Povera Giulia, alle prese con il Servizio Pubico di Teheran, ma pronta per lo Strega

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Ricordate, qualche settimana fa, un bestiario sulla mano morta che imperversa in Francia? E i provvedimenti che stanno cercando di adottare per arginare l’immane flagello, altro che disoccupati e immigrati?

Bene, se Parigi piange, da Teheran arrivano disperate grida di aiuto. E provengono da una starlette del giornalismo nostrano, Giulia Innocenzi, la Santoro in gonnella che ha dato il meglio di sé, settimane fa, nella versione baby di Servizio Pubblico. Stanca dopo le fatiche, palliduccia come l’altro suo storico Vate, Luca Cordero di Montezemolo, con cui fondò il movimento che ha cambiato i destini del Paese (Italia Futura o qualcosa del genere), ha pensato bene di ricaricare pile e batterie tuffandosi nei mondi nuovi, nell’Iran liberato, tra arsenali atomici che spalancano le porte agli americani e burqua che man mano volano via. E per assaporare questi albori di libertà a pieni polmoni, l’innocente Giulia, in compagnia della collega Maddalena Oliva, ha pensato bene di fare un trip nella terra promessa.

Ed è così che il prossimo Pulitzer realizza il suo miglior servizio (privato e ora pubblico), postandolo, minuto per minuto, fotogramma per fotogramma, su Facebook. Da leggere tutto d’un fiato.

“I bazar sono molto affollati, diventano quindi il paradiso per chi ama palpare il fondoschiena. Un uomo comincia a seguirti e a un certo punto ti tocca il sedere, per poi disperdersi nella folla. Per la prima settimana ci è successo tutte le volte che abbiamo visitato un bazar. Non può essere quindi un caso”. Una settimana nei suk? Ci vai, ti palpeggiano e ci torni per altri sei giorni 6? Da ricovero.

Ma il racconto, incalzante, prosegue: “Prima una mano che ti sfiora la schiena. Ti giri e dietro di te c’è un uomo che ti guarda. Dopo 20 minuti, in metropolitana, ce lo troviamo dietro. A gesti, non fa segreto dei suoi desiderata: vuol andare a letto con una di noi due. All’inizio diciamo no diverse volte, poi proviamo a ignorarlo”. Interessante sarebbe capire così si è sviluppata la scena del diniego: alla Totò o come? Con segni, gridolini o cosa?

Siamo solo all’aperitivo, perchè il meglio deve succedere nientemeno che nella sacra atmosfera della più grande moschea dell’Iran, a Isfahan. Dove evidentemente aspettavano proprio loro, le nostre intrepide reporter sans frontieres. Stanche ma contente per la visita, decidono di sedersi all’ingresso per mangiare un po’ di frutta. Ed ecco materializzarsi il diavolo, sotto le mentite spoglie di un innocuo inserviente: “Passa l’inserviente che ci vede sedute lì, torna indietro e … voilà! Ci omaggia tirando fuori il pene dai pantaloni e passeggiando davanti a noi affichè possiamo vederlo. Il tutto a 5 metri dalla biglietteria”. Ma non avrà pensato, l’inserviente, di trovarsi ad una prova di “Servizio Pubico”?

Non è finita, l’atmosfera si fa pesante, stile Argento. C’è anche un inseguimento, con un ragazzo in motorino: “Si palesa alle nostre spalle e dal motorino afferra per il sedere una di noi. Poi si ferma davanti bloccando la via d’uscita e comincia a masturbarsi”.

Il commento finale della scrittrice di razza: “Una sensazione costante di valere meno e di essere vulnerabili a istinti primordiali”. Pronta per lo Strega.

 

Nella foto, scena dal viaggio in Iran di Giulia Innocenzi.

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