarli, nel campo profughi che come altre centinaia hanno scelto di dirigersi verso l’Europa dell’accoglienza a piedi, lungo la strada ferrata. In uno slancio che, potrebbe apparire di solidarietà, l’Ungheria ha poi destinato cento autobus per accompagnare uomini, donne, bambini e disabili verso il confine con l’Austria. Cioè per liberarsene al più presto e per evitare pericoli alla rete ferroviaria. La marcia per raggiungere l’Austria è lunga duecentoquaranta chilometri e per fortuna c’è qualcuno che a titolo individuale allevia i disagi dei profughi con l’offerta di cibo e acqua. Anche la polizia ha portato alla colonna di disperati generi di prima necessità, rifiutati per protesta contro gli interventi repressivi subiti.

 

Salvini & C., every day

Gli esperti ritengono che l’immagine di Aylan Kurdi, il bambino trovato morto in una spiaggia della Turchia, abbia contribuito a dare il colpo di grazia alla Lega Nord e alla sua campagna contro l’emigrazione a cui addebita la presenza, mai dimostrata, di terroristi dell’Isis nei barconi provenienti dalla Libia, il privilegio di essere ospitata in alberghi a cinque stelle e altre invenzioni provocatorie. La contro campagna, ispirata dal principio dell’accoglienza, ricorda che le richieste di asilo all’Italia, fino al giugno del 2015, sono state circa 48mila contro le trecentomila e più della Germania e che i “famigerati” trentacinque euro al giorno non entrano nelle tasche dei profughi, come urla nelle piazze la Lega, ma sono il costo del loro mantenimento.

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